20 Ottobre 2020

Un caffè con Luigi ‘Bigio’ Cecchi – Le interviste di The Web Coffee

Alex Rossi, Margherita Giacovelli

Un caffè con Luigi ‘Bigio’ Cecchi

Se dovessi immaginare di prendere un caffé con Luigi “Bigio” Cecchi, lo ambienterei in una fredda serata d’inverno. L’Autore, come si presenta in una delle sue opere, sta guidando una partita del gioco di ruolo ispirato ad un’altra delle sue opere, “Drizzit”. Me lo immagino circondato da ragazzini entusiasti, mentre con il suo tabellone cela le mosse di Gianfranco Pizzibaldi, uno dei nemici che hanno più impressionato i lettori della raccolta di strip comics. Molto probabilmente mi ritroverei immerso tra quei ragazzi, entusiasta di vedere come Bigio riesca a destreggiarsi tra il gioco e la trama del suo fumetto, creando situazioni e storie sempre più complesse ed intricate da risolvere.
Un tiro di D20 con il massimo punteggio, e Gianfranco Pizzibaldi cade sotto i colpi mortali del mio incantatore. Dopo due ore entusiasmanti di gioco, Bigio potrebbe chiedere una pausa per prendere un caffé alla macchinetta, ed è esattamente lì che ambienterei la nostra conversazione.
Bigio è un autore che ha fatto dell’ironia il proprio marchio di fabbrica, ed è proprio questa la peculiarità che ha reso “Drizzit” un prodotto di punta nel calderone dei fumetti italiani di nuova generazione. L’opera è prodotta e pubblicata dalla Shockdom in serie, mentre l’autore si riserva di pubblicare ogni giorno, alle quattordici in punto, una striscia per i fan del web sulla relativa pagina facebook. Ma Bigio non è soltanto un autore di fumetti fantasy: ogni domenica, infatti, pubblica una tavola incentrata su sé stesso e sulla sua vita circondato dalle… muse! “The Autor”, questo è il nome dell’opera, nasce come serie settimanale per “Fumetti Crudi”, una collana underground di Shockdom. L’idea di partenza era quella di pubblicare uno spin-off settimanale di Drizzit, ma l’idea di Bigio di incentrarsi sull’Autore piuttosto che sull’opera si è rivelata vincente. Con il passare dei mesi, infatti, “The Autor” ha raccolto sempre maggior pubblico e consenso.
Ed è proprio in merito a questa serie che ho iniziato a dialogare con lui, accanto alla macchinetta del caffé di una fumetteria alla periferia di Roma.

Ti ho conosciuto grazie a “Drizzit”, ed ho adorato il modo in cui concludi comicamente ogni striscia, ma con “The Autor” hai intrapreso un percorso diverso, a tratti drammatico, con le storie di Talia e Melpomene. Come mai?

Col tempo The Author è divenuto un progetto a sé stante e molto più definito, e ciò ha richiesto anche degli approfondimenti che spiegassero meglio il mondo delle muse e il loro passato. In quei casi utilizzare la forma dell’episodio a singola pagina era decisamente limitante. Credo che i toni delle storie di Talia e Melpomene siano semplicemente adeguati a quello che raccontano. In pratica ho adattato il tono alla narrazione, anziché forzarla all’interno di uno schema rigido come faccio di solito, sia con gli episodi settimanali di The Author, che con le strisce giornaliere di Drizzit.

Quindi, pensi di sostituire le strisce giornaliere di “Drizzit” con “The Autor” una volta terminate le avventure dell’elfo scuro?

Calmo! Vorrei innanzitutto ricordarti che manca ancora una serie e mezza, che in termini di tempo di pubblicazioni fanno un’anno e sei mesi. Probabilmente, nonostante l’ultimo albo di Drizzit sia programmato per Lucca 2018, la pubblicazione proseguirà ancora per un po’ su Facebook. Anche col finire della serie, ci saranno diversi spin-off e altre cosucce che manterranno attiva la pagina per diverso altro tempo. Non frattempo, sono certo che i lettori che vorranno seguirmi su strade nuove avranno modo di farlo, perché anche in questo momento Drizzit non è che uno dei progetti su cui lavoro, quindi non resterò con le mani in mano.

 

Quindi hai già un’idea su cosa farai dopo la fine di Drizzit?

Ho in progetto diverse cose, ma finché non avrò portato a termine Drizzit e The Author (sì, anche questo finirà), il tempo che ho per dedicarmi ad altro è poco, ed è inutile parlare di cose che concretamente sono ancora in una fase del tutto embrionale. Posso invece rassicurare i lettori di “M”, il fumetto che sceneggio per i disegni di Manu e i colori di Albo: il terzo e ultimo volume uscirà, nonostante i ritardi immani che abbiamo accumulato (per colpa di quel pelandrone di Manu, principalmente). Inoltre chi vuole può continuare a seguire le “24 Ore Comics” che organizzo un paio di volte all’anno con Sio e Dado, dalle quali escono sempre lavori interessantissimi.

In ogni caso, una volta terminate le opere ti resteranno il gioco di carte di Drizzit ed il GdR. A proposito, come ti è venuto in mente di produrli?

In realtà, l’idea del Gioco di Carte di Drizzit me l’hanno proposta terzi. Ho avuto sempre un’idea precisa di come dovesse essere e non volevo che i lettori del fumetto, comprandolo, si ritrovassero in mano un prodotto che non aveva niente a che fare con le loro aspettative. A me, spesso, è capitato: leggi un libro, apprezzi un film o un cartone, compri il gioco e ti ritrovi una variante di memory, o un gioco dell’oca ipersviluppato, o peggio ancora una variante colorata diversamente di risiko.
No!
Volevo che il Gioco di Carte di Drizzit fosse esattamente quello che i lettori si aspettavano: un gioco dove ognuno impersona uno dei protagonisti del fumetto e va all’avventura, sconfiggendo mostri scemi, superando avversità divertenti, trovando tesori bizzarri. Poi questa idea è stata ben masticata e digerita da persone molto più brave di me nel game-design, quali Andrea Chiarvesio e il mio editore Mario Sacchi. Il risultato è un gioco che, soprattutto quando si hanno tutte le espansioni, è davvero un prodotto soddisfacente.

Per il Gioco di Ruolo la storia è diversa.
Ricordo che ai primi che mi chiedevano di sviluppare un GdR di Drizzit rispondevo: c’è già, è Dungeons & Dragons! Poi fu avvicinato dai quei loschi figuri che si presentano come Mini G4m3s Studio, che mi fecero un discorso molto intelligente: mi fecero notare che Drizzit non è un fumetto che si rivolge solo agli appassionati di Giochi di Ruolo, come potrebbe essere Order of The Stick o Dork Tower; Drizzit può essere letto anche da chi non è dentro questo mondo, riuscendo ad essere divertente comunque. Ecco quindi la potenzialità che poteva avere un GdR di Drizzit: riuscire ad avvicinare al Gioco di Ruolo quella fetta di lettori del fumetto che ancora non l’avevano scoperto. Mi è sembrata una proposta interessante, in pratica il GdR di Drizzit, con delle regole semplici e l’attenzione puntata sull’umorismo, poteva essere il ponte che avrebbe indotto qualche neofita a fare questa esperienza. E chissà, poi magari appassionarsi e passare a sistemi più elaborati e complessi. Oppure no, continuare a giocare a Drizzit e divertirsi come un matto. Ma da quell’intenzione è iniziato tutto.


Beh, visti i risultati, direi che hai centrato in pieno l’obiettivo, ma questo succede quando si amano particolarmente i propri personaggi. Come hai portato alla luce i personaggi di “Drizzit”? Hai un tuo personaggio preferito o uno che ti assomiglia particolarmente?

È una domanda che mi fanno spesso, ma la risposta tradisce sempre le aspettative.
Un buon autore sa costruire i personaggi di cui ha bisogno a partire da elementi che conosce, e di cui ha esperienza. Questi possono essere caratteristiche del proprio essere, oppure appartenere a persone che conosce. Partire da cose che ci sono familiari rende i personaggi più credibili, oltre che più facili da modellare. In pratica su una base che conosciamo e che quindi ci è facile da raccontare e immaginare, è più facile costruire personalità diverse. Questo significa che in ogni personaggio di Drizzit o di qualsiasi altra mia opera c’è un po’ di me stesso, o di qualche persona che conosco e la cui caratteristica mi è parsa interessante. Ma nel contempo, nessun personaggio mi rassomiglia o rassomiglia a qualcuno che conosco più di quell’elemento.
Se poi parliamo di “simpatia”, non credo di poter essere obiettivo. Mi piacciono tutti i miei personaggi, anche quelli creati apposta per essere detestati dal pubblico. Se non mi piacessero, non esisterebbero.

Hai seguito lo stesso processo per le muse di “The Autor”? Talia com’è nata?

Tutte le muse di The Author nascono da un lavoro di attualizzazione sia del loro campo di competenza, che della loro immagine iconografica. La prima cosa che bisogna chiedersi è se una musa ha ancora senso di esistere, ovvero se il campo creativo di cui si occupa è ancora presente o quel tipo di arte ormai è poco influente, nel panorama della creatività mondiale. Ad esempio Urania, musa dell’Astronomia, si trovava di certo fuori contesto, per questo è divenuta musa della Fantascienza (coniugando così la necessità a un piacevole riferimento alla collana di romanzi omonima).
Per quanto riguarda Talia, lei era la musa della commedia, ed essa, al contrario dell’Astronomia, come arte esiste ancora ed è una forma di espressione artistica forte e in salute, con decine di coniugazioni diverse, sia dal punto di vista del media che da quello della forma: film commedie, trasmissioni radiofoniche satiriche, fumetti umoristici, spettacoli teatrali comici. Successivamente bisogna ripensarne l’aspetto, e con esso anche la personalità. Talia doveva rispecchiare ciò che il mondo immagina che sia Talia, perché così funziona quella sorta di iperuranio che nel mio fumetto chiamo campo nootico. Stessa cosa per la sua personalità. Talia è così perché io immagino che il mondo la immagini così, in una sorta di carpiato doppio creativo che, se fossimo realmente nel mio fumetto, causerebbe casini immensi, ed ecco perché le muse non si rivelano agli autori. Non a tutti, almeno.

Qual è la maggior soddisfazione che le tue opere ti hanno portato?

Non esiste una risposta corretta, ma sono certo che per chiunque, come me, faccia il mio lavoro, è quella di fare il proprio lavoro.

Un’ultima domanda: dopo la partita andiamo a prenderci una brioches al vaporforno di Topple?

Ma se hai appena ucciso Gianfranco Pizzibaldi, il fornaio, con un tiro di D20.

Maledizione.

Torniamo dunque al tavolo dopo la meravigliosa conversazione. Bigio non è solo un fumettista comico, ma un Autore seriamente innamorato del proprio lavoro, e lo si vede nella passione che mette in ogni attività da lui intrapresa. La serata prosegue, la partita avanza inesorabilmente a colpi di dadi e la nottata brava nella fumetteria alla periferia di Roma giunge al termine.
Mi avvio verso casa con la certezza di poterlo incontrare nuovamente stalkerando la pagina Facebook di Drizzit: Luigi “Bigio” Cecchi è una presenza fissa a quasi tutte le maggiori fiere del fumetto, e sono impaziente di poter ricevere da lui una dedica sul mio albo nuovo di zecca.
Nell’attesa, mi godrò i nuovi interessanti incontri che la vita mi riserverà.
La mia avventura nella Città Eterna non è ancora finita.

 

 

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