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Le storie del 2 aprile, Giornata dell’Autismo: protagonisti cavalli in divisa tra Italia e Regno Unito

Le storie del 2 aprile, Giornata dell’Autismo: protagonisti cavalli in divisa tra Italia e Regno Unito

Siamo ad Household Cavalry Museum, museo vivente di Londra dedicato ai soldati e ai loro cavalli, in una mattina di sole a Londra.

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Nella città il solito movimento quotidiano di macchine per strada e di gente sui marciapiedi attratti dalle vetrine o da vari impegni.

Nei parchi reali gli animali si divertono tra gli alberi mentre i bambini giocano con la statua di Peter Pan. Il tutto condito da un fresco venticello lungo il Tamigi.

Il Big Ben rintocca solenne le ore che passano. Ma qualcosa sta per succedere nella Caserma delle Guardie a Cavallo su Whitehall. L’aria si fa imponente tra le architetture bianche.

Tra pochi giorni ci sarebbe stato un importante visita ufficiale, il presidente italiano si sarebbe recato a far visita alla Regina e tutto sarebbe dovuto essere alla perfezione.

Le guardie si preparano senza sosta. Nessun errore dev’essere permesso. Gli occhi del mondo sarebbero direttamente scesi su di loro, rappresentanti della classe dell’esercito di Sua Maestà.

Non si può certo vedere polvere o sporcizia su vestiti messi male e cavalli svogliati ma solo precisa perfezione. Per questo i capitani controllano accuratamente ogni piccolo particolare.

Soprattutto i cavalli vengono tenuti in alta considerazione, a cominciare dalla pulizia affidata ai soldati.

Tra questi animali ce n’è uno, Peter, diverso da tutti gli altri.

Sta sempre sdraiato nel suo box senza incontrare, per paura i suoi compagni e non accetta di essere montato ne tantomeno spazzolato dai soldati che cominciano a snobbarlo. Un ragazzino, appena arruolato, Federico decide comunque di prendersi cura di lui e di prepararlo alle grandi cerimonie.

Entra ogni giorno nello spazio del cavallo che quasi s’allontana in un angolo guardandolo tra il curioso e lo spaventato.

Il milite però continua a fare il suo dovere parlando dolcemente all’amico a quattro zampe. Quest’ultimo comincia ad avvicinarsi al ragazzo per annusarlo e studiare gli strumenti che aveva in mano. Si lascia strigliare e collabora con il suo nuovo amico dalla giubba blu. Per la prima volta in vita sua si lascia anche sellare e permette al ragazzo di montare in groppa.

Ciò quasi meraviglia gli altri soldati e anche i cavalli del reggimento. Come è stato possibile tutto questo è semplice. Qualche carezza e parola affettuosa ma soprattutto il calore dell’amicizia.

 

Caserma Reggimento Corazzieri Roma Italia

caserma-dei-corazzieri-del-quirinale_76464 Le storie del 2 aprile, Giornata dell'Autismo: protagonisti cavalli in divisa tra Italia e Regno Unito

Nel cortile si stanno preparando i cavalli per una esercitazione nel maneggio.

Tutti vengono strigliati e indossano una sella. Tutti quasi pronti.

Tranne uno vicuña ad una colonna. Guarda in basso con le orecchie schiacciate indietro, quasi a berretto. Sembra arrabbiato, annoiato perché nessuno si occupa di lui.

Oppure non se la sente di andare a fare esercizi. Quasi isolato dal resto della mandria. Solo soletto all’ombra.

Io mi avvicino per dare un poco di carote e carezze per tranquilizzarlo. Lui mi annusa mordicchiandomi per fare amicizia.

Scalpita nervoso perchè si sente sempre più stanco. Io accarezzo anche i fianchi ed il dorso. Scodinzola per scacciare via qualche insetto in una calda giornata romana.

Sembra più tranquillo. Le sue orecchie ora si rivolgono in ogni direzione.

Mentre i corazzieri sono troppo impegnati con gli altri cavalli lui ha trovato un amico. Io lo coccolo un poco per poi salire in groppa. Le sue orecchie verso di me.

Prima di salire, rimuovo le catenelle che lo legano alla colonna.

Accarezzo le spalle per farlo sentire sicuro. Con un colpo di gambe lo invito a passeggiare per il cortile e lui docilmente esegue. Intanto cerco di capire perchè non vuole andare con gli altri.

Penso sia timido e forse ancora un pò troppo giovane così lo indirizzo verso l’uscita e lui si dirige dove consiglio d’andare.

Usciti in via XX settembre, il cavallo avanza timido, al passo lento studiando attentamente le auto che passano ma si sente sicuro della mia presenza su lsuo dorso, non può succedere a lui nulla di male e segue le istruzioni che do.

A volte mette fuori la lingua ma non per mostrar sottomissione ma solo divertimento nel gioco che è, per lui questa passeggiata fuori programma per le vie di Roma. La coda ondeggia allegra.

Ma tutte le cose belle devono avere, purtroppo, una fine e così dopo un poco si rientra in caserma.

Appena arrivato, scendo e porto il cavallo in scuderia.Mi lecca teneramente e mi mordicchia quasi a chiedermi di restare con lui. Io mi fermo un poco nel suo box accarezzandolo. Esco richiudendo il box.

Passa di lì il comandante del reggimento mi vede così legato al cavallo e mi racconta la sua storia.

Il fatto che non va con gli altri cavalli in esercizio, in passeggiata e nemmeno per il cambio della guardia è perchè fin da puledro soffriva di una malattia che lo teneva prigioniero.

Non lo fa accettare dagli altri cavalli e rimane sempre in disparte giocando con qualche zolla di terra.

Io lo fisso riconoscendo in lui la mia stessa infanzia colpita da questa stessa malattia. Il corazziere mi vede sempre più in simbiosi con l’animale.

Qualcosa che non si vede tutti i giorni in caserma. Si gratta un pò il mento e decide. Mi fa chiamare nel suo ufficio.

Mi siedo intimidito. Mi dice che visto che sono così in sintonia con il cavallo ha deciso di arruolarmi nel reggimento.

Io, imbarazzato, comunico che non sono alto un metro e ottanta come gli altri ma solo uno e settanta.

Lui mi dice che tale decisione è stata presa non per la mia altezza ma per quanto ho saputo fare con quel cavallo instaurando con lui un rapporto così speciale.

Divenendo corazziere posso restare sempre con il mio amico a quattro zampe e ciò mi fa piacere. Accetto e ricevo subito la mia uniforme di gala.

Ogni giorno vado a trovare il mio amico bruno per accarezzarlo e dare a lui da mangiare ma anche per salire in groppa.

Pian piano si abitua alla vita militare sempre sicuro della mia presenza da terra o sulla schiena.

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