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L’ Africa e i suoi segreti. Alla scoperta delle montagne della luna.

L’ Africa e i suoi segreti. Alla scoperta delle montagne della luna.

Alla scoperta dell’Africa!

Separata dal Kenya da un confine naturale che si intreccia in cascate e rapide, l’Uganda si presenta agli occhi di noi visitatori come un pianeta a sé, un cosmo vario e ricchissimo facente parte dell’Africa.

Il respiro del panorama è immenso e si allunga a perdita d’occhio in sconfinate savane tanto aride quanto brulicanti di vita.

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Alla scoperta dell’Africa-The Web Coffee

Le orecchie di uno springbok fanno capolino tra gli alti e gialli fili d’erba, poi scompaiono, lasciando il posto all’eleganza di una giraffa vanitosa che ama osservare ma ancor di più ama essere osservata.

Le sue lunghe zampe sembrano accompagnarvi orma dopo orma verso nord, al confine tra Uganda e Zaire, dove contro il cielo terso si stagliano le vette del Ruwenzori.

africa-320x207 L' Africa e i suoi segreti. Alla scoperta delle montagne della luna.
Alla scoperta dell’Africa-The Web Coffee

E quel cielo nuovo -di quell’azzurro che nel nostro mondo è ormai scomparso- cinge in un abbraccio un paesaggio lunare che, con la sua Cima Margherita (in onore della regina Margherita di Savoia) del Monte Stanley raggiunge i 5109 metri.

Le montagne della Luna (o Ruwenzori) sono il Valhalla del cacciatore, l’Utopia dell’avventuriero. È quello che ogni persona cerca e vuole, è l’ultimo vestigio di un mondo morto o la culla di un mondo nuovo e lucente.

Un’antica tradizione le battezza con il nome di Montagne della Luna, nome antico datogli dal geografo grego Tolomeo (II sec. d.C.), che le considerava le sorgenti del Nilo.

Di fatto il gruppo montuoso è una risorsa perenne di acque, fondamentale nel complesso sistema idrografico del Nilo Bianco. Si rincorre per circa 100 chilometri, diviso in sei gruppi montuosi diversi. Ne fanno parte Gessi, Baker, Emin, Luigi di Savoia, Speke e Stanley, tutti separati tra loro da vallate e torrenti.

La prima salita alle vette fu eseguita, nel 1906, dalla spedizione scientifica italiana del Duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia-Aosta. Ad oggi invece, sono a centinaia i visitatori che ogni anno, sia nella bella stagione che in inverno, affrontano la salita per sciare o per donare alla propria vista una ricompensa di cui solo l’Africa ne possiede la chiave.

All’interno dell’intero gruppo montuoso, protetto dalle aeree circostanti, si cela un tesoro segreto, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco per la spettacolarità del paesaggio: il Parco Nazionale dei Monti Rwenzori. Qui, si innalzano e crescono rigogliose piante gigantesche che popolano le valli segrete e ricoprono la montagna fino quasi al limite delle nevi.

Alla scoperta dell’Africa: come arrivare sui Monti Rwenzori

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Alla scoperta dell’Africa-The Web Coffee

Il punto di partenza delle escursioni è il villaggio di Kasese che dista circa 500 km dalla capitale Kampala, percorribili in circa 8 ore poiché la strada anche se buona è spesso rallentata o dal traffico o dai numerosi dossi.

Potete arrivare a Kasese noleggiando un’auto con autista, oppure servirvi di un collegamento autobus.

I mezzi pubblici

In tutta l’Africa si rincorre una tradizione che è ben radicata sia nelle vecchie che nelle nuove generazioni. Ed è: piano-piano.

La cognizione del tempo in Africa è completamente differente dalla nostra e spesso incomprensibile. Non di rado troverete gruppi di persone ferme sul ciglio delle strade. Sedute. Forse in attesa. Non sembrano stressate, eppure con ogni probabilità sono ferme nello stesso punto dal giorno precedente.

Se domanderete loro cosa stiano facendo vi risponderanno semplicemente: aspettiamo.

Cosa? Un lavoro, un autobus… alcuni non lo sanno.

Perciò vi suggeriamo vivamente di noleggiare un auto e un autista. L’autista è indispensabile in quanto molte zone sono sigillate, ovvero gli ingressi sono piantonati da militari (perlopiù pacifici) ma che hanno il compito di decidere chi far passare e chi no.

Cosa visitare sui Monti Rwenzori in Africa?

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Alla scoperta dell’Africa-The Web Coffee

Da Kasese una strada sterrata e piena di buche inizia a salire, tra villaggi e bananeti, che porta agli uffici delle RMS (Rwenzori Mountain Services), qui troverete le guide.

1° TAPPA: da Kasese la prima parte del sentiero è percorribile anche con la jeep, poi si restringe ed è intervallata da scale in ferro e passerelle, che seguono costantemente il corso del fiume, immerso quasi completamente nella foresta pluviale. L’ultimo pezzo si biforza su un sentiero dove spesso si avanza anche con le mani, immerso in una macchia di felci altissime. Attenzione al caldo!

2° TAPPA: da John Matte Hut si scende lungo la valle del fiume Bujuku che si attraversa con il ponte omonimo e, da quel punto in avanti, solo salita, anche se il sentiero ha una sua logica, alternando tratti pianeggianti che ti permettono di recuperare.

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A volte si inerpica sulle rocce, altre volte è battuto, altre volte ancora è una pozza di fango e infine, l’ultimo tratto accompagnato da passerelle in legno piuttosto pericolanti e scivolose. Nell’ultima parte del sentiero si cammina sotto una coltre di liane, buie gallerie di rami, foglie e muschi penduli. Da qui, se le nuvole le scoprono, si vedono le due cime gemelle, punta Alexandra e punta Margherita con l’imponente ghiacciaio Stanley che le separa.

3° TAPPA: da John Matte Hut ci si sposta ad Helena Hut a 4.600 mt. Quassù si è proprio sotto ai ghiacciai e come tappa è la più faticosa. Quasi sempre si cammina nel fango che ti avvolge fino alle ginocchia.

4° TAPPA: il ghiacciaio Stanley Plateau. Qui si indossano ramponi e imbrago, ci si lega ad uno ad uno in una lunga cordata e si attraversa il ghiacciaio, in 20 minuti circa. Poi i ramponi si tolgono e si scende per l’intaglio che è attrezzato con corde fisse. Poco dopo, ovvero all’inizio del ghiacciaio Margherita inizia l’ascesa del ghiacciaio con pendenze anche del 40%, finché non si arriva sotto allo spuntone di roccia della vetta, dove i ramponi si tolgono e ci si arrampica per altri 25 minuti fino a cima Margherita.

Cosa portare?

Zaino, che al massimo deve pesare 25 kg, acqua, cannocchiale, fotocamera, scarponi, spray anti zanzare, ricambio, stivali, cappellino e crema solare, colori. Sembra strano per noi, ma vi sono bambini in Africa che non hanno mai avuto un pennarello o una matita. Un regalo non potrà che farvi essere più benvoluti, seppur l’accoglienza vi lascerà comunque senza fiato.

Ogni escursione sarà accompagnata da una guida che vi indicherà dove fermarvi per il pernotto e i pasti.

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La birra! Attenzione! Molti africani amano la birra e usano le mance per acquistare la bevanda anziché cibo. Date pure la vostra mancia ma accompagnatela con pacchi di riso o altri alimenti.

Cosa portare a casa alla fine del viaggio in Africa?

Raramente vi sarà concesso fotografare le persone del luogo, soprattutto chi non è abituato alle città e ai turisti. Ma chiedendo senza forzare, riuscirete a strappare sicuramente qualche scatto memorabile.

Ancor più raramente vi sarà concesso trasportare con voi terra rossa, piante ecc.

Il mal d’Africa. Ne parlano tutti ma nessuno sa spiegare bene cosa sia. Tuttavia lo porterete a casa con voi al vostro ritorno. Vi resterà appiccicato addosso come una seconda pelle per molto tempo.

Perché il mal d’Africa è disegnare con gli occhi il contorno di un baobab che si staglia sullo sfondo del cielo infinito e turchese.

Mal d’Africa è emozionarsi davanti a un tramonto breve sapendo che il giorno dopo, comunque andrà, ce ne sarà uno apparentemente identico ma dalle sfumature inedite.

Mal d’Africa è tutto e allo stesso tempo niente.

 

 

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