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Cachemire e sostenibilità: la produzione di questo tessile è sotto accusa

Cachemire e sostenibilità: la produzione di questo tessile è sotto accusa

Cachemire e sostenibilità: il tessuto pregiato ora è sotto accusa

Il cachemire, un tessile pregiato, da sempre il simbolo dell’alta moda, del lusso e dell’eleganza, ora è sotto accusa: la sua produzione non è più considerata sostenibile. La sua colpa è quella di provocare uno sfruttamento intensivo dei terreni adibiti al pascolo, con una conseguente desertificazione di un territorio sempre più esteso.

L’inaridimento del terreno è un problema molto serio, che va a incidere pesantemente su tutto l’ecosistema e comporta anche danni di natura sociale. Ma se tutto ciò non bastasse, c’è anche l’accusa da parte delle associazioni animaliste e ambientaliste  contro i maltrattamenti che subiscono le capre.

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Cachemire e sostenibilità The Web Coffee

Il filato pregiato è da anni il tesoro dell’oriente

Il cachemire, o cashmere, o ancora Kashmir, è da sempre il simbolo e il tesoro dell’oriente e dei suoi commercianti.  Questa fibra nobile viene da sempre prodotta nella regione del Kashmir. Una zona situata tra l’Afghanistan, l’India e la Cina, dove viene allevata la razza hircus, la capra dalla quale viene ricavato questo filato pregiato.

Fu Marco Polo a introdurre il cachemire in Europa e l’Italia è stato uno dei primi paesi a iniziarne la lavorazione. Insieme alla Scozia, il nostro paese ne ha detenuto il monopolio fino a qualche decennio fa, trovando il suo impiego principalmente nell’alta moda e nel settore del lusso.

La razza hircus produce questo tessuto per proteggersi dalle rigide temperature invernali tipiche della regione del Kashmir, che arrivano addirittura a quaranta gradi sotto zero. Il cachemire non è altro che un sottopelo morbidissimo chiamato duvet, che la capra produce proprio per difendersi dal freddo. Possiamo dire che sono proprio le caratteristiche climatiche estreme la componente necessaria per la produzione del cachemire.

Perché il cachemire vergine non è sostenibile?

I problemi ambientali, i cambiamenti climatici, l’esaurimento delle energie non rinnovabili e tutti i fattori sociali connessi ci stanno portando verso un urgente cambiamento dei nostri stili di vita, a partire dal consumismo sfrenato.

Anche il settore e l’industria della moda è chiamata a compiere scelte più sostenibili ed ecologiche. Ma fin’ora si era sempre pensato che il cachemire fosse senz’altro una scelta sostenibile, questo perché un capo realizzato con questo filato pregiato resiste nel tempo e non rientra nella lista dei vestiti usa e getta del fast fashion.

Ma, come in tutte le cose, bisogna allargare la visuale e andare a fondo, alla radice delle cose. Partiamo col dire che: per produrre un maglione di cachemire ci vogliono ben quattro capre, perché lo strato di duvet che ogni capra riesce a produrre non è molto spesso, rispetto invece alla semplice lana, con la quale, al contrario, si riesce a realizzare ben cinque di maglioni, per ogni pecora.

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La richiesta crescente del mercato ha portato negli anni a una crescita esponenziale degli allevamenti della razza hircus, tanto che l’area di produzione del cachemire si è estesa notevolmente, arrivando a toccare le zone della Mongolia, del Tibet e dell’Iran. Ma tutto questo sta portando alla distruzione e alla desertificazione di queste zone.

Le capre si nutrono dell’erba dei pascoli, strappano e mangiano anche le radici delle piante e di tutta la vegetazione, che per ricrescere ci impiega moltissimo tempo. In tutto questo si danneggia anche la fauna del territorio e tutta la catena alimentare.

Il cachemire è entrato nel mercato globalizzato

Come abbiamo già detto, il cachemire è stato a lungo tempo monopolio dell’Italia, che lo lavorava per realizzarne tessuti e capi riservati al mercato del lusso. Poi è arrivata la globalizzazione e con essa un uso esteso del filato e una richiesta sempre crescente. Ormai anche l’industria del fast fashion ricorre a questo tessuto e sforna collezioni una dietro l’altra. Con la conseguenza di abbattere i costi della materia prima e della produzione, ai danni anche della stessa lavorazione.

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Gli allevatori hanno intensificato sia il numero degli allevamenti che delle capre, purtroppo anche a danno delle stesse, oltre che delle steppe orientali. Infatti queste povere bestie vengono pettinate sempre più frequentemente, anche durante l’inverno, lasciandole indifese e nude alle più rigide temperature.

Qual è la soluzione più sostenibile?

Per chi vuole compiere una scelta sostenibile, la soluzione migliore è ricorrere al cachemire rigenerato che rientra a pieno in un processo circolare e di riciclo. Tra l’altro, tra i tanti vantaggi, questo tessuto ha la particolarità di diventare sempre più morbido col passare del tempo e dei lavaggi. È praticamente indistruttibile e mantiene tutte le sue fantastiche proprietà inalterate, è più economico e non impatta sull’ambiente.

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