28 Ottobre 2020

Antonio Canova, massimo esponente del Neoclassico

il Primo Novembre 1797, Possagno, un piccolo paese in provincia di Treviso, diede i natali a Antonio Canova, questo nome diventaerà il massimo esponente del Neoclassicismo.

Suo padre era uno scalpellino, realizzava opere per altri artisti, e il giovanissimo Antonio rimane da subito rapito dai gesti del genitore che sfortunatamente morì quando aveva solo 4 anni.

Quando la madre si risposa e si trasferisce in un paese vicino, viene affidato al nonno paterno, Pasino, anche lui abile scalpellino e capomastro, che gli insegna i primi rudimenti del mestiere. Poiché il giovane Antonio dimostra una dote eccezionale per la scultura, nel 1768 viene mandato a condurre il proprio apprendistato a Venezia, dove frequenta studi di scultori oltre alla Pubblica Accademia del Nudo e dove realizza le sue prime opere donandogli anche una certa notorietà nell’ambiente artistico locale.

Canova

La sua prima scultura, Dedalo e Icaro, rappresentano lui e suo nonno, le ali sul terreno simboleggiano il volo verso il successo dell’artista, e i ferri del mestiere poggiati sul suolo, in onore di chi lo aveva instradato verso la sua carriera, il nonno.

A Venezia comprende che saper disegnare, progettare , descrivere, erano le basi necessarie per creare una statua; i suoi bozzetti , divennero quadri, raffiguranti figure danzanti, Canova amava la leggerezza del corpo.

Canova lascia Venezia per andare a Roma

Decise di spostarsi a Roma, perchè voleva toccare con mano la classicità che da sempre aveva riprodotto. Frequentò le lezioni di nudo dell’Accademia di Francia e del Museo Capitolino; qui studia la scultura antica, conosciuta anche attraverso il suo viaggio del 1780 a Pompei, Ercolano e Paestum, e viene a contatto con artisti ed intellettuali che teorizzano un nuovo ritorno al classico.

Tra il 1783 ed il 1810 Antonio Canova realizza decine di sculture in marmo dalle forme classiche, la loro levigatezza le rende lisce e traslucide e divenne un tratto distintivo del Canova; alcune delle statue più esemplificative simbolo di questa tecnica sono: la Venere Italica, dalla bellezza perfetta idealizzata dell’artista, Amore e Psiche che oggi si trova a Parigi al Museo del Louvre, Ebe, e le sensuali Tre Grazie.

Canova

Ritorno a casa

Quando nel 1798 i francesi occuparono Roma, il Canova preferì ritornare a Possagno dove si dedicò alla pittura: in due anni, egli dipinse molte delle tele e quasi tutte le tempere che oggi sono custodite nella sua casa natale proprio a Possagno.

Proprio nello stesso anno ricevette la commissione per il Monumento funebre di Maria Cristina d’Austria a Vienna, sorella di Maria Antonietta.

Nel 1800 fa ritorno a Roma e si stabilisce in Piazza di Spagna insieme al fratello Giambattista, che diviene suo segretario, fu proprio lui a voler riportare i gessi e le opere del Canova, una volta morto, concentrandole in un unico luogo, tra museo e casa a Possagno.

Nel 1804, con l’inizio del periodo napoleonico, Napoleone Bonaparte venne conquistato dal talento dello scultore Italiano, fu per questo motivo che Canova fu scelto come ritrattista ufficiale dall’imperatore.

Tra le opere commissionate ricordiamo l’enorme scultura che ritraeva Bonaparte come Marte Pacificatore, in realtà l’opera non gli piacque, non riteneva di voler essere mostrato al pubblico, semi nudo, e con una fisicità, non rispondente alle sue fattezze, ma Canova era solito ritrarre i soggetti mitologici nudi, mentre quelli reali sempre comunque coperti, ma in questo caso Napoleone doveva essere una crasi tra l’umano e il Dio, e per questa ragione venne raffigurato senza veli.

La statua dedicata a Paolina Borghese la raffigura come Venere Vincitrice, le parti scoperte sono rivestite di cera rosata per conferirle un aspetto umano, e fu molto apprezzata.

Canova

Antonio Canova trascorre gli ultimi anni della sua vita al suo paese natale lavorando al disegno di un Tempio destinato ad essere la Chiesa Parrocchiale , nel luglio del 1819 è a Possagno per la posa della prima pietra che però verrà finito dieci anni dopo la sua morte avvenuta a Venezia, in casa di un amico, il 13 ottobre 1822.

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