Ricordi social: quando Facebook riapre le ferite

Eva

I ricordi sono la funzione con cui Facebook ti riporta in evidenza i post passati accompagnati dalla magica frase “…sei importante per noi così come lo sono i ricordi che condividi. Abbiamo pensato che potrebbe farti piacere rivedere questo post di n anni fa”.

In generale, rispolverare vecchie memorie può essere divertente e piacevole. Ti svegli al mattino, accendi lo smartphone e ti compare la foto della cena di maturità, della vacanza a Londra con la tua migliore amica o di quella volta che hai fatto rafting con il tuo ragazzo. Riguardi i commenti, ti fai due risate e, se ne vale la pena, condividi il ricordo nella sezione notizie o nelle storie. Puoi anche evitare la condivisione pubblica e inviare il contenuto con un messaggio privato alle persone interessate: ai tuoi ex compagni di classe, alla tua migliore amica, al tuo ragazzo.

Purtroppo però non tutti i ricordi sono positivi e, a volte posso riaprire ferite profonde. L’algoritmo di Facebook questo non lo sa: non può controllare le emozioni. Non sa valutare il grado di piacere o di disagio che si cela dietro a un ricordo. Non può sapere con certezza che alla cena di maturità sei stato bullizzato, che a Londra hai litigato pesantemente con la tua migliore amica, che il tuo ragazzo non c’è più. Se lo sapesse, con ogni probabilità, filtrerebbe i ricordi, in modo da farti vedere solo quelli belli.

Abbiamo individuato alcuni tipi di ricordi che ci fanno sentire maggiormente a disagio.

I ricordi che ci fanno vergognare

I ricordi che ci fanno vergognare sono di varia natura. I più comuni sono quelli legati a feste universitarie o serate in discoteca: foto di facce sfatte dagli effluvi dell’alcol, espressioni ammiccanti e inquadrature approssimative. D’altra parte era questo uno dei trend che andava per la maggiore tra il 2008 e il 2010, quando ancora non era così radicata la coscienza che Facebook stava diventando un fenomeno di massa tale da coinvolgere a breve anche genitori, datori di lavoro e colleghi più anziani.

Un altro filone di ricordi che ci fanno vergognare sono quelli legati a come eravamo e a come pensavamo qualche anno fa. Si cresce, si cambia, ci si evolve e spesso non ci si trova più in sintonia con i sé stessi di un tempo. Non solo. Anche la piattaforma cambia. I contenuti e i trend di oggi sono molto diversi da quelli di anni fa quando il top era scrivere “a cosa stai pensando…” e tutti si sentivano improvvisamente filosofi e sapienti. E così ecco riaffiorare un’imbarazzante perla di saggezza del 2008, piena di belle parole e priva di contenuto.

Gli amici che non ci sono più

Sui ricordi legati agli amici che non ci sono più ci si potrebbe scrivere un libro. Periodicamente esce la notizia che presto Facebook eliminerà i profili delle presone scomparse, ma per ora ancora non c’è nulla di ufficiale. Oltre a un archivio fotografico di esperienze vissute insieme, Facebook propone anche dei video per celebrare l’anniversario della vostra amicizia, con lo scopo di aumentare le interazioni. Facebook non può sapere che le interazioni non possono aumentare perché lui o lei non c’è più. Insieme ai vecchi post riaffiorano ricordi più profondi, quelli della vita reale. Sono ricordi che lasciano un sorriso malinconico e tanta tristezza.

Le storie d’amore finite male

Le storie d’amore finite male sono già difficili da dimenticare, se poi ci si mette anche Facebook… Vi siete lasciati e tu credevi di aver cancellato tutte le vostre foto, ma non hai considerato che nei ricordi vengono riproposti anche link e post di solo testo (quelli un po’ vintage del 2008). Non solo. Possono essere ricordi degli altri in cui sei stato taggato. Insomma non è proprio possibile cancellare le tracce di questa storia d’amore?

Si può evitare di vedere i ricordi di Facebook?

Sì, è possibile disattivare i ricordi di Facebook. Le istruzioni per farlo si trovano nel centro assistenza della piattaforma e sono molto semplici da seguire. Tuttavia, non è possibile controllare quelli degli altri. Non sono solo i nostri ricordi a riaprire grosse ferite, ma anche quelli condivisi dai nostri amici.

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