Violenza di genere: novità dall’Europa

Violenza di genere: novità dall’Europa

 

Violenza di genere: 2 novità. Siamo, purtroppo, abituati a sentire notizie di femminicidi, violenza sessuale o simili. E siamo anche abituati a sentire che l’informatica, oltre ad avere risvolti positivi, nasconde altresì pericolose insidie. Una su tutte, la pedopornografia. Ma per tutto questo esistono procedure legislative abbastanza note ed ormai consolidate. Invece, che il mondo informatico potesse aumentare la violenza di genere, era ancora poco noto.

Violenza di genere: 2 novità

Nelle nostre società siamo tutti iper connessi. Il tempo trascorso online è vertiginosamente aumentato nell’ultimo anno, a causa della pandemia da Covid-19. Pochi giorni fa, il 17 marzo, il Parlamento Europeo ha pubblicato uno studio che documenta quanto la violenza informatica di genere sia aumentata e gravida di pericolose conseguenze sul piano sociale ed economico. Quali sono le 2 novità circa la violenza di genere?

Lo studio EAVA

Il gruppo di Ricerca Unità Valore Aggiunto Europeo (EAVA) segnala che sta aumentando vertiginosamente il numero di donne che ricevono minacce, molestie e stalking mentre sono online. I social incrementano il fenomeno. Molte donne denunciano, ma in realtà mancano ancora studi e dati reali ed affidabili. Si stima che nei Paesi della Comunità Europea circa il 4 – 7% delle donne abbia subìto molestie online negli ultimi dodici mesi. Lo stalking virtuale riguarda circa il 3% di donne. Ed è verosimile che la prevalenza della violenza di genere informatica aumenti nei prossimi anni. Il timore, ovviamente, è che violenza di genere virtuale e violenza di genere fisica si potenzino l’un l’altra.

violenza di genere

Violenza di genere: ognuno per sé

Si tratta di un fenomeno chiaramente inconcepibile sino ad alcuni anni fa. Non esistono normative specifiche nei singoli Stati europei. Men che meno normative in merito a livello comunitario. Finora, mancano persino una definizione comune di questo fenomeno ed un approccio efficace a livello politico. Ogni Paese fa da sé, agendo in modo diverso l’uno dall’altro. Questo studio è il primo ad evidenziare chiaramente il fenomeno della violenza informatica di genere. Un ulteriore problema è costituito dal fatto che la violenza di genere a livello informatico ha per sua natura valenza transfrontaliera.

Le conseguenze

Lo studio sottolinea come il primo impatto sia chiaramente a carico delle vittime, con aumento di ansia e depressione. Ma il fenomeno ha pure conseguenze sociali ed economiche. Ritiro dal dibattito pubblico, costi sostenuti per assistenza legale, minor presenza sul lavoro ne sono alcuni esempi. A causa dei problemi psichici, vi è altresì perdita di giornate lavorative o minore produttività. Tutto questo aggrava il già presente divario di genere lavorativo. Come onde concentriche, la cosa rischia di estendersi, propagandosi ulteriormente verso l’universo LGBT.

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transfrontaliera credits pixabay

Violenza di genere: i costi

Il costo economico stimato di questa tipologia di violenza per la società sta in una forbice fra i 49 e gli 89 miliardi di euro. Cifre a dir poco impressionanti. Teniamo conto che i dati sono estremamente recenti. Siamo in piena crisi economica da Covid-19: ai deficit ben noti si aggiunge anche questo. Quali le soluzioni possibili?

Le proposte

Le misure più efficaci, certamente, starebbero in una combinazione di azioni condivise. Azioni politiche, legali, sostegno alle forze dell’ordine, condivisione di informazioni e procedure. Ma anche impulsi di sensibilizzazione, prevenzione e sostegno alle sporadiche iniziative già in corso per combattere la violenza di genere a livello informatico.

Conclusioni

Nei limiti delle proprie possibilità, ognuno di noi è in grado di offrire un contributo costruttivo. Sensibilizzare, segnalare, informare, evitare di idealizzare i social: cose alla portata di tutti. E sapere che non bastano le giornate di manifestazioni, le scarpette rosse o le panchine dedicate. La responsabilità di informare sulla violenza a livello informatico è di tutti. In primis, di coloro che dei media e dei social fanno il pane quotidiano, sia per hobby sia per professione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato da Laura Daveggia

LAURA DAVEGGIA- SALUTE E BENESSERE Nasce nel 1962 a Venezia, città in cui vive. Maturità classica, laurea in fisioterapia. Da più di trent’anni lavora come fisioterapista. Tutor di tirocinio e relatrice in vari corsi e convegni, ha pubblicato diversi articoli e due libri. Amante di musica classica e lettura.

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