Black Horror Friday: la saponificatrice di Correggio

Black Horror Friday: la saponificatrice di Correggio

BLACK HORROR FRIDAY : LEONARDA CIANCIULLI, LA SAPONIFICATRICE DI CORREGGIO

Benvenuti alla terza puntata del Black Horror Friday!
Oggi parleremo di una donna, di una mamma, disposta a tutto per l’amore dei propri figli, anche ad uccidere: Leonarda Cianciulli, passata alle cronache nere come “la saponificatrice di Correggio”.

Leonarda, la donna

Classe 1894, Leonarda nasce a Montella, un piccolo paesino nell’Avellinese, da una famiglia umile e semplice; da piccola soffre di una lieve forma di epilessia, ma questo non fu l’unico segno di un’infanzia infelice. Diversi, infatti, furono i tentativi di suicidio, tutti falliti, legati all’amarezza di essere “la figlia della colpa”.

Leonarda infatti sarebbe stata il frutto dello stupro subito dalla madre, Serafina Marano, da parte di Salvatore Di Nolfi conosciuto durante un viaggio in carrozza di ritorno dal collegio di suore di Firenze, anche se porta il cognome del secondo marito della madre, Mariano Cianciulli.

Ma il destino sembra continuare ad essere ostile con la giovane, la quale nel 1917, all’età di 23 anni, sposa Raffaele Pansardi, originario di Lauria, allora impiegato al catasto di Montella.

Un matrimonio mai accettato dalla famiglia di lei, tanto che la madre prima del matrimonio, le augurò di morire tra le sofferenze.

Una maledizione che si aggiunse a quella che qualche anno prima, le aveva mosso una zingara:

«Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi

Una maledizione che non ci mette molto a concretizzarsi e a minare il forte desiderio di maternità di Leonarda: la donna partorisce 13 volte, 3 delle quali furono aborti spontanei e 10 morti in culla.

Solo l’aiuto di un’altra strega riesce a spezzare questa maledizione e a rendere la donna mamma di 4 figli, che diventano la sua unica ragione di vita. Un dono da difendere ad ogni costo, per il quale è disposta a tutto.

1939: la Seconda Guerra Mondiale incombe e molti giovani sono chiamati a prestare servizio militare: tra questi anche Giuseppe, il figlio maggiore ed unico maschio della Cianciulli.

La possibilità che il figlio potesse morire in battaglia rappresenta un tormento per la donna, che ancora ripensa alla maledizione fatta dalla zingara. Un segno che la spinge a prendere una diabolica strada: quella della magia, ma soprattutto dei sacrifici umani.

«Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l’altra dalla terra nera… per questo ho studiato magia, ho letto i libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture, spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli

Leonarda Cianciulli

L’ assassina

Leonarda

Tre donne sole, senza prossimi congiunti e con cospicui risparmi in denaro: questo è l’identikit comune delle tre vittime “offerte in sacrificio” dalla Cianciulli per proteggere i suoi figli, stando a quanto dichiarato da lei stessa durante gli interrogatori («Non ho ucciso per odio o per avidità, ma solo per amore di madre.» )

Ermelinda Faustina Setti

Settantenne, semianalfabeta ma inguaribile romantica viene adescata dalla Cianciulli con un inganno amoroso: un potenziale marito a Pola.

Ermelinda scrive una lettera alle amiche prima di partire, oltre a firmare una delega in cui intesta alla Cianciulli tutti i suoi beni.

Ed è a questo punto che Leonarda diventa “la saponificatrice”: appena Ermelinda giunge in casa sua, il 17 dicembre 1939, la colpisce a colpi d’ascia e la uccide.

Ma non solo: con la stessa ascia, taglia il corpo dell’anziana donna in pezzi e li mette in un enorme catino per raccoglierne il sangue.

Una volta raccolto, scioglie i pezzi di carne nella soda caustica per preparare delle saponette, mentre il sangue, come lei stessa racconta, lo usa nell’impasto per i biscotti.

Francesca Clementina Soavi

Per lei, maestra d’asilo la “trappola” della saponificatrice è un posto di lavoro come insegnante nel collegio femminile di Piacenza; il copione si ripete: cartolina alla famiglia per scusarsi dell’assenza e giustificare il suo trasferimento a Correggio, e lascito dei beni alla Cianciulli.

Francesca subisce l’atroce destino di Ermelinda: uccisa, fatta a pezzi e il corpo sciolto nella soda caustica. Una morte che per un attimo rischia di essere scoperta, in quanto la donna aveva confidato ad un’amica la destinazione del viaggio, ma alla fine dato il periodo, diventa solo una delle tante della guerra.

Virginia Cacioppo

L’amore, un lavoro sicuro, ma anche l’ambizione di raggiungere obiettivi sempre più alti nella vita, come il successo nel teatro: ed è proprio con questa promessa che Leonarda adesca quella che diventa la sua terza ed ultima vittima: Virginia Cacioppo, ex soprano di buon successo.

Il 30 novembre 1940, Virginia «finì nel pentolone, come le altre due (…); ma la sua carne era grassa e bianca: quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce

Ma anche Virginia, come Francesca, non aveva mantenuto il segreto circa la sua destinazione.

La scoperta e il processo

Gli omicidi si svolgono dal 1939 al 1940, e nel 1941 si cominciano a diffondere le voci della scomparsa delle tre donne, che vennero denunciate ufficialmente al questore di Reggio Emilia. Le indagini portarono immediatamente alla Cianciulli, stretta confidente delle tre donne nel periodo precedente la loro morte.

Oltre a lei, finirono coinvolti nelle indagini il prete del paese (in seguito scagionato) e il figlio di lei, Giuseppe, il quale si scoprì essere il “mittente” delle lettere da Piacenza, si spacciava per le vittime che assicuravano la propria salute e aveva fatto lavare degli abiti appartenuti alle donne.

Ma come abbiamo detto all’inizio, per i figli una madre è disposta a tutto: alla fine, dopo molte reticenze, Leonarda Cianciulli venne riconosciuta l’unica autrice di quegli atroci delitti e condannata a 30 anni di reclusione e 3 anni nel manicomio di Pozzuoli, dove morì il 15 ottobre del 1970.

«Non ho ucciso per odio o per avidità, ma solo per amore di madre.»

Pubblicato da martysmith89

Se dovessi descrivere la mia vita, la definerei come un paesaggio pedemontano, dove rilievi irti e rocciosi si intrecciano con ampie vallate sconfinate. La mia prima grande passione,quella per la scienza, c'è stata fin da piccola ma ha cominciato ad assumere la forma della Biologia in seconda liceo, e dell'Immunogenetica adesso. L'altra, quella per la scrittura, quasi in parallelo, grazie ad eventi casuali: per me è stato come un fulmine, che mi ha colpita e ha lasciato un segno indelebile. Io e la scrittura siamo unite da un filo invisibile ma solido.

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