Termina la 75° edizione della Mostra del cinema di Venezia: un’edizione fatta di validi film e grandi star

Termina la 75° edizione della Mostra del cinema di Venezia: un’edizione fatta di validi film e grandi star

Cala il sipario sulla 75° edizione del Festival di Venezia. Ieri si è svolta la cerimonia di chiusura con l’assegnazione dei premi. Vince Alfonso Cuarón, col suo autobiografico “Roma”.

 

mostra del cinema di venezia
Fonte foto: Il Secolo XIX

 

È giunta al termine anche questa 75° edizione della Mostra del cinema di Venezia. È stata un’edizione ricca di film validi e di star. Da anni non si vedevano così tanti premi Oscar concorrere per il Leone d’Oro, rivelando un’agguerritissima battaglia per l’ambito premio.
Fin da quando è stato rivelato il programma di questa edizione, la stampa straniera si è sbizzarrita. Il quotidiano inglese Guardian aveva azzardato nel dire che eravamo di fronte al

“Il miglior programma di sempre”.

La giuria, composta da nomi noti come Christoph Waltz, Naomi Watts e Guillermo del Toro, quest’ultimo presidente, ha decretato il film del regista messicano Alfonso Cuarón, come il migliore, premiandolo col Leone d’Oro, il riconoscimento più ambito.
A vincere è Roma, racconto autobiografico del regista. Ambientato negli anni Settanta e girato in bianco e nero, riprende il nome del quartiere di Città del Messico nel quale è nato il regista. Il film è targato Netflix, che lo renderà disponibile sulla propria piattaforma dal 14 dicembre. La vittoria del lavoro Cuarón si presenta come una grossa novità nel campo cinematografico, perché non pensato per essere distribuito nelle sale. Il film era stato anche rifiutato, per questo motivo, allo scorso Festival di Cannes. Sicuramente una grande soddisfazione per il regista messicano.

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Fonte foto: Corriere della Sera

 

Il Gran premio della giuria è andato a The Favourite, il gioiellino del regista Yorgos Lanthimos, ambientato in Inghilterra, alla corte della regina Anna. Il film di Lanthimos si aggiudica anche la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile di Olivia Colman – emozionatissima al momento della premiazione – nel ruolo della regina Anna, tra pazzia, erotismo e umorismo.

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Fonte foto: Gioia.it

 

Il Leone d’argento per la miglior regia va a The Sister Brothers di Jacques Audiard, divertente western. Anche l’altro western in gara, quello dei fratelli Coen, vince uno dei premi più ambiti, quello per la miglior sceneggiatura. The Ballad of Buster Scruggs segna il ritorno dei Coen alla regia, dopo molto tempo; sarà distribuito sotto forma di miniserie, in sei episodi, sempre dal colosso Netflix.

Il film di Jennifer Kent, unica regista donna del Festival, vince il Premio speciale della Giuria, per il suo The Nightingale, storia di violenza e vendetta nella Tasmania del 1825. Si aggiudica anche il Premio Marcello Mastroianni per l’interpretazione dell’attore emergente Baykali Ganambarr.
A vincere la coppa Volpi per migliore interpretazione maschile è stato Willem Dafoe per At Eternity’s Gate, nei panni del pittore Vincent Van Gogh; vittoria piuttosto preannunciata che gli prepara una corsia preferenziale per la corsa agli Oscar.

Fonte foto: Movieplayer

 

Rimangono a bocca asciutta i tre film italiani in concorso: Suspiria di Luca Guadagnino, Capri-Revolution di Mario Martone e Che fare quando il mondo è in fiamme? di Roberto Minervini.

Il Festival di Venezia, quest’anno, è stato ricco di prodotti di alto livello, forse anche più alto dell’anno precedente. I film interessanti sono stati molti, sia quelli in gara che quelli presentati fuori concorso.

Lo scorso anno si era criticata molto la mancanza di grandi star, delusione che è stata pienamente ripagata quest’anno, con la presenza di grandi personalità, come Lady Gaga, Bradley Cooper, Dakota Johnson, Tilda Swinton e Willem Dafoe.

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Fonte foto: ItaliaPost

 

Non ci sono state tante sorprese: da giorni Cuarón era dato per vincitore, ma sicuramente con grande merito.
L’unico grande neo è stato un brutto episodio di maschilismo durante il Festival. Alla proiezione di The Nightingale, durante l’ennesimo stupro consumato contro un’aborigena, un giornalista ha gridato un grave insulto nei confronti della regista Jennifer Kent.
Alla conferenza stampa, quando è stato chiesto alla regista come si sentisse, dopo le grandi offese ricevute durante la proiezione, lei ha risposto:

«Penso che sia di importanza fondamentale reagire con compassione e amore all’ignoranza, non ci sono altre possibilità in questi tempi».

 

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Fonte foto: La Stampa

Un fatto grave e deplorevole, che è costato, giustamente, il ritiro dell’accredito stampa al giornalista.
Un episodio che fa pensare, soprattutto in un Festival povero di donne, in cui non è stato criticato l’ operato della regista, bensì lei in quanto persona e soprattutto in quanto donna. Forse è stato un atto di goliardia ed il giornalista si è, ovviamente, scusato, ma ci si chiede se possiamo ancora accettare un comportamento del genere in questo periodo.

Esclusa la nota negativa, il Festival ha piacevolmente sorpreso tutti, soprattutto per una gran lista di film,  molti dei quali davvero validi.
Venezia si presenta, ancora una volta, come palco per gli sceneggiati che saranno protagonisti nella stagione successiva e che concorreranno, molto probabilmente, per la corsa agli Oscar.
È stato un Festival ricco di star, ma soprattutto, che ha stupito per la scelta di presentare film targati Netflix e non pensati per essere distribuiti in sala, e premiandoli ha dato un forte smacco a Cannes, che si era rifiutata di presentarli nel programma.
Siamo di fronte ad un nuovo tipo di distribuzione che deciderà di bypassare la sala? Il cinema perderà spettatori, a favore di una distribuzione casalinga?

Si chiude così la Mostra del cinema di Venezia 2018.

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