Cambiamenti climatici e allergie primaverili: le novità del 2022

Cambiamenti climatici e allergie primaverili: le novità del 2022

Cambiamenti climatici e allergie primaverili: c’è un rapporto tra i due fenomeni? E se sì, quale? La primavera è da sempre la stagione più temuta dalle persone allergiche. I pollini sono un allergene potente. La maggior quantità di pollini liberata nell’aria si diffonde ovunque e provoca reazioni a catena. Il riscaldamento globale ha veramente un effetto in materia? Proviamo a chiarire la situazione.

Cambiamenti climatici e allergie primaverili: una situazione in divenire

Cambiamenti climatici e allergie primaverili sono messi in relazione soprattutto da coloro che soffrono di allergia ai pollini. In base alle diverse regioni, tra il 10% ed il 40% della popolazione presenta allergia ai pollini. I sintomi sono prevalentemente respiratori ed oculari. Congestione nasale, rinite, starnuti continui. Ma anche occhi arrossati che lacrimano, congiuntivite, eccessiva sensibilità alla luce. Nei casi più gravi si arriva anche a tosse, difficoltà respiratoria ed asma. L’unica “consolazione” di queste persone, finora, era il periodo limitato in cui tale fenomeno si manifestava. Ma ora la situazione è mutata radicalmente.

Due nuovi studi

Già tempo fa alcuni studiosi avevano ipotizzato un rapporto di causa/effetto tra cambiamenti climatici e allergie primaverili. L’aumento delle temperature invernali e la primavera anticipata favoriscono periodi di impollinazione più lunghi e più intensi. Due studi recenti ora confermano questi dati, e ne mostrano tutta la gravità. L’aumento degli inquinanti, dell’anidride carbonica e dell’ozono nell’aria costituiscono ulteriore fattore di infiammazione per le vie respiratorie.  Anche la qualità del polline si modifica, divenendo più aggressiva verso il sistema immunitario.

Cambiamenti climatici e allergie: dati allarmanti

Oltre al riscaldamento globale e all’aumento degli inquinanti, dobbiamo considerare anche la riduzione delle piogge. I pollini permangono nell’aria più a lungo. Le vie respiratorie sono quindi costantemente irritate e diventano ulteriormente sensibili. Tutti questi fattori favoriscono anche una maggiore quantità di reazioni respiratorie gravi. La stagione dei pollini comincia circa 40 giorni prima e si protrae circa una ventina di giorni in più rispetto ad alcuni anni fa. In base ai diversi fattori, ciò si tradurrebbe in un aumento annuale di pollini tra il 16% ed il 40%.

Quali piante

Tra cambiamenti climatici e allergie primaverili esiste un’altra relazione. Aceri, pioppi, querce, betulle, cipressi: le piante responsabili di allergie sono molte. Alcune persone sono allergiche ad una sola specie di pollini, altre a più di una. Negli ultimi tempi, è stato evidenziato un aumento delle persone polisensibili. La prospettiva realistica è che tali persone debbano lottare con le allergie in un periodo molto lungo: da marzo sino ad ottobre.

Cambiamenti climatici e allergie primaverili: le forme crociate

Si parla di allergie crociate quando una persona allergica ai pollini lo è altresì nei confronti di alcuni alimenti. Qualche esempio: chi è allergico alle graminacee può esserlo ad agrumi, prugne, pesche, meloni e pomodoro. Gli allergici alla betulla possono esserlo a sedano, finocchio, carote, noci, arachidi, fragole. Ai sintomi respiratori si aggiungono in tali casi anche irritazioni e tumefazioni a labbra e bocca. Talvolta, sbucciare i cibi e assumerli solo dopo la cottura riduce in parte i sintomi. Le allergie crociate sono frequenti, ma il loro aumento esponenziale è una ulteriore conseguenza del rapporto tra cambiamenti climatici e allergie. Le forme allergiche sono in Italia la quarta causa di malattia cronica.

Come rimediare

Cosa possiamo fare per ridurre i problemi causati dalle allergie primaverili? Ovviamente, evitare il contatto con gli agenti allergizzanti, anche se talora è difficile. La pulizia accurata degli ambienti lavorativi e domestici è fondamentale. Così come segnalare la propria allergia a familiari ed amici. Evitiamo ambienti troppo secchi o troppo umidi, in quanto irritano ulteriormente le vie respiratorie. Impariamo a leggere attentamente le etichette. Fare acquisti consapevoli ci aiuta ad evitare alimenti in cui possano essere presenti anche minime quantità di allergeni. Se siamo in terapia farmacologica, rispettiamola con attenzione e ricordiamo di portare sempre con noi eventuali farmaci.

Conclusioni

Quanto appena visto ci può aiutare ma certamente non modifica il rapporto tra cambiamenti climatici e allergie. Il tema scelto da OMS per la recente Giornata mondiale della salute era “Our Planet, Our Health” e sottolinea pienamente tale relazione. La stima OMS è di circa 13 milioni di decessi per cause ambientali evitabili. In particolare, ogni minuto più di dieci persone muoiono a causa dell’inquinamento e delle sue conseguenze. I nostri comportamenti per una migliore sostenibilità ambientale faranno la differenza anche per il nostro benessere.

Pubblicato da Laura Daveggia

LAURA DAVEGGIA- SALUTE E BENESSERE Nasce nel 1962 a Venezia, città in cui vive. Maturità classica, laurea in fisioterapia. Da più di trent’anni lavora come fisioterapista. Tutor di tirocinio e relatrice in vari corsi e convegni, ha pubblicato diversi articoli e due libri. Amante di musica classica e lettura.

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