Un caffè con Claudio Di Biagio – Le interviste di The Web Coffee

Alex Rossi

Alex Rossi, Margherita Giacovelli

Se dovessi immaginare di prendere un caffé con Claudio Di Biagio, probabilmente lo ambienterei in una delle tante, magiche, piazze di Roma. Lì si troverebbe un bar all’aperto, di quelli che nelle calde giornate d’estate mettono ancor più voglia di vivere. Tavolini bianchi e raffinati, bicchieri e tazzine stracolmi di bevande e nell’aria l’inconfondibile commistione degli aromi di caffè appena macinato e brioches sfornate dieci minuti prima.
Un caffè all’apparenza alla moda, ma che in realtà è aperto a tutto ed a tutti. Un luogo di ritrovo per tutti, in cui poter incontrare le varie sfaccettature dell’uomo, dallo studente al lavoratore in carriera, passando per turisti ammaliati dalla bellezza della Capitale e famiglie al gran completo per la colazione domenicale.

Un caffè con… Claudio Di Biagio

Qui, probabilmente, incontrerei Claudio in una domenica di Giugno. Entrambi seduti a gustare capuccini e paste farcite, parlando di quante soddisfazioni gli stia dando il suo libro.
Già, perchè Claudio Di Biagio è un “narratore” dei tempi moderni: vive la sua vita per raccontare storie, non importa quale sia il mezzo di comunicazione. Ebbe la sua esplosione con Youtube nel 2012 con la web series “Freaks!”. Da quell’esperienza si creò un gruppo di lavoro magnifico, con cui Claudio ha proseguito la propria collaborazione multimediale (una menzione ab honorem va a Canesecco ed ai ragazzi della Slimdogs). Claudio Di Biagio è nato su youtube, ma non si è fermato lì. E’ partito dal social network con più frame al mondo, e da lì ha iniziato la propria carriera da regista e attore, arrivando anche al cinema, con “Paura 3D”.
Vive per raccontare, Claudio, e allora quale strumento migliore ci potrebbe essere della radio? Quindi è partito anche il progetto “Me anziano, You Tuber”, un programma radiofonico andato in onda per quaranta giorni su Radio 2.
Claudio Di Biagio è questo, prendere o lasciare! Lui vuole raccontare le proprie storie, non importa come, non importa quando…

– Se riesco a farlo con immagini, meglio!

Mi interrompe lui, ed è ora di incominciare con il turbinio di domande che contraddistingue questa mia fame di sapere.

Certamente, ma  sei finito a buttarti anche nel mondo carta stampata. E’ appena uscito il tuo primo romanzo, “Si stava meglio”. Di che cosa parla?

-Nasce dai suoi racconti felici di Nonna Lea. Mi immaginavo il suo passato a frame, con personaggi e suoni. Volevo farne un film, ma non avevo i soldi e Rai Eri ha capito che potesse essere un buon libro. In questo parlo di memoria e dei fili che la collegano all’emozione. Le generazioni che sono nella storia, la mia e quella di mia nonna, sono simili e lontane. Si risponde con un viaggio onirico e fisico a delle domande specifiche sul matrimonio, sul sesso, sullo stress e sull’ambizione.

Ci vuole un’intesa eccezionale per produrre qualcosa di simile. Tu e nonna Lea dovete avere un legame speciale…

È quel rapporto che va oltre la famiglia, non è strettamente dovuto alla parentela. Ci vogliamo bene e parliamo, come se fossimo amici, come due persone che si incontrano sempre in un bar e hanno sempre qualcosa da dirsi.

E’ incredibile che qualcosa di così profondo venga legato ad un titolo tanto malinconico. “Si stava meglio”, infatti, è uno dei commenti più ricorrenti in questi ultimi anni a causa della crisi.

-La crisi è un’entità che nel presente viene sempre considerata come elemento negativo. Invece è indice di cambiamento, di spinta sociale e umana verso qualcosa di nuovo che ti costringe a mettere in discussione tutto. Io sono nato nella crisi, come lavoratore, e ci sguazzo. Adoro la possibilità e la costrizione di dover creare il mio futuro, anzi, il mio presente, in questo periodo.
Sento tutto molto più concreto e vero.

Claudio Di Biagio, però, l’abbiamo conosciuto non come scrittore, ma come regista amatoriale grazie a Youtube. Com’è il tuo rapporto con questo social network?

È e sarà per sempre un punto fondamentale della mia carriera. Internet mi ha dato tantissimo, e ogni giorno lo ricordo. È là che il mio pubblico mi segue, ha imparato a crescere con me ed ha iniziato a fidarsi del mio linguaggio e del mio messaggio. Adoro Youtube per la sua grande varietà di contenuto: puoi trovare tutto! Torni sempre a Youtube, alla fine. Ancora oggi è la piattaforma video più completa di tutte.
Per Youtube non ho ancora nuovi progetti in cantiere. Utilizzerò il mio canale per caricare lavori da regista o inerenti ai miei progetti fuori dal web.

Quindi stai ancora coltivando il tuo sogno di diventare un regista? Come?

-Scrivendo, vedendo film, creando network e allenandomi. Vediamo che succede.

Oltre al libro ed ai film, la tua ultima grande avventura è il programma radio. Di cosa parla?

-Ancora una volta, si finisce a parlare di generazioni. Lo scambio generazionale è fondamentale per me e il programma è esattamente questo. Adoro la radio, mi rilassa. Lavorare con la splendida squadra che ho è pazzesco e Federico Bernocchi è un compagno di viaggio perfetto. Ora, poi, con gli anziani che ci accompagnano, Claudio Lippi, Lidia Ravera, Eugenio Finardi, Barbara Alberti, la trasmissione diventa davvero qualcosa di unico.

Quindi, per te, questo è un periodo pieno di soddisfazioni. “Si stava meglio” te ne ha data qualcuna in particolare?

-Le persone che si immergono nel mio cervello e nella storia che sto raccontando. Siamo alla prima ristampa dopo nemmeno tre giorni ed è davvero stupendo come risultato. Alcuni di coloro che hanno comprato il libro lo stanno leggendo in meno di tre ore, ed è incredibile come possa farli appassionare.

Ed ora? Vuoi goderti il momento o ti sei già ributtato nella mischia?

-Sono già al lavoro, ho molto da raccontare.

Dato che te ne intendi di generazioni, hai qualche consiglio da dare ai figli di quest’epoca bistrattata?

-Fate, fate tutto quello che dovete e volete fare. Studiate i perché delle cose, i meccanismi, combattete dove vedete che qualcosa non funziona e rilassatevi e godete dei risultati positivi.
Fate, sempre.

Energia, positività e tanta voglia di vivere e raccontare. Claudio rappresenta decisamente la voglia di fare. Non c’è altro modo di andare avanti nella vita se non questo, e oggi Claudio mi ha dato proprio una bella lezione. Si può imparare sempre, e da chiunque, ma insegnare a guardare tutto con ottimismo e propositività è una missione impossibile che solamente Claudio Di Biagio poteva accettare e completare con successo.
Mi alzo dal tavolino, rinfrancato da questo confronto. E’ domenica, e il pranzo in famiglia attende entrambi.

Claudio, scusa, una roba: ma la pasta alla zozzona di nonna Lea è così buona?

-Non puoi capire.

Lo vedo prendere in mano il casco ed allontanarsi dal locale, salutandomi con la mano. La mia fame di domande non ha ancora soddisfatto il suo appetito, ma di ottimismo ne ho raccolto in abbondanza. Claudio è l’incarnazione stessa di questa parola. Voleva fare una cosa nella vita e ci si è buttato con tutto sé stesso pur di realizzarla. Da questo punto di vista, non si può fare altro che ammirarlo.
Mi incammino nella direzione opposta. La mia vacanza romana non è ancora terminata, ed ho altri scrittori da incontrare lungo questo mio cammino. Ma porterò a lungo, dentro di me, questo caffè con Claudio Di Biagio.


 

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