Cultura

Vintage Friday: tributo a Carrie Fisher, la principessa Leia

Tre anni fa ci lasciava Carrie Fisher, l’iconica Leia Skywalker, eroina di Star Wars, ma non solo.
Per il Vintage Friday, ricordiamo Carrie Fisher.

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Fonte foto: MondoFox

 

Il 27 dicembre 2016 ci lasciava Carrie Fisher, stroncata da un infarto, mentre era in volo da Londra a Los Angeles.

Carrie viene ricordata prevalentemente per il suo iconico ruolo nella saga di Star Wars, nei panni della Principessa Leia, ma anche per la sua ironia e schiettezza, che l’hanno sempre contraddistinta dagli altri.

Carrie Fisher nasce a Burbank, in California, il 21 ottobre 1956, dal cantante Eddie Fisher e dall’attrice Debbie Reynolds, incarnando il perfetto prototipo di figlia d’arte. Fin da piccola Carrie sperava di seguire le orme dei suoi genitori famosi ed iniziò a farsi notare già dall’età di 12 anni.

Abbandonò il liceo a 15 anni per diventare attrice e s’iscrisse alla Royal Central School of Speech and Drama di Londra, dove rimase per 18 mesi.

Le sue prime apparizioni furono a teatro, nella veste sia di attrice che di ballerina, nel revival di Broadway, Irene.

Il primo ruolo al cinema fu nella commedia Columbia Shampoo, nel 1975, accanto a Warren Beatty, Julie Christie e Goldie Hawn.

Nel 1977 arriva la grande occasione: il ruolo della Principessa Leila nella saga di Star Wars di George Lucas.

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Fonte foto: Wired

 

Il suo ruolo risulta importantissimo ai fini della saga, portando una sorta di “girl power” anche nel cinema di fantascienza che, fino a quel momento, era povero di donne.

Carrie Fisher prende parte a tutti tre gli episodi della trilogia originale, diventando uno dei simboli della saga.

Il grande successo di Star Wars si rispecchia anche in un grande successo per l’attrice, la quale diventa uno dei volti principali del merchandising ufficiale della saga, soprattutto nelle action figure.

Negli anni Settanta la Fisher passa un momento buio, cadendo nell’abuso di droga.

La sua dipendenza, in realtà, si fa palese già dal 1978, nel film per la tv The Star Wars Holiday Special, nel quale la sua performance viene rovinata da un evidente stato di dipendenza dalla droga.

La dipendenza la porta quasi al licenziamento dal film Blues Brothers (1980), poiché l’attrice non riusciva a terminare neanche una sola scena.

Dopo aver toccato il fondo, la Fisher decise di farsi aiutare per la sua dipendenza e le fu diagnosticato anche un disturbo bipolare dell’umore all’età di 24 anni.

L’attrice non riuscì ad accettare la sua condizione fino all’età di 28 anni, quando finì in overdose.

Nel 1989 fece alcune apparizioni nei film Harry ti presento Sally…, commedia romantica simbolo degli anni Ottanta e in Austin Powers.

Nel 2015 è ritornata nei panni di Leia Organa in Star Wars – Il Risveglio della forza e in Star Wars – Gli Ultimi Jedi.

La morte prematura nel 2016 ha rivoluzionato i piani per il nono e ultimo film di Star Wars, L’ascesa di Skywalker: la Fisher avrebbe dovuto avere un ruolo essenziale nella chiusura della saga, ma la sua morte ha cambiato le cose.

Il regista ha deciso di non ricreare digitalmente Leia, ma di usare vecchie scene tagliate dei due precedenti film, per dare una degna fine a uno dei simboli di Star Wars.

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Fonte foto: Everyeye Cinema

 

Carrie Fisher è stata capace di dare volto ad uno dei personaggi cinematografici femminili più importanti della storia.

Prima di lei, il ruolo della donna era spesso accostato al concetto di “damigella da salvare” o “donna soprammobile”.

In Star Wars, abbiamo un’eroina che riesce a cavarsela da sola, che s’innamora ma che non dipende completamente dal suo uomo, che combatte e che è anche un bel po’ arrogante.

La meravigliosa scrittura del personaggio e la capacità interpretativa di Carrie Fisher hanno reso Leia Organa, un personaggio amato sia dal pubblico femminile che da quello maschile, perché è una donna forte, una combattente, un personaggio da imitare e a cui ispirarsi.

Nonostante vengano rappresentate tutte le sue fragilità, anche in amore (basti pensare allo scambio di battute tra lei e Han, “Ti amo” “Lo so), non vengono mai messe in dubbio le sue doti di leadership e di comando.

Leia Organa è un esempio perfetto di femminismo in chiave pop.

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Fonte foto: Pinterest

 

Ma dietro a Leia e a tutti i ruoli interpretati, c’è Carrie Fisher, una donna che ha mostrato le sue debolezze (non ha mai negato l’abuso di droghe o i disturbi bipolari), ha sempre parlato apertamente di tutto, con sagacia e ironia, che erano le doti che la contraddistinguevano fra tutte.

Carrie Fisher è stata tante cose, attrice, scrittrice, madre, ma soprattutto un esempio di come si possa ricominciare e sorridere, nonostante tutto ti crolli addosso e che i momenti bui possono passare, basta non cedere del tutto al Lato Oscuro.

Ciao Carrie, ci manchi tanto.

 

Un video tributo per Carrie Fisher.

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