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Guida antirazzista per combattere l’odio nei bambini

Guida antirazzista per combattere l’odio nei bambini

Combattere l’odio nei bambini, come fare? Nell’era mondiale che stiamo vivendo, divisa ed egoista, gli incidenti pieni di pregiudizi riempiono la nostra mente di notizie e non fanno altro che aumentare la nostra ansia e il nostro stress. Così abbiamo chiesto ai maggiori esperti del campo, in quale modo i genitori possono proteggere i propri figli dal mondo in cui viviamo, dove l’odio governa, e guidarli.

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Guida antirazzista per combattere l’odio nei bambini-The Web Coffee

Esistono diversi tipi di odio

Ad oggi, sfortunatamente, il mondo intero si ritrova a fare i conti con l’esistenza di diversi tipi di odio-razzismo, misoginia, antisemitismo, omofobia, transfobia– nonostante ci trovassimo nel pieno della modernizzazione. La paura dei genitori è temere l’esposizione dei propri figli fin dai primi anni di vita, portandoli così ad alternare i loro pensieri sulla diversità e l’inclusione sociale, gettando ottime basi per combattere l’odio nei bambini.

Ma ecco che subentriamo noi! Abbiamo alcune notizie piene di speranza per voi genitori. É possibile combattere l’odio nei bambini e la sua grande potenza al nascere, prima che sia troppo tardi.

Ci siamo rivolti ad esperti di psicologia infantile ed esperti che si occupano di lotta contro il fanatismo, e abbiamo chiesto loro una guida su come combattere l’odio nei bambini, calmare i malintesi dei più piccoli, ma soprattutto e non meno importante responsabilizzare i propri figli ad essere portatori di bene.

Come combattere l’odio nei bambini?

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Guida antirazzista per combattere l’odio nei bambini-The Web Coffee

Da 0 a 6 anni

Durante i primi anni del/della bambino/a, il vostro compito da genitori è di gettare basi positive, affrontando l’odio che si presenterà coltivando il suo opposto: compassione, tolleranza, amore e gentilezza. La cosa positiva è che vostro/a figlio/a ha un grande vantaggio: quale? Quello di provare un’ indifferenza verso tutto ciò che diversifica tutte le persone.

David Schonfeld, professore di Pediatria presso l’Università della California del Sud, dottore presso il Children’s Hospital di Los Angeles e direttore del Centro Nazionale per la crisi scolastica, afferma che: “I bambini sono molto consapevoli dei modi in cui differiamo, ma non sono nati identificando persone con una particolare razza, sesso o etnia! Essi non discriminano in modo naturale.”

La speranza che accompagna i genitori di tutto il mondo è che i bambini crescano in comunità etnicamente, socio-economiche o in ogni modo diverse, ma soprattutto che imparino l’importanza dell’accettazione nella totale visione del mondo.

Ciò non è garantito, ma gli studi dimostrano che aiuta. Se tuo/a figlio/a non si predispone a qualsiasi tipo di persona che non le somiglia o che non vivono con lui/lei, gli esperti consigliano vivamente di portare il mondo a casa: come? Studiando insieme altre culture diverse dalla vostra, mangiando i loro piatti tipici, guardando i loro film o magari ascoltando delle loro canzoni tipiche.

Il ruolo fondamentale dei genitori per combattere l’odio nei bambini

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Guida antirazzista per combattere l’odio nei bambini-The Web Coffee

I genitori devono esortare i nuovi insegnanti a parlare in visione di un’ottica multiculturale. Se tu stesso/a sei bilingue, parla la tua lingua madre, oppure incoraggia tuo figlio/a ad impararne una a sua scelta.

Di fatti, uno studio condotto dall’Università di Chicago nel 2014, ha rivelato che i bambini che ascoltano più lingue nella vita quotidiana, finiscono per accettare più facilmente le persone che parlano una lingua diversa dalla loro, il che dimostra quanto sia importante avere uno spirito di accettazione e di convivenza nei confronti di tutti.

Durante questa tenera età, si sconsiglia fortemente di fare prediche preventive ai bambini parlando dei mali del fanatismo. Lo stesso dott. Schonfeld dice: “Non so se mi siederei con un bambino di 3 anni e gli direi di parlare di razzismo!”. Però, se sorge la necessità di una conversazione, falla.

Jinnie Spiegler, direttore del programma di studi e formazione presso l’Anti-Defamation League, afferma che “nel 2017, in America, si è assistito ad un’ ondata di minacce di bombe nei centri dove si riunivano comunità ebraiche. Al telegiornale vedevi bambini molto piccoli evacuare da queste strutture. Sicuramente, sapevano che qualcosa non andava e avevano paura. Quindi, ovviamente in quei momenti vorresti parlare con loro”.

Come parlare con i bambini per combattere l’odio

Può sembrare strano, ma il primo punto per combattere l’odio nei bambini, è mantenere la portata e il linguaggio comprensibili per incoraggiare sempre l’antirazzismo. Il dottor Schonfeld dice: “Diresti qualcosa del tipo, ‘La persona che fa questo deve essere molto arrabbiata, ma in realtà usiamo le nostre parole per risolvere i problemi”.

Per quanto possa sembrare assurda la conversazione, il silenzio sarebbe di gran lunga peggiore. “Immagina di essere un bambino di 4 anni e di notare che papà sta guardando il suo telefono, che è arrabbiato e che le persone sembrano preoccupate, e nessuno ti spiega il perché”, spiega Spiegler. “Pensa quando sarebbe spaventoso per te!”.

Dai 6 agli 8 anni

In questa fascia d’età parlare dell’odio in modo esplicito è molto più semplice, ma non pensate che dobbiate fare un discorso troppo formale. Allison Briscoe-Smith, psicologa clinica a Berkeley, California, specializzata nell’affrontare i traumi nei bambini e nello studio di come i bambini capiscano la razza.

La dottoressa afferma: “Le famiglie parlano continuamente di questi problemi senza rendersene conto. Infatti, i bambini piccoli sono molto in sintonia con ciò che è giusto e ciò che non è giusto. Questa è una base solida per discutere dell’ingiustizia“.

Lasciate che sia vostro/a figlio/a la vostra guida per combattere l’odio nei bambini 

I bambini, durante questa età, possono esprimere i loro sentimenti, quindi lasciate che siano loro a dirigere la conversazione. Il dott. Briscoe-Smith consiglia di chiedere ai vostri figli come fanno a capire ciò che provano. Cosa dicono le persone nel parco giochi? Cosa ha visto in TV? La base della conversazione affinché si mantenga sempre viva e al giusto livello è quella di far trasparire sempre onestà, dettaglio e rassicurazione.

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Guida antirazzista per combattere l’odio nei bambini-The Web Coffee

Si ritiene essere fondamentale l’importanza del non esagerare. Come ci dice Spiegler: “Sii semplice, breve e il più onesto possibile”. Se sentite l’esigenza riflessiva di minimizzare ciò che può essere successo, per esempio, “Quello che è successo alla festa non potrà mai accadere a casa”, evitalo!

Nell’eventualità che ciò succedesse, sarà una promessa vuota, una delusione per il bambino e ciò potrà far sentire il/la bambino/a molto triste e amareggiato. Se poi ha paura che un qualsiasi evento possa accadere, avvertirà che non lo/la state prendendo sul serio. Invece, il dottor. Briscoe-Smith, ci dice: “Dille quello che sai per certo: che la ami e che ci sono adulti che lavorano per tenerla al sicuro”.

I bambini possono arrivare ad avere una visione unica e così fantasiosa del mondo da lasciarti senza parole. Sono capaci di arrivare a chiederti cose che a primo impatto potrebbero risultare strani, ma per la loro crescita e la loro comprensione ciò è fondamentale. “Quando ho detto a mia figlia di 8 anni che Osama Bin Laden era stato ucciso, lei mi ha chiesto: ‘Dov’è il suo corpo?'”, spiega Spiegler. “Era una domanda molto strana, ma in quei momenti non puoi assolutamente banalizzare ciò che vogliono veramente sapere”.

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Potresti arrivare a scoprire che tuo figlio ha frainteso gran parte di ciò che è accaduto, forse ingigantendo con ansia e paura l’evento che ha vissuto e che lo terrorizza. Ma ricordate sempre che per ogni preoccupazione come “Non possiamo andare a Walmart; le persone vengono uccise lì”, c’è una risposta che potrebbe calmare e indurre serenità. Potresti rispondere: “Capisco perché lo pensi, ma è stato un evento particolarmente insolito ed è davvero improbabile che accada di nuovo.”

Dai 9 agli 11 anni

Gli psicologi infantili affermano che aiutare i bambini ad elaborare e comprendere eventi che li hanno spaventati è un compito fondamentale e ben diverso negli ultimi anni. I pro e i contro dell’uso da parte dei bambini della tecnologia offre un’esposizione senza paragoni ad informazioni, le quali non sarebbero comprese e non avrebbero un senso, data la loro mancanza di maturità e la loro fanciullezza.

Il consiglio più che sentito da parte del dottor. Briscoe-Smith è di spegnare la TV e non consentire ai bambini la visione di immagini di morte. Il problema è che alle ore 9:00 o alle ore 10:00 di sera avranno comunque i telefoni, e purtroppo vedranno da lì e su dozzine di altri schermi che incontreranno ciò che cercheremo di non farli vedere noi. Quindi il nostro obiettivo è aiutarli a capire ciò che vedono e ciò che sentono.

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Nonostante le impostazioni di sicurezza che potrai attivare sul telefono di vostro/a figlio/a, le sconvolgenti notizie degli ultimi periodi e le opinioni disgustose troveranno il modo per raggiungere tuo/a figlio/a.

È possibile inserire il controllo parentale nei dispositivi elettronici, questo è un ottimo alleato per combattere l’odio nei bambini oltre a controllare personalmente le pagine che visitano o che appaiono improvvisamente.

Dice il dottor. Briscoe-Smith: “I miei figli mi dicono che gli studenti della loro scuola prendono in giro i ragazzi latino americani riguardo all’ICE (dove per ICE si intende Immigration and Customs Enforcement): “Faresti meglio a correre, l’ICE ti prenderà”. La ricerca sociale che si è tenuta negli ultimi anni ha mostrato come vi è stato un aumento del bullismo razziale. Quindi ci chiediamo: “Di cosa parlano le persone a scuola, cosa dice il nostro telefono?”

Questo esempio di ricerca è necessaria in particolar modo se hai un/una figlio/a che non si pone disponibile in maniera naturale. Spiegler spiega: “Non puoi contare sul fatto che i tuoi figli parlino di cose problematiche con te. Devi chiedere. Le voci si diffondono a macchia d’olio a scuola e online. Quindi aiutali a colmare le lacune. Potrai rispondere che: “Non sei sicuro che sia successo in questo modo in Minnesota, prima di spiegare come è successo”.

Durante questa età, tuo figlio potrebbe anche iniziare ad assimilare opinioni da parte delle persone che conosce e che ama, quindi attenzione a cosa si dice per non vanificare il vostro combattere l’odio nei bambini. Per esempio: “La nonna ha pubblicato un meme omofobo; la mia amica sparla alle spalle della sorella”.

Tuo/a figlio/a potrebbe risultare confuso/a, poiché giustamente non comprende perché tu parli alle spalle delle persone che conosci in questo modo: egli pensa che tu ti prenda cura di questa persona, ma poi ciò che dici differisce da ciò che fai. “Affronta le diversità mantenendo una lingua neutra”, ci ricorda il dottor. Briscoe-Smith. “Amiamo la nonna, ma la pensiamo diversamente su alcune cose. Lei è giunta alle sue conclusioni, ma ognuno di noi la pensa diversamente”.

Dodicenni e teenager: come combattere l’odio nei bambini che crescono?

Mentre i bambini si preparano ad uscire dall’età dell’infanzia, cominciano a sperimentare il loro senso di identità, gettando le fondamenta per ciò che diventeranno in futuro. Come abbiamo già visto, questa età è fondamentale, poiché può essere un’età di svolta. Molti bambini, la maggior parte, decideranno di vivere una vita di accettazione, compassione e rispetto per gli altri esseri umani come loro. Altri decideranno di percorrere un percorso più oscuro.

Se assisti ad una scena dove, tuo/a figlio/a mette in atto pensieri pieni d’odio ed è pieno di rabbia, online e nella vita di tutti i giorni -e sì, anche i figli di genitori socialmente consapevoli e attenti alla giustizia lo fanno- parla. Lo afferma il dottor. Briscoe-Smith: “Gli adolescenti stanno cercando di sviluppare i propri valori. Spesso tu arriverai a dire: ‘Noi non siamo sulla stessa onda. Perché non riesci a comprendere ciò che ti dico?'” “Ricorda che gli adolescenti spesso non riescono a vedere le cose nella loro piena complessità. “Gli stereotipi sono semplificazioni eccessive”, spiega Spiegler. “Se tuo figlio li sta attuando, è tuo compito aiutarlo a comprendere il suo pensiero, a vedere le vere sfumature che non apprezza.”

Aggiunge alcuni suggerimenti: “È una continua passeggiata sul filo del rasoio. Vuoi mantenere la conversazione aperta, ma chiarisci che non accetti pregiudizi o stereotipi: “Non la penso in questo modo e non penso che quello che dici sia rispettoso”, oppure, “La pensavo così, ma poi ho letto X o ho imparato Y”. Anche se non sembra, sentirà quello che dici.”

Altri ragazzi invece possono quasi sentirsi obbligati ad agire quando affrontano questi problemi fastidiosi. Questo è un forte impulso e i genitori dovrebbero sostenerlo. Il dott. Briscoe- Smith consiglia che: “Non significa fare eccessive dimostrazioni di bene, ma basterebbe fare anche una sola cosa gentile, anche verso se stessi. Come “Non ho dormito bene questa notte perché ero arrabbiato, quindi mi assicurerò di riposare un pò”. Agire offre un senso di controllo verso sé stessi.

“L’attivismo ti dà la possibilità di agire”, dice Spiegler, “E’ spaventoso vedere la terribilità nel mondo, e se senti che stai contribuendo e ti stai connettendo con tante persone che si sentono come te, ti senti rassicurato”.

Di tutto ciò, niente è facile. Potrei facilmente inciampare, cadere: dopotutto, questi problemi sono tanto difficili quanto preoccupanti. Ma in questo caso, con in tutte le situazioni in cui potrai trovarti nel corso della tua vita, la tua arma migliore sono i tuoi istinti.

Dice Spiegler: “Ogni genitore, bambino e situazione, è diverso. Eppure conosciamo i nostri figli e come possono reagire”. E’ giusto far vedere a tuo/a figlio/a che anche tu reagisci alle situazioni che ti fanno paura. “Se non dimostriamo che siamo arrabbiati, i nostri figli si sentiranno anormali per essere sconvolti”, afferma il dottor. Schonfeld. “Non possiamo insegnare abilità di coping, se fingiamo di non aver mai bisogno di farcela”.

Queste conversazioni potrebbero risultare scomode, ma saranno necessarie. Come ci ricorda infine il dottor Schonfeld: “Non possiamo insegnare ai nostri figli ciò che è facile, ma dobbiamo insegnare loro ciò che è importante”.

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