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“Life on Mars?” e “My way”: genesi comune di due brani immortali

Gli anni Sessanta, come ben sappiamo, sono stati pieni di cambiamenti e rivolte ed hanno visto nascere tanti nuovi miti e fenomeni di culto, tuttora indimenticati.
Tantissimi sono i racconti di queste figure ed altrettanto numerose sono le curiosità attorno ai brani che hanno segnato un’epoca e non solo; tra queste, oggi parleremo della genesi di due brani celeberrimi, diversissimi tra loro eppure uniti da una genesi comune: “My way” e “Life on Mars?”.


“Comme d’habitude”: dove tutto ebbe inizio



Nel febbraio del 1967, il compositore Jacques Revaux si trovò a scrivere, mentre era in vacanza, quattro brani per conto del suo produttore Norbert Saada: tra questi c’era “For me”, composizione mediocre e scritta in un inglese maccheronico, rifiutata da diversi interpreti transalpini dell’epoca.

Revaux, intenzionato a collaborare con Claude François (musicista francese di successo), chiese a quest’ultimo di lavorarci su, modificando il testo che divenne in lingua francese e che trattava il tema della routine di una coppia che si sta lasciando (ispirato alla sua recente rottura con la cantante France Gall, dopo una storia durata ben tre anni): nacque così “Comme d’habitude” (“Come al solito”), che venne pubblicata nel novembre dello stesso anno.

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La canzone riscosse un più che modesto successo, venendo anche tradotta in altre lingue, tra cui l’italiano, ad opera di Andrea Lo Vecchio che la tradusse per l’occasione in “Come sempre” (lato B del 45 giri “Se torni tu”).


Paul Anka e la nascita di “My way” 

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Tuttavia, con l’arrivo del 1968, vennero contattati diversi songwriters con lo scopo di scrivere una versione inglese dello stesso brano, mantenendo la melodia originale: tra i primi ad essere contattati vi era un certo David Robert Jones, in arte David Bowie, da Bromley (Regno Unito) ancora alle prese con la fatidica scalata al tanto agognato successo che ancora faticava ad arrivare.

Così, Bowie tirò fuori “Even a fool learns to love” («un titolo incredibilmente brutto», come dichiarò diversi anni dopo), che raccontava di come la facile allegria di un clown veniva soggiogata dall’improvvisa scoperta dell’amore. Il brano, però, non venne accettato per le obiezioni dell’editore francese della Decca Records, tant’è vero che Geoffrey Heath della Essex Records rivelò che «volevano una star per registrare il disco, non quel cafone di Bromley».

Nello stesso periodo, in Francia, si trovava anche Paul Anka, cantante e compositore canadese già noto per il suo successo planetario “Diana”, che ascoltò alla radio proprio “Comme d’habitude”: ne rimase folgorato e pensò ad un adattamento in inglese. Si recò dunque a Parigi per trattare l’acquisto dei diritti, e cominciò a comporre i versi di quella che sarebbe divenuta “My way” (“A modo mio”).

Ultimata la stesura, Anka sottopose la canzone a Frank Sinatra, il quale non si disse subito convinto poiché troppo “autoindulgente e autodeclamatoria”; “My way” non ha nulla a che vedere con la versione originale in francese: essa narra la storia di un uomo, forse vicino alla morte, che traccia un bilancio della sua vita e non ha molti rimorsi poiché ha sempre vissuto “a modo suo”.


Il tema parve calzare a pennello per Sinatra, ma a convincerlo ci pensò sua figlia Nancy: secondo quest’ultima era appropriato che il padre interpretasse questa canzone poiché incarnava lo spirito del “self-made man” tanto caro al popolo americano. Sinatra, pur ammettendo più volte di odiare la canzone, accettò di registrarla il 30 dicembre 1968 in quel di Los Angeles e, nel marzo dell’anno successivo, venne pubblicato il disco dalla Reprise, ottenendo un enorme riscontro nazionale e non solo.

Il successo di “My way” valicò ogni confine, arrivando persino in Europa, e superò persino le barriere dei generi musicali, venendo rivisitata da artisti come Elvis Presley, Sid Vicious, Luciano Pavarotti e tantissimi altri, fino ad arrivare ai giorni nostri, con un lascito culturale non indifferente.


“Life on Mars?”: quando un successo ne ispira un altro



Ma non finisce qui. Il giovane, talentuoso ed istrionico Bowie era ancora alla ricerca del successo – quello vero e definitivo – e agli inizi degli anni Settanta cominciò a lavorare all’album “Hunky Dory”. D’improvviso, però, riecheggiarono nella sua testa quelle note tristi e melanconiche di quel brano che, alla fine, fu affidato a Paul Anka e reso celebre da Sinatra; questo pensiero fugace divenne il primo tassello per la creazione di un pezzo da inserire nel suo nuovo disco, come ebbe a dire lo stesso Bowie anni dopo:

«Mi incamminai lungo Beckenham High Street a prendere l’autobus per Lewisham per andare a comperare scarpe e camicie, ma non riuscii a togliermi quel motivetto dalla testa… Iniziai a lavorarci su al pianoforte e già nel tardo pomeriggio completai l’intera parte lirica e la struttura melodica. Rick Wakeman mi raggiunse un paio di settimane dopo arricchendo gli arrangiamenti al piano, mentre Mick Ronson creò una delle sue prime e migliori partiture di archi…»

E così, un bel giorno, venne alla luce al Trident Studios di Londra nell’aprile del 1971 “Life on Mars?”: una successione spasmodica di immagini e flash onirici, surreali ed evocative, accompagnate da accordi di piano vibranti, acuti e malinconici ed un arrangiamento orchestrale pomposo, barocco e a tratti tragico, il tutto suggellato dal ritornello cantato dall’allora Ziggy con un fare quasi lirico e straziante.

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frank-sinatra-320x480 “Life on Mars?” e “My way”: genesi comune di due brani immortali
Sono stati numerosi i tentativi di “decodificare” il testo di “Life on Mars?”: un’esplosione di caotico glamour contrapposto alla grigia esistenza della protagonista che si rifugia nelle immagini sempre diverse dei vari canali televisivi, in cerca di una via di fuga dai suoi litigiosi genitori. E probabilmente è questo frenetico zapping l’unica origine delle immagini enigmatiche e surreali riportate nel testo di “Life on Mars?”, «la reazione di una ragazza sensibile al mondo dei media» come descritto da David Bowie stesso nel 1971.

“Hunky Dory” venne pubblicato nel 1973 e “Life on Mars?” uscì come singolo nel giugno dello stesso anno, riscuotendo un enorme successo: il 45 giri raggiunse la 3ª posizione nel Regno Unito nel giro di 14 giorni dalla sua uscita e rimase nella Official Singles Chart per ben 13 settimane. La popolarità di David Bowie schizzò alle stelle e, anche grazie a “Life on Mars?”, viene tuttora celebrato il suo mito e la sua grandezza.


Tutto ciò però, ad onor del vero, è sicuramente derivato dalla primissima ispirazione per un altro capolavoro della musica leggera contemporanea, senza il quale probabilmente “Life on Mars?” non sarebbe mai nata: infatti, Bowie scrisse nei credits di copertina dell’album una gentile dedica, ovvero “inspired by Frankie”, un po’ come a dire “se sono arrivato qui è paradossalmente anche merito tuo, Frank Sinatra”.

 

Conclusione

In conclusione, le canzoni nascondono un mondo meravigliosamente vasto e ricco di dettagli, particolari, curiosità e aneddoti che rendono la storia musica ancora più avvincente ed interessante. Da un’opera modesta può venir fuori un capolavoro senza tempo – come nel caso di “My way” e da un piccolo fallimento può nascere una perla di rara bellezza, come è accaduto con “Life on Mars?”.

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