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Donne e sport: silenzio dal G20

Donne e sport: silenzio dal G20

 

Donne e sport: un argomento più che mai di attualità, viste le Olimpiadi da poco terminate e le Paralimpiadi in corso. E anche, tragicamente, per i recenti fatti verificatisi in Afghanistan. A Santa Margherita Ligure si è appena concluso il vertice G20 delle donne. Si è trattato della prima volta che in ambito G20 è stato organizzato un evento dedicato esclusivamente all’empowerment femminile. Dato il tema, ci si poteva aspettare qualche riflessione anche su donne e sport.

Donne e sport: un tema escluso

Donne e sport, invece, è stato un argomento neppure sfiorato. Il vertice si è soffermato su istruzione e lavoro, sulle pari opportunità e la valorizzazione in tali settori. Eppure, riguardo all’empowerment ed all’armonizzazione dei tempi di vita c’è ancora molta strada da fare anche nello sport. Vediamo di saperne qualcosa di più.

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empowerment femminile credits pixabay

Il gap di genere

Circa il 35% della popolazione italiana pratica attività fisica, continuativa o saltuaria. I sedentari tra gli uomini sono il 31%, ma quasi il 40% tra le donne. Il rapporto tra donne e sport vede ai primi posti pallavolo, tennis e nuoto. Così come danza e ginnastica, intesa anche come quella praticata in palestra. Infatti, ancora oggi, resistono diversi pregiudizi di genere. Calcio ed hockey, ad esempio, sono considerati sport maschili. Ginnastica e pattinaggio artistico sarebbero invece sport femminili. Ed i figli maschi che vorrebbero dedicarsi alla danza classica suscitano ancora preoccupazioni e contrarietà nei genitori.

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sport femminili credits pixabay

Donne e sport: la copertura mediatica

I media non contribuiscono a migliorare il rapporto fra donne e sport. I dati dimostrano che avallano tali pregiudizi. La copertura mediatica è migliore se le donne partecipano a sport femminili. Le immagini enfatizzano più il corpo femminile e meno il gesto atletico. I media sportivi che coprono gli sport femminili sono circa il 10%. Quelli che coprono tornei femminili di sport considerati maschili sono circa il 2%.

Social e opinione pubblica

Ovviamente, pure i social trattano in modo squilibrato il rapporto fra donne e sport. Tutti conoscono Cristiano Ronaldo o Diego Maradona. Per i risultati sportivi, certo. Ma altrettanto per i compensi economici esorbitanti ed i discutibili comportamenti personali. Francesca Porcellato è un’atleta eccezionale. Presente a Tokyo 2020, è nata nel 1970. Già questo è un fenomeno. La longevità atletica ad alto livello è poco frequente. Per le donne è ancora più problematica. Ha partecipato ad undici Olimpiadi e Paralimpiadi, sia estive sia invernali. E’ stata presente nello sci, nell’atletica e nel ciclismo. Quattordici medaglie olimpiche, senza contare gli altri trofei. Niente gossip, solo risultati. Eppure, chi la conosce? Gli addetti ai lavori, forse poco più.

Donne e sport: il pay gap

Come in molti altri settori, anche lo sport registra un divario enorme nei ricavi economici. Bastano due soli esempi per rendercene conto. Naomi Osaka e Serena Williams sono le due tenniste più pagate. Raggiungono circa 36-37 milioni di dollari all’anno. Roger Federer arriva a 106 milioni. Senza contare la difficile conciliazione tra allenamenti e gare ad alto livello ed eventuali scelte di maternità. Anche nella relazione tra donne e sport, siamo ben lontani dalle pari opportunità e dall’armonizzazione dei tempi di vita auspicate dal G20.

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pay gap credits pixabay

Un cammino problematico

Il rapporto tra donne e sport è da sempre molto difficile. Le origini si possono ricondurre a mosaici di epoca romana, che rappresentano donne impegnate in attività sportive. Lungo i secoli, la cultura ha ovunque considerato la donna come destinata alla vita domestica. Procreazione, cura dei figli e della casa erano le sue peculiarità. Al massimo, poteva svolgere “arti femminee” quali ricamo e poesia. Ulteriore ostacolo, l’abbigliamento. L’abbigliamento succinto ed aderente indispensabile nello sport era assolutamente proibito alle donne. Solo dalla fine del 1800 in poi, molto lentamente, i cambiamenti culturali hanno consentito la partecipazione femminile alle attività sportive. Ma in molte culture, anche oggi, le atlete sono malviste ed ostacolate, se non apertamente perseguitate.

Conclusioni

Appare quindi più che mai necessario che il prossimo G20 apra gli occhi sul difficile connubio tra donne e sport. Come auspicio conclusivo, prendiamo in prestito una frase di Josefa Idem.

 “Fino a quando le donne saranno tenute ai margini dei processi decisionali e politici in materia di sport, sarà impossibile veicolare una nuova immagine in cui sono protagoniste”.

 

 

 

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