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Storie di mamme che difendono i figli sui social

Le mamme e i social come strumento di denuncia e veicolo di solidarietà.

Si parla spesso dei rischi della rete e dei social e del rischio dipendenza di cui nemmeno le mamme sono immuni.
Le mamme in rete leggono, si incontrano, si confrontano, si distraggono.
E si sfogano.  Spesso per difendere i figli da ingiustizie sociali o solo per accendere i riflettori su tematiche importanti.
Come succede a Bergamo:una donna si scontra con il lato peggiore dell’adolescenza per strada ed incontra la solidarietà sui social.

Lo sfogo della mamma su facebook

Due ragazze-probabilmente mamme nel futuro-ridono a crepapelle di un ragazzino diversamente abile.

Lei, mamma da 15 anni, amareggiata e delusa affida a Facebook il suo rammarico.
Il post diventa virale: 70mila condivisioni, 17mila commenti e tanta voglia di contrastare attivamente il bullismo.
E’ la storia di una donna diventata mamma, per altro single, all’età di 19 anni ( solo due in più rispetto alle ragazze) e che ha imparato ad amare la diversità del figlio. Ha compreso quanto lo renda speciale.

E di due ragazze che, forse, hanno ancora più bisogno dei genitori di quanta ne abbia una persona con deficit fisici.

Ed è agli adulti che in particolar modo è indirizzato il post.

In questa piazza virtuale a cui tutti hanno accesso, le parole di rabbia ed amarezza scritte per sensibilizzare “i grandi”, arrivano a  chi in quelle parole si ritrova, a chi è vittima e, chissà, magari  anche a qualche bullo  che avrà l’occasione per riflettere.

È il lato migliore del social, uno dei suoi obiettivi dichiarati:creare una rete sociale basata su interessi comuni.

Stampa.it

E riflettere, osservare e lottare contro la violenza gratuita e deleteria è interesse di tanti. Per fortuna.

Ne è nata una pagina Facebook che promuove attività e iniziative contro uno dei mali di una parte della società che può e deve cambiare: il bullismo.

Mamma, le persone ignoranti, vanno ignorate” le parole della vittima che frenano Erika dal reagire verbalmente verso le adolescenti.

 

E se colpiscono per la saggezza, sanno un pò di resa.

Ma, si sa, le mamme sono battagliere e dei social spesso ne comprendono le potenzialità e li usano per lottare. Insieme. In una grande piazza che non conosce distanze.

 

In una di queste piazze, YouTube, è scesa una mamma di Formigine per raccontare due anni di soprusi subiti a scuola dal figlio, il luogo delegato ad educare al rispetto delle differenze purtroppo sottovalutate da insegnanti e dirigente.

Segni evidenti sul corpo suffragati da certificati medici e culminati con la rottura di una caviglia. Per due dei suoi 8 anni di soprusi e vessazioni.

Nonostante l’intervento richiesto dalla madre alla scuola che ha sempre minimizzato.
Al video di 17 minuti, postato per ricevere l’ascolto e l’attenzione negato dagli insegnanti e dal preside, è seguito un esposto in procura ( i social non sostituiscono le autorità competenti!).
Il bambino ora ha cambiato scuola e sta bene ma emerge che sarebbero 3 i bambini costretti a lasciare quella classe.

Forse anche grazie al video?

E se in queste storie, anche grazie ai social, due bambini hanno ritrovato il sorriso c’è una mamma che il sorriso di suo figlio non lo rivedrà più.

E’ la mamma del tifoso investito prima della partita Inter – Napoli.
Daniele Belardinelli (Newpress)

Non può più difendere il figlio, ma può proteggerne il ricordo che rischia di essere macchiato dai commenti social di chi non rispetta nemmeno la morte.

Chiede di non giudicare un ragazzo di cui in fondo sappiamo poco: un padre, un fratello, un figlio.

E lo chiede proprio su Facebook. Perché la sua richiesta di rispettare chi non c’è più arrivi anche alla stampa e alla televisione.

Il web, questo mondo virtuale che purtroppo non è regolato dalle leggi di quello reale,offre la possibilità di aggregarsi, nel bene e nel male.
Come nel mondo reale, il popolo della rete non è uniforme.

Come nel mondo reale le mamme difendono i figli.
Dalla e attraverso la rete.

E, come nel mondo reale, non sempre fanno bene.
Ma di questo ne parleremo in un altro articolo

 

 

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