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La rotta balcanica dei migranti: cosa succede ai confini d’Europa

La rotta balcanica dei migranti -the web coffee

La rotta balcanica dei migranti: sono miglia le persone che tentano disperatamente di entrare in Europa, sono siriani, afghani, iracheni, pachistani, iraniani. Sono uomini, donne e bambini, sono individui che dovrebbero avere dei diritti, dovrebbero godere della protezione internazionale e invece sono trattati come bestie. Scappano dalla guerra, dai terroristi, dalla fame, dalla sofferenza, vagano alla ricerca disperata della loro dignità, di una vita migliore, di condizioni di vita umane. Ma trovano solo altra sofferenza, tanta crudeltà e trattamenti disumani.

Tutto questo ai confini con l’Europa, la nostra Europa, la patria dei diritti umani. I respingimenti sono illegali, eppure sono migliaia i profughi che vengono brutalmente respinti indietro, a ritroso lungo quella che viene chiamata la rotta balcanica dei migranti.

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Rotta balcanica dei migranti: il viaggio

La rotta balcanica è un percorso di migrazione verso l’Europa presente già negli anni 90′, ma intensificatosi verso il 2015, con l’apertura delle frontiere tra l’UE e gli Stati Balcanici. Le persone provenienti principalmente dalla Siria, dall’Afghanistan e dall’Iraq passano dalla Turchia, approdano in Grecia e successivamente attraversano la Macedonia, la Serbia o la Bosnia, per varcare il confine con la Croazia e la Slovenia e da lì raggiungere l’Italia e poi il resto d’Europa.

Lungo questo percorso della speranza, nel tempo sono nati dei campi profughi, di passaggio, e centri di distribuzione di cibo e vestiti, con il supporto delle organizzazioni non governative. Nel 2016, con l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia, i confini dei paesi sono stati chiusi, il viaggio della speranza dei migranti è diventato sempre più complicato e pericoloso. In migliaia si sono ritrovati bloccati nei campi profughi della Grecia, della Serbia o della Bosnia, impossibilitati ad andare avanti, ma anche a tornare in dietro. In tanti cercano di varcare il confine con la Croazia, ma i respingimenti sono diventati sempre più crudeli e disumani.

Con la decisione del presidente turco Erdogan di riaprire le frontiere e far passare i migranti, il fenomeno è tornato a intensificarsi. Secondo gli ultimi dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, sono quasi 17.000 i migranti bloccati ai confini con l’Unione Europea, tra la Bosnia, la Serbia e la Macedonia. Senza contare le migliaia di profughi ammassati nei centri di accoglienza sulle isole greche, in condizioni davvero inimmaginabili.

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La rotta balcanica dei migranti: violenza e respingimenti

Durante la rotta balcanica dei migranti, dopo aver attraversato la Macedonia, l’Albania e il Montenegro, uomini, donne e bambini cercano di varcare il confine che divide la Bosnia e la Serbia dalla Croazia, per entrare finalmente nell’Unione Europea. Ma alla frontiera trovano lo schieramento delle forze dell’ordine croate che eseguono sistematicamente i respingimenti, con atti di forza e di violenza.

Le persone vengono picchiate, derubate, minacciate, prese a sprangate, rimandate indietro, verso la Bosnia, verso la Serbia, a piedi nudi e coi vestiti strappati. Si parla addirittura di stupri e sevizie ai danni dei profughi, da parte della polizia croata, e da parte degli sloveni.

Chi riesce a passare, chi riesce ad arrivare ai confini italiani, viene preso dalla polizia italiana e riconsegnato a quella slovena e poi a quella croata e rigettato indietro. Ormai viene chiamato “il game” da parte di chi tenta più volte l’attraversamento, che è diventato sempre più difficile. Il gioco in cui si cerca di vincere una richiesta d’asilo in Europa, o si rischia un altro giro all’inferno, tra soprusi di ogni genere, violazione dei diritti umani e permanenza in campi profughi nel fango, al gelo e alle intemperie.

 

 I campi profughi al gelo

Nei giorni scorsi hanno fatto il giro del mondo le foto provenienti dalla Bosnia che ritraggono gli immigrati al gelo, senza elettricità, senza acqua, senza servizi igienici, senza niente. Sono le persone che hanno cercato di fare richiesta d’asilo ai paesi europei ma che sono state respinte, rimandate indietro, verso la Bosnia e che sono state costrette a cercare riparo nei campi profughi. Le foto in questione arrivano dal campo di Lipa, hanno fatto scalpore, hanno indignato. Ma non sono certo una novità, sono una realtà che è così da anni, sulla quale si è preferito chiudere gli occhi e far finta di niente.

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Le condizioni dei campi profughi sono già precarie e disumane di loro: tende ammassate le une sulle altre, mancanza di acqua ed elettricità, sovraffollamento, nessuna assistenza se non quella fornita dalle ONG, pochi medici per migliaia di persone, senza contare l’emergenza sanitaria in corso. Ma il campo in questione, di Lipa, ha subito un incendio che ha distrutto quel poco che c’era e ora le persone sono completamente e totalmente abbandonate a se stesse. Il campo profughi di Lipa doveva essere già chiuso e le persone spostate da un’altra parte prima dell’incendio, ma questo non è stato fatto, perché non si è trovato un altro posto per accogliere i migranti.

La rotta balcanica dei migranti: alla ricerca della dignità

C’è un rimpallo continuo di responsabilità tra l’Unione Europea e gli Stati: l’UE manda i soldi alle nazioni, le quali dovrebbero usarli per sistemare la questione migranti, ma nulla viene fatto, né dall’una, che dovrebbe controllare come vengono impiegati questi soldi, né dai paesi che intascano i fondi dell’Europa. Questi lasciano le persone nell’inferno in cui vivono e perpetuano i respingimenti illegali. Una cosa è certa: tutto questo è contro i diritti fondamentali dell’uomo.

Stiamo parlando di persone, che si lasciano alle spalle il loro paese, le proprie origini, i propri affetti alla ricerca di una vita migliore, di tranquillità, di stabilità, di un lavoro, di pace. Molti profughi tentano di entrare in Europa per raggiungere i propri familiari, cercano e chiedono il ricongiungimento che però è diventato molto difficile da ottenere. Molti mirano a raggiungere i paesi del nord Europa, nella speranza di avere il diritto d’asilo.

Queste persone non vogliono vivere nell’illegalità, non vogliono essere clandestine, perché questo vuol dire non aver nessun diritto. Queste persone non vogliono essere viste come numeri, come profughi, come bestie, vogliono solo essere viste come individui, vogliono solo la loro dignità.

 

 

 

 

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