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Spettacolo
Syd Barrett. Un personale omaggio al diamante grezzo dei Pink Floyd

Syd Barrett. Un personale omaggio al diamante grezzo dei Pink Floyd

Syd Barrett -07/07/2006. Il tramonto di un mito.

Era il 7 luglio 2006, pochissime ore dopo, il cielo tedesco di Berlino si sarebbe dipinto di azzurro, ma intanto, quell’afoso giorno, segnò per sempre il mondo della musica e il mio. Un ripetuto e consueto appuntamento annuale.

Avevo dodici anni e il mio incontro con il cantautore britannico avvenne mentre saltellavo qua e là tra le stazioni radio, le quali lo omaggiavano, fra una canzone e un aneddoto.

«Quella fatidica sera di venerdì che seguiva una giornata torrida come quella in cui da ragazzo Barrett andava a fare picnic sulle rive del Cam, Testamatta sprofondò in un sonno che si sarebbe prolungato per l’eternità».

Viene così raccontata, nel libro di Rob Chapman, ”Syd Barrett. Un pensiero irregolare”, la fine dell’epopea di una delle menti più brillanti del panorama musicale inglese degli anni Sessanta.

Il suo nome era Roger Keith Barrett, ai più era conosciuto come Syd Barrett, il diamante grezzo dei Pink Floyd.

Syd Barrett musicista

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Syd Barrett. Un personale omaggio al diamante grezzo dei Pink Floyd (fonte: STONE MUSIC) – The Web Coffee

Non starò qui a ripercorrere il triste divorzio della storia di Barrett e dei Pink Floyd, ormai presentato più e più volte, piuttosto mi concentrerò sulla carriera musicale di Syd Barrett che s’interseca ampiamente all’approccio artistico a 360° che lo animava sin da bambino.

Difatti, il suo talento eccezionale, impareggiabile, coniugato a uno stile semplice e leggero, richiamando una giovinezza oramai lontana, sfociano nella manifestazione di una mente avanti nei tempi, capace di miscelare, come un meticoloso saggiatore testi surreali a orchestre colorate di note e sfumature di vario genere.

Grazie alla sua propensione alla sperimentazione, mutò il mondo della musica dei suoi contemporanei, donando il giusto equilibrio tra innovazione, sperimentazione e rielaborazione.

Esempi perfetti sono i primi album coi Pink Floyd (The Piper at the Gates of Dawn e A Saucerful of Secrets) o alcuni brani da solista (Here I go, Octopus e Love Song).

Syd Barrett pittore

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Syd Barrett. Un personale omaggio al diamante grezzo dei Pink Floyd (fonte: Syd Barrett) – The Web Coffee

Quanto alle pitture di Syd Barrett ci giungono numerose testimonianze (suggerisco la sezione Syd’s Art sul sito dedicato all’artista).

Una tra le più importanti è quella dell’ultima intervista del 23 dicembre 1971, fatta da Mick Rock per Rolling Stone. Qui, il fotografo inglese ci racconta che:

«[…] Prima che i Floyd prendessero il volo, Barrett frequentava l’istituto d’arte. Dipinge ancora. A volte pazze giungle di fitte materiche gocce. A volte opere semplici e lineari. Il suo preferito è un semicerchio bianco su tela bianca. In una cantina dove lui passa molto tempo, se ne sta seduto circondato da dipinti e dischi, i suoi amplificatori e le chitarre. Si sente sicuro là, sottoterra, come un personaggio spuntato fuori da una delle sue canzoni».

Pittura e musica, musica e pittura. Un binomio indissolubile quando si parla di Syd Barrett. Un’antitesi della rockstar e dell’artista maudit se ripensiamo al periodo post floydiano, quando dopo un breve soggiorno a Londra, tornò nella sua piccola e amata Cambridge, dove negli anni proseguì con la carriera di pittore.

L’eredità di Syd Barrett

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Syd Barrett. Un personale omaggio al diamante grezzo dei Pink Floyd (fonte: HMV) – The Web Coffee

Libri, DVD, documentari, molte sono state le testimonianze che hanno raccontato la vita e l’esperienza di Syd Barrett, in tutte le sue sfaccettature. O forse, non proprio tutte.

Che eredità ci ha lasciato l’immagine di questo artista? Certo è che la meteora della sua voce non è passata indimenticata né, tantomeno accantonata.

Il suo essere (dall’espressività canora ai viaggi introspettivi attorno ai suoi disagi, interiori ed esteriori) è proprio quella fortuna che i suoi studiosi più accaniti vanno cercando e non si accorgono invece, di quanto questo cantautore ci abbia regalato, già con la sua presenza.

Probabilmente, Barrett ci ha donato attraverso la sua figura, la possibilità di guardarci davanti allo specchio usando la propria intimità e soffermiamoci un attimo: cos’è la prima cosa che ci viene a mancare quando proviamo una forte emozione? La voce.

E questo conflitto, quest’autoanalisi ha a che vedere proprio con il mezzo vocale, uno strumento che dà la possibilità di connetterci al nostro Io e agli altri. E non ci resta che ringraziare Syd Barrett per avercelo fatto capire.

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