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Il disastro nucleare di Chernobyl: 35 anni dopo l’esplosione del reattore 4

Il disastro nucleare di Chernobyl: 35 anni dopo l’esplosione del reattore 4

35 anni fa a Chernobyl si verificava il disastro nucleare più celebre della storia della contemporaneità: l’esplosione del reattore 4.

La storia del disastro di Chernobyl

26 Aprile 1986, sono le 1:23 nella Centrale nucleare Lenin in Ucraina, a circa 100 km da Kiev. I tecnici preposti stanno effettuando dei test sul reattore RBNK numero 4 al fine di riuscire a mantenere la temperatura stabile anche durante un’emergenza causata da un black out.

Ore 1:23:45. Il test fallisce, la temperatura sale vertiginosamente, gli operatori cercano di abbassarla ma invano, il reattore diventa instabile.

Nessuno però ancora si rende conto della grave entità dell’incidente: il coperchio è esploso a causa dell’alta temperatura, il nocciolo del reattore è esposto, si sprigiona una nube di grafite incredibilmente radioattiva che investe subito la centrale e la città più vicina, Pryp”jat’.

È l’inizio della fine.

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Il disastro di Chernobyl: 35 anni dopo l’esplosione del reattore 4 – the Web Coffee

Tutti i vigili del fuoco della città vengono chiamati a spegnere l’incendio, non sanno però dell’enorme sacrificio che stanno compiendo per mettere in salvo la comunità. Moriranno tutti in breve tempo, uno dopo l’altro dopo aver riportato gravissime ustioni causate dall’esposizione alle radiazioni.

La situazione diventa incontrollabile, alcune ore dopo l’esplosione 350.000 persone, gli abitanti delle città e dei villaggi prossimi alla centrale, vengono evacuate senza grandi spiegazioni, pregando loro di portare con sé solo pochi effetti personali dal momento che, come asseriscono le autorità, staranno via solo per pochi giorni. Nessuno tornerà più a Pryp”jat’, invece.

La nube radioattiva dapprima si dirige a Nord, investendo subito Bielorussia, Polonia, Svezia, Finlandia e la Germania, dopo si spande in altre direzioni europee, ma il governo ucraino tace sull’argomento. Sarà invece la Svezia, due giorni dopo l’incidente a lanciare l’allarme in seguito alla scoperta di radiazioni anomale.

La portata dell’incendio è gravissima, il reattore brucia ininterrottamente per 10 giorni consecutivi. Verrà poi stimato che la catastrofe nucleare è, secondo la scala INES dell’IAEA (agenzia internazionale per l’energia atomica), di livello 7, il grado massimo.

In seguito al disastro nucleare di Chernobyl, tra il 1986 e il 1990, 600.000 cittadini sovietici vengono inviati alla centrale per aiutare nell’opera di decontaminazione della zona e della costruzione di un sarcofago adeguato per il reattore 4 in modo da contenere tutto il materiale radioattivo. Quelli che opereranno nel primo anno riceveranno una dose di radiazioni comprese tra i 62 e i 110 millisieverts (la dose massima che potrebbe essere considerata accettabile per non avere ripercussioni sulla salute è di 20 millisieverts l’anno).

Nel Luglio del 1986 si riunisce una commissione, presieduta dal segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica Michail Gorbachev, in cui viene alla luce che il disastro non è stato solo l’infelice conseguenza imputabile alle azioni sbagliate degli operatori della centrale, ma il frutto di un problema a monte: il reattore era difettoso, inadeguato al compito da svolgere sin dalla sua progettazione.

Le fake news sul disastro di Chernobyl

Quando si parla del disastro di Chernobyl vengono inevitabilmente tirati in ballo alcuni argomenti collaterali che, però, esaminati sotto ad una lente ad ingrandimento, si rivelano inesatti o addirittura inventati.

Innanzitutto, si tende ad immaginare questa immensa carcassa di metallo contornata da una pericolosa, desolata ma altrettanto suggestiva foresta rossa.

 

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Il disastro di Chernobyl: 35 anni dopo l’esplosione del reattore 4 – the Web Coffee

Ebbene, durante l’esplosione la nube radioattiva invase come prima cosa la foresta che circondava la centrale colorando così le foglie e il tronco di rosso, ma venne subito abbattuta e sotterrata nel cemento insieme al reattore. Quella che si può vedere oggi, invece, è una foresta nata negli ultimi 35 anni che non possiede il livello di radiazioni di quella che l’ha preceduta.

Pensando ad evento di questa entità, la nostra mente crea un’immagine cupa, dall’atmosfera asfissiante e mortifera. Si crede che la città di Chernobyl sia ormai solo una cattedrale del deserto, che nulla vi cresce e nessuno vi abiterà mai. Niente di più falso.

Certo, la centrale fa parte di una zona di esclusione che ha il raggio di 30 km. Eppure, esistono due livelli, il primo, avente il raggio di 10 km, implica che nessuno possa abitare in questa zona; il secondo invece prevede restrizioni e zone non accessibili, ma vi si può risiedere stabilmente.

Chernobyl, città che ha dato il nome all’intera vicenda, si trova a 18 km a Sud dalla centrale, dunque nella seconda area di esclusione. Il disastro è conosciuto da tutti con questo appellativo perché questa era la città più antica e più nota a tutti.

La città fantasma dopo il disastro di Chernobyl

A 3 km dalla centrare Lenin, si trova Pryp”jat, soprannominata “la città dei fiori“.

Nata nel 1970 proprio per rispondere alle esigenze del personale che lavorava nel grande colosso nucleare, contava al momento del disastro circa 50 000 abitanti. È lei ad essere stata investita dalla nube per prima, dunque si è reso necessario evacuare l’intero centro abitato alcune ore dopo l’esplosione.

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Il disastro di Chernobyl: 35 dopo l’esplosione del reattore 4 – the Web Coffee

È lei, così giovane, ad essere ormai un disarmante paesaggio spettrale che mai più potrà conoscere il guizzo della vita.

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Il disastro di Chernobyl: 35 anni dopo l’esplosione del reattore 4

Disseminate nel raggio di 10 km, poi, si possono scorgere diversi villaggi, per lo più costituiti da casette in legno. Anche questi vennero evacuati e ad oggi rimangono vuoti, nonostante alcuni anziani si siano rifiutati all’arrivo dei militari di abbandonare le loro case in cui vi erano contenute le loro vite.

Dopo il disastro di Chernobyl – oggi

Oggi Chernobyl è un centro abitato, sebbene da pochissimi, conta infatti solo un migliaio di abitanti. La nube tossica, spostandosi soprattutto verso Nord, ha fatto sì che la città passata alla storia per il disastro, sia stata in realtà “graziata” in un certo qual modo e dunque avendo oggi un livello accettabile di radiazioni (addirittura minore rispetto ad alcune zone d’Italia) è un centro in cui la vita può lentamente ricominciare a scorrere.

Per lo più a risiedervi sono gli operai della centrale, che nonostante il disastro, ad oggi è tutt’ora attiva, sebbene non produca più energia. I lavoratori impiegati sono attualmente 5000, occupati nello smantellamento di ogni singolo oggetto, lavoro che si presuppone richieda per lo meno 60 anni per essere portato a compimento.

La città, la zona di esclusione e la centrale stessa possono essere visitate, con le dovute accortezze. Vengono organizzati, infatti, dei tour che prevedono la visita guidata nei luoghi del disastro e in alcuni casi anche il pernottamento nella città di Chernobyl, negli alloggi degli operai della centrale.

Per accedervi, però, sono necessari dei controlli preliminari, bisogna fornire il passaporto così che il governo ucraino possa rilasciare un’autorizzazione. Per accedere in alcuni luoghi bisogna sottoporsi ad un controllo per constatare il livello di radiazioni che una persona porta con sé e se lo si vuole, è possibile affittare un contatore Geiger, ovvero lo strumento di misura delle radiazioni ionizzanti.

L’impatto del disastro di Chernobyl è stato di una portata incredibile. Tutte le specie viventi nella zona di esclusione in primo luogo e nelle zone raggiunte dalla nube radioattiva, hanno avuto delle ripercussioni devastanti.

Ancora oggi non sono ben chiari i numeri delle vittime dell’incidente e di chi è stato esposto alle radiazioni nei giorni e mesi successivi.

Dopo anni dal disastro di Chernobyl, alcuni studi hanno tristemente documentato come il DNA delle persone esposte si sia modificato e danneggiato, così che ancora ora frequenti sono i casi di tumori, leucemie, malattie autoimmuni e cardiache tra i più giovani.

A tal proposito, da quasi trent’anni si organizzano tramite onlus, dei viaggi per i bambini di Ucraina, Bielorussia e Russia colpiti dalle radiazioni, in modo che possano per alcuni mesi all’anno respirare nuovamente aria pulita e sottoporsi a cure mediche.

Il disastro di Chernobyl è scolpito ormai nella nostra memoria, tra falsi miti e storia, sicuramente interessante e non meno doloroso da affrontare. Ne eravate a conoscenza?

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