Il mondo è un pò più triste. Ancora una volta diamo addio alla nostra adolescenza. James Van Der Beek, il volto di Dawson Leary è morto a 48 anni in seguito ad un cancro al colon. Cosa ci rimane con la sua perdita e perché è tanto dolorosa?
L’eredità di Dawson Leery
Dawson Lerry non era perfetto. Era una adolescente complicato, alle prese con una famiglia a dir poco disfunzionale, in lotta con sé stesso nel cercare di capire se amasse Joey o meno. Non era il classico bello e dannato come Dylan, piuttosto uno di quei personaggi “lagna”, il primo mai una gioia delle serie tv, sfigato quasi quanto Meredith Grey. Infiniti monologhi esistenziali costellavano le sue giornate nel tentativo di conquistare la sua migliore amica, di comprendere il futuro, di esaltare il cinema in un paesino di provincia, dove non seguire le orme dei propri genitori, significava essere diversi.
Lo abbiamo amato, odiato, abbiamo parteggiato per Pacey e abbiamo utilizzato il suo volto in lacrime come meme per eccellenza ma nonostante tutto, con lui abbiamo imparato l’importanza del credere nei propri sogni. Alla fine Dawson ci è riuscito: è diventato regista. Scontrandosi con la realtà, senza mai lasciar morire il suo animo da sognatore. Di questo, un’intera generazione non può che ringraziarlo. Anche se oggi, probabilmente, la metà del pubblico che guardava Dawson’s Creek, non riuscirebbe ad immergersi nelle vicende di Capside, al limite dell’inverosimile, va riconosciuto il lascito di Dawson.
“Anowanaway” acquista allora un altro significato. Non è più soltanto la storpiatura della sigla che intratteneva i nostri pomeriggi, è il promemoria che se vogliamo realizzarci nelle nostre vite da adulti, dobbiamo dirci: I dont want to wait: non voglio più aspettare.
Dawson ci ha raccontato la sua più grande storia d’amore e il suo stesso interprete, ci ha ricordato, in uno dei suoi ultimi video prima di morire, quanto dobbiamo amare noi stessi, perché tutti ce lo meritiamo per il solo fatto di essere vivi. Non esistono abbastanza parole per esprimere il lutto che gli odierni millenials hanno sentito dinanzi alla scomparsa di James Van Der Beek.
L’attore era malato da tempo, il suo cancro ha svenato economicamente la sua famiglia, non gli ha consentito di partecipare alla reunion del cast di Dawson’s Creek; sapevamo che il suo sorriso si sarebbe spento ma non si è mai pronti davvero a dire addio. Ci è successo lo stesso con Dylan, Brenda, Kate McCallister, ci troviamo impreparati nel salutare le nostre icone. Ma perché avviene? Perché la perdita di personaggi di finzione è cosi dolorosa?

La nostra relazione parasociale
Esiste in realtà una spiegazione scientifica. Si parla di relazione parasociale. Con questo termine, coniato nel 1956 da Donald Horton e Richard Wohl si spiega il rapporto che ci lega ai personaggi cinematografici. Anche se soltanto noi sappiamo quanto i protagonisti dei nostri film preferiti hanno un impatto sulle nostre vite, investiamo comunque energia ed emozioni, creando una sorta di intimità illusoria nei loro confronti.
Ci immedesimiamo nelle loro vite, interiorizzandole, rendendole nostre. Rendendo nostre il loro linguaggio, le loro emozioni, i loro sogni. Anche se l’attore è professionalmente riconosciuto unicamente per un ruolo.
Sarà stato forse questo il meccanismo che ha spinto amici, familiari, colleghi, fan e persino Steven Spielberg ( il regista amato da Dawson) a far superare il milione di dollari la raccolta della campagna Gofoundme lanciata dalla moglie dell’attore, Kimberly Brook. Intanto sui social si diffondono i ricordi e i pensieri rivolti a James. Tra le prime a rompere il silenzio, la lettera scritta a mano di Kate Holmes. Non è soltanto il saluto di un attrice al suo collega, ma anche quello di Joey, che si intrufolava dalla finestra nella camera di Dawson, fatta di poster e grandi sogni. Ed un pò anche il nostro.
“James, grazie. Condividere spazio con la tua immaginazione è qualcosa di sacro – respirare la stessa aria nella terra della fantasia, fidandoci l’uno dell’altra, consapevoli dell’appagamento dei nostri cuori…
Questi sono alcuni dei ricordi, insieme alle risate, alle conversazioni sulla vita, alle canzoni di James Taylor – avventure di una giovinezza unica… Coraggio. Compassione. Altruismo. Forza. Un apprezzamento per la vita e il costante impegno nel viverla con l’integrità che la vita stessa è arte – creando un matrimonio meraviglioso, sei figli amorevoli – il viaggio di un eroe.
Piango questa perdita con un cuore che accoglie il peso della sua assenza e con una profonda gratitudine per il segno che vi hai lasciato.
A Kimberly e ai bambini, siamo sempre qui per voi. E saremo sempre pronti a riempirvi di amore e compassione“.
https://www.youtube.com/watch?v=47PaXLyf6HU

