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Un anno di Covid-19: da Wuhan al milione di vaccini somministrati in Italia.

Un anno di Covid-19: da Wuhan al milione di vaccini somministrati in Italia.

Era il 31 dicembre del 2019: le agenzie internazionali riportavano la notizia della diffusione locale di una “polmonite misteriosa”. A più di un anno dalla diffusione del Covid-19, ripercorriamo le tappe più importanti di questa lunga pandemia globale.

Quella vigilia di Capodanno nessuno avrebbe mai potuto immaginare quale evento, di lì a poco, avrebbe letteralmente travolto – e profondamente cambiato  – il mondo durante l’anno a cui si brindava.

La diffusione del Covid-19 è stata per molti versi inaspettata. Nonostante nella storia ci siano state varie pandemie, spesso peggiori di questa, nonostante vari scienziati e studiosi già in passato si siano posti il problema di potenziali emergenze sanitarie globali, ci siamo fatti trovare impreparati.

E diciamoci la verità, è anche comprensibile. Tra tutti i problemi che c’erano – e continuano a esserci – nel mondo, “che facciamo se per caso arriva un virus potenzialmente letale” non era proprio la problematica da risolvere nell’immediato.

Ad un certo punto, però, il mondo ha dovuto fare i conti con un problema che sembrava quasi insormontabile. Dall’ultima vera e propria pandemia di portata mondiale, scenari, connessione, mobilità internazionali hanno sperimentato un’evoluzione non indifferente.

Il mondo globalizzato del 2020 si è ritrovato davanti ad un nemico invisibile: il Covid-19. E ne uscirà, in qualche modo, mutato. Come un qualsiasi avvenimento storico che poi quando lo vai a studiare lo consideri uno spartiacque tra decenni di uno stesso secolo.

Covid-19: da Wuhan all’Italia

Erano 27 le persone che al 31 dicembre del 2019 risultava avessero contratto questa “polmonite di origini sconosciute”. Molte di queste erano state in un mercato del pesce della città di Wuhan, nella provincia di Hubei, nella Cina centro-meridionale. Così quel luogo è diventato poi, nel tempo, il focolaio-simbolo da cui tutto è iniziato.

Quando si è diffusa la notizia, molti hanno pensato alla cosiddetta epidemia di SARS, che ebbe anch’essa inizio in Cina e si diffuse tra il 2002 e il 2004 in 26 Paesi, causando la morte di più di 700 persone.

Qualche giorno più tardi, il 9 gennaio del 2020, sarà l’Oms a dichiarare che si trattava di un nuovo betacoronavirus, molto simile al virus della precedente Sars. Il nuovo Coronavirus verrà poi denominato SARS-CoV-2.

L’11 gennaio, poi, la notizia del primo decesso: un uomo di 61 anni.

Notizie rassicuranti si alternavano a scenari preoccupanti. La situazione sembrava circoscritta localmente e secondo il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie il rischio che la malattia arrivasse in Europa era “basso”.

Intanto, però, i casi aumentavano e si scopriva di persone contagiate anche fuori dal territorio cinese. Il rischio che il virus potesse arrivare in tutto il mondo si faceva sempre più reale. La Cina annullava i festeggiamenti per il Capodanno. Il 23 gennaio la regione interessata veniva blindata e le immagini che arrivavano tramite social e TV incutevano paura e terrore.

medici-cinesi-gennaio-2020-covid-19-320x239 Un anno di Covid-19: da Wuhan al milione di vaccini somministrati in Italia.
Medici cinesi, con tutti i dispositivi di sicurezza, impegnati nell’assistenza di pazienti che avevano contratto il Covid-19 nel gennaio 2020

 

Si parlava di lockdown, parola fino ad allora praticamente sconosciuta alla popolazione.

Città isolate, mascherine, guanti, corse ai supermercati, ospedali letteralmente assediati, persone stese nei corridoi, personale sanitario sotto stress. Grazie a ingenti risorse veniva costruito un ospedale in Cina in soli 10 giorni.

Il 30 gennaio, poi, l’Oms dichiara di aver sottovalutato i rischi: parla di “emergenza internazionale”. Lo stesso giorno in Italia due turisti cinesi risultano positivi. Il giorno seguente Palazzo Chigi decreta lo stato d’emergenza sanitaria per sei mesi.

Le autorità spiegano che comunque non è il caso di creare panico e allarmismi. La situazione in Italia resta stazionaria fino al 21 febbraio.

E infatti, è quello il giorno in cui viene diffusa la notizia del primo italiano positivo al Covid-19. Siamo a Codogno, in Lombardia. In pochi giorni la situazione nel Nord Italia precipita.

Dalle chiusure che riguardavano solo alcuni Comuni si passa a chiusure di varie Regioni settentrionali, fino al 5 marzo. Vengono chiuse scuole e università nell’intero territorio nazionale. Si superano ormai i 1000 nuovi contagi giornalieri.

Il lockdown in Italia

Il 9 marzo il Presidente del Consiglio Conte tiene una conferenza stampa in diretta Facebook e coperta da tutti i media nazionali. Ad ora di cena, con la famiglia riunita, tutti noi italiani siamo incollati alla TV ad ascoltare le parole del premier: l’Italia è in lockdown.

Conte-annuncia-il-lockdown-320x212 Un anno di Covid-19: da Wuhan al milione di vaccini somministrati in Italia.
Conte, nella conferenza del 9 marzo, annuncia le misure per contrastare la diffusione del Covid-19 valide in tutta Italia, definita “zona protetta”

E’ quanto decretato dal “dpcm”: anche questa, una parola fino ad allora sconosciuta alla popolazione. Ma da lì in poi entrerà di prepotenza nel bagaglio di conoscenza collettiva.

Inizia così un lungo periodo di isolamento. Siamo tutti impauriti, ci sosteniamo l’un l’altro tramite i social. Striscioni sui balconi, disegnini di bambini. In TV non si parla d’altro.

Nel frattempo, l’11 marzo, a 3 mesi dai primi casi accertati di Covid-19, con cittadini contagiati in molti Paesi, l’Oms dichiara lo stato di “pandemia globale”

In Italia, ogni giorno, puntuale alle 18, arriva il bollettino giornaliero che aggiorna gli italiani sul numero dei nuovi casi, dei decessi. Ci parlano di Rt, di curva epidemiologica, di concetti strettamente di virologia. E noi iniziamo a familiarizzare con questi.

“Ce la faremo” è lo slogan del periodo. Il Covid-19 è l’unico argomento del giorno. Video degli ospedali sovraffollati si alternano a video testimonianze di persone che hanno contratto il virus. Le città come Roma, Milano (quella città che “non si fermava”) sono completamente vuote. Anche il giorno di Pasqua.

Molte città italiane decidono di illuminare palazzi storici e/o di importanza politica e sociale col Tricolore come segno di speranza.

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Il Campidoglio illuminato dal Tricolore

La luce, però, si inizierà a vedere davvero solo il 4 maggio. Iniziano a riaprire le attività, la gente – con ogni precauzione – torna ad uscire di casa anche solo per una passeggiata all’aria aperta o al massimo per vedere “congiunti” (e non solo per fare sport).

L’estate della – forse esagerata – libertà

Segue un’estate con contagi ormai ben sotto i 1000 nuovi casi al giorno. Discoteche aperte e, forse, un senso di libertà esagerato.

La Sardegna diventa, come ogni anno, meta preferita di influencer, gente di spettacolo e giovani alla ricerca di divertimento. Diventa così luogo di nuovi focolai, di polemiche per le misure di distanziamento poco rispettate.

Solo dopo Ferragosto, si decide per la chiusura delle discoteche. Ma la misura non basta. I contagi tornano ad aumentare, a fine agosto si torna a superare i 1000 nuovi casi Covid-19 giornalieri e si invocano nuove misure.

Il Covid-19 torna a diffondersi capillarmente in autunno

A settembre la situazione sembra stazionaria. Si torna tra i banchi di scuola (quelli con le rotelle, per chi è riuscito ad averli). Gli universitari tornano nelle città in cui studiano. Giovani laureati partono. Vanno alla ricerca di un lavoro, semmai fosse possibile trovarlo.

La vita sembra continuare senza eccessive difficoltà. La situazione sembra non essere grave come a marzo, o come negli altri Paesi dell’Unione Europea. Spagna e Francia infatti, già da settembre assistono ad un esponenziale aumento dei contagi.

Ad ottobre, però, la situazione peggiora. Il premier Conte inizia ad annunciare chiusure che riguardano principalmente ristorazione, bar, e luoghi ricreativi e di svago.

I proprietari delle attività però non ci stanno. Ottobre è il mese delle rivolte nelle piazze, delle nottate di violenza e di ribellione nelle principali piazze italiane. Le misure sono confusionarie, i sostegni economici a favore delle attività davvero scarsi.

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Scontri a Napoli per contestare le misure adottate nella lotta contro il Covid-19

Si diffonde sempre più la linea di pensiero dei negazionisti: il Covid-19, secondo loro, non esiste. Si tratta di pura finzione. Su quale sarebbe lo scopo dei “piani alti” nell’inscenare tutta questa situazione drammatica, si devono ancora mettere d’accordo.

I contagi, nel frattempo, non si arrestano. Si susseguono dpcm, nuove misure. Viene introdotto nel dpcm di novembre il coprifuoco: vietati tutti gli spostamenti dalle 22 alle 5. L’Italia viene divisa in tre aree in base alla gravità locale. Il 13 novembre viene toccato il picco di contagi più alto: siamo sopra i 40.000 contagi.

Le festività natalizie in lockdown, il vaccino

La curva epidemiologica inizia a dare segni di cedimento solo verso la fine di novembre. Ma non è comunque abbastanza. Si è – di molto – sopra ai 5000 contagi da Covid-19, numero che permetterebbe una buona riuscita del contact-tracing.

E così le Regioni continuano ad alternarsi tra situazioni di rischio moderato e alto. L’incubo del Natale in lockdown si fa sempre più realtà. E così, con un nuovo dpcm, il Governo decide di attuare misure ancora più restrittive per tutto il periodo delle festività natalizie. Festivi e pre-festivi “rossi” con deroghe per visite a parenti ed amici in massimo 2 persone.

Trascorriamo quindi il Natale e il Capodanno in lockdown, chiusi in casa, tra pochi parenti stretti.

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Milano, Natale in lockdown

Eppure, qualcosa si inizia a muovere nel verso giusto. In tempi record infatti vengono approvati i primi vaccini. Ovviamente, non mancano le polemiche.

Il 27 dicembre, in Europa, è il Vaccine Day. Vengono somministrati i primi vaccini, destinati in Italia all’intero personale sanitario da ormai un anno in prima fila nella lotta al Covid-19.

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L’infermiera 29enne prima italiana ad aver ricevuto il vaccino contro il Covid-19

Sono immagini di speranza, di gioia. Immagini che ci fanno sognare un ritorno alla normalità, che ci fanno pensare che il momento in cui potremo riprendere la nostra vita in mano forse non è poi così lontano.

La luce infondo al tunnel

Nel frattempo, in Italia, è stata raggiunta la quota di 1 milione di persone che hanno ricevuto il vaccino. I contagi, però, continuano a persistere (vedi qui per tutti gli aggiornamenti). Ci vorrà ancora del tempo, è inevitabile.

Il vaccino rappresenta uno spiraglio di luce per tutti noi. E anche se da solo non basterà – dicono alcuni esperti – è il segno di una scienza che non si tira indietro alle sfide. Che progredisce sempre più o comunque con un passo più accelerato rispetto ad altri ambiti.

A prescindere da tutto, sui libri di storia del domani si studierà che la diffusione del Covid-19 è avvenuta principalmente nel 2020 (e se è avvenuta prima, noi non lo sapevamo) e il primo vaccino è stato approvato nel 2020.

Un anno in meno da memorizzare per gli studenti. Un passo in avanti, ancora, della scienza.

A ricordarci che, comunque, il mondo va avanti. O comunque c’è chi va avanti per noi. E dobbiamo esserne riconoscenti.

Ripartiamo da qui.

 

 

 

 

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