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Salute e Benessere
Covid-19 e cibo: spreco alimentare, un aspetto sconosciuto

Covid-19 e cibo: spreco alimentare, un aspetto sconosciuto

Covid-19 e cibo: un binomio che ci accompagna da ormai un anno. Durante il lockdown, molti hanno riscoperto la cucina casalinga. Pizza, torte, menù insoliti hanno fatto da padroni nelle case degli italiani. Cibo anche come rifugio, conforto e antidoto contro l’ansia e la depressione causate dalla situazione di isolamento forzato. E tutti sappiamo quanto la crisi sanitaria abbia avuto ripercussioni pesanti dal punto di vista sociale ed economico. Malgrado questo, un aspetto di cui si è parlato pochissimo è lo spreco alimentare, che in questo periodo continua ad essere enorme.

Covid-19 e cibo: la crisi

Covid-19 e cibo: migliaia di persone e famiglie hanno perso il lavoro o temono di perderlo. Gli incentivi economici sono insufficienti. E, letteralmente, molti non sanno cosa mettere sulla tavola dei propri figli. Lo spreco alimentare è un fenomeno già noto e purtroppo elevato in questo nostro mondo occidentale e benestante. Ma verrebbe da pensare che, proprio in tempo di crisi, la spesa e la gestione del cibo dovrebbero essere assai più sobrie ed oculate. Ebbene, non è così.

Alcuni dati

Si definisce come “spreco alimentare” l’insieme dei prodotti alimentari scartati, ancora commestibili e destinati al consumo umano o animale. Nei Paesi sviluppati, lo spreco di cibo avviene al termine della catena di produzione, ossia quando arriva sulle nostre tavole. Una volta, almeno, andava a pro degli animali domestici: gatti e cani della famiglia. Ora abbiamo i cibi specifici super raffinati pure per loro. Ed il cibo nostro finisce in spazzatura. Covid-19 e cibo: durante il 2020, in piena pandemia e relativa crisi economica, lo spreco alimentare raggiunge i 36 chili all’anno pro capite! E durante l’estate, ancora peggio. Le famiglie italiane gettano annualmente nella spazzatura un valore pari a circa 7 miliardi di euro.

L’iniziativa della FAO

La giornata avviata dalla FAO su Covid-19 e cibo ha avuto lo scopo proprio di sensibilizzare su questo tema, divenuto ancora più drammatico durante l’emergenza. Ricordiamo che nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite l’obiettivo 2 è proprio quello di sconfiggere la fame. Non dimentichiamo, altresì, che il cibo buttato contribuisce a peggiorare anche la qualità ambientale.

 

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Covid-19 e cibo: le strategie possibili

Per ridurre lo spreco alimentare, ognuno di noi può attuare semplici strategie e farle diventare abitudini quotidiane. Primo: ridurre le quantità acquistate. Impariamo a calcolare ciò che serve a noi ed alla famiglia e regoliamoci di conseguenza. Secondo: fare attenzione alla differenza tra alimenti deperibili e non deperibili. Gli alimenti deperibili sono quelli a bassa durata di conservazione, che si deteriorano con facilità. Ad esempio, latte e latticini, uova, frutta e verdura fresche, carne, pesce. Quelli non deperibili sono a lunga conservazione e non necessitano di essere refrigerati. Esempi: pasta, riso, farina, zucchero, caffè, alimenti in scatola. Per i surgelati, attenzione alla catena del freddo: se si interrompe, l’alimento si guasta.

 

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Le date di scadenza

Altra cosa fondamentale da valutare sono le date di scadenza. In tema di Covid-19 e cibo, soprattutto nelle zone rosse, molta gente ha la tendenza a “fare scorta” per evitare di uscire spesso. La dicitura “da consumarsi entro” si usa per alimenti che si deteriorano facilmente e devono essere consumati entro la data indicata. Troviamo invece la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” su alimenti a lunga conservazione: riso, spezie, cereali. Dopo questa data, possiamo utilizzare comunque questo alimento, anche se può aver perso qualcosa in sapore o consistenza.

Conclusioni

L’auspicio è che la crisi possa aiutarci a diventare più consapevoli. Covid-19 e cibo: impariamo ad essere più adeguati ai tempi che viviamo, educhiamo anche i nostri figli ad essere meno capricciosi e schizzinosi. Dando loro il buon esempio, ovviamente. Ed evitiamo di utilizzare il cibo, per noi stessi ed i nostri figli, come ricompensa o tappabuchi psicologico.

 

 

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