Cultura

Emmanuel Rudzitsky alias Man Ray

Man Ray rispetto ai suoi colleghi dadaisti Newyorkesi si è spinto oltre con le sue foto, che sembrano appartenere a sogni sfocati, sfuggenti come il loro ricordo al mattino. È riuscito  a cogliere l’anima del movimento surrealista in Francia.

Man Ray: arte oltre la fotografia

Man Ray non era un semplice fotografo, ma uno sperimentatore, un artista che cercava strade nuove. A lui si devono le cosiddette “Rayografie” che altro non erano che immagini fotografiche ottenute poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile, rendendo in questo modo i soggetti misteriosi e spettrali.

Era allo stesso tempo ,  pittore, fotografo, grafico e anche autore di film d’avanguardia come L’étoile de mer (1928).

Le origini di Man Ray

Nasce a Filadelfia in una famiglia di immigrati russi di origini ebraiche.

Nel 1912 decide di cambiare nome, Emmanuel Rudzitsky, combinando il suo soprannome di infanzia “Manny”, con un cognome inventato, dando così origine a Man Ray, letteralmente “Uomo Raggio”.

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Man Ray- The Web Coffee

Frequenta le scuole a New York e, dopo le superiori decide di dedicarsi alle arti grafiche, realizzando dipinti ispirati al cubismo.

Nel 1914 acquisterà la sua prima macchina fotografica come strumento per fotografare e catalogare le sue opere, sarà proprio questo episodio che lo avvicinerà al mondo della fotografia.

Man Ray e Duchamp: il dadaismo americano

l’incontro con l’eclettico Marcel Duchamp, a New York nel 1915 sarà fondamentale per la sua carriera .

Tra i due artisti nasce sin da subito una grande sintonia che li spingerà a collaborare per dare vita al ramo americano del dadaismo.

Il Dadaismo nacque a Zurigo nel 1915 diffondendosi  in tutta Europa e negli Stati Uniti unendo artisti con un comune denominatore: la lotta alla borghesia, alla guerra e al capitalismo. Una lotta condotta con le armi dell’ironia e della provocazione, tramite la creazione di opere (apparentemente) incomprensibili.

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Man Ray- The Web Coffee

Nel 1921 crea Cadeau  una delle opera più famose del movimento dadaista.

La prima versione viene rubata nel corso di una mostra a Parigi, ma l’artista realizzò  nel corso degli anni numerose repliche dell’opera, nel 1963, nel 1970, nel 1972 e nel 1974.

Man Ray arriva in Francia

Sempre nel  1921 Man Ray lascia gli Stati Uniti per Parigi, seguendo Duchamp. Nella capitale francese ebbe l’opportunità di incontrare e conoscere  Picasso, Dalì, Bunuel, Chagall, Mirò.

Man Ray si mise in mostra grazie ai suoi ritratti fotografici, con cui immortala i protagonisti della scena intellettuale francese.

Il suo ritratto fotografico più importante  è Le violon d’Ingres (1924), in cui riprende la schiena nuda della modella (e amante) Kiki de Montparnasse , ritoccando la foto con due semplici tratti di pennarello che la consegneranno alla storia, due “Effe di violino” sul corpo della modella.

Una tecnica che lo rese famoso  fu la “solarizzazione”, un effetto che permetteva di circondare le figure in foto con un’aurea che dava alla immagini una qualità metafisica con effetti eterei.

Nel 1924 divenne il più importante fotografo del  movimento surrealista.

La II Guerra Mondiale, New York e il ritorno in Francia di Man Ray

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si riparò a New York dove divenne famoso come fotografo di moda. Date le sue origini ebraiche, fu purtroppo costretto a lasciare l’Europa e a rifiutarsi negli Stati Uniti.

Il suo amore per  la Francia  lo fece rientrare a Parigi, dove vivrà in Montparnasse il quartiere degli artisti fino alla sua morte il 18 novembre del 1976.

Una curiosità

Il nome “dadaismo” sembra prenda spunto dalla parola “dada”, termine privo di senso, usati dai bambini quando iniziano a parlare.

Il termine rispecchia pienamente la volontà dei suoi creatori: contrapporsi alla razionalità, alla borghesia e perfino all’arte stessa. Scopo primario era distruggere quanto conosciuto per poi ricostruirlo sotto nuova forma.

La sua durata é breve proprio perché riesce a spezzare e cambiare la vecchia concezione dell’arte, una volta raggiunto il suo scopo si trasforma in surrealismo, lasciando spazio o ad una nuova forma di concepire e vedere l’arte.

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