Cultura

Senegal: alla scoperta della teranga

Senegal: alla scoperta della teranga

La lingua ufficiale del Senegal è il francese, ma esiste una parola utilizzata a Dakar che a Parigi non conoscono, una parola che si usa solo qui, in questo fazzoletto di terra africana da 12 milioni di abitanti.

Teranga è un termine senegalese che, in senso restrittivo, significa accoglienza.  

Ma non esiste un sinonimo che possa venirci incontro per comprenderne il significato a 360 gradi.

Ci sono parole intraducibili che sono frutto della cultura locale e che decontestualizzate non potranno mai portare allo stesso significato: Teranga è decisamente una di queste.

Magia e fascino dell’umanità, delle sue culture multiformi e dei suoi vastissimi sistemi di comunicazione.

Alla scoperta della teranga, 100 modi per essere felici insieme

La Teranga è una virtù che i senegalesi ritengono ineludibile allo spirito africano e al Senegal in particolare.

Non significa solo accoglienza e attenzione nei confronti dell’ospite, piuttosto delinea un atteggiamento di totale cortesia, una cortesia sincera e indipendente da eventuali secondi fini.

Ma la Teranga è ancora di più. L’ospite porta in dono la sua presenza e di ciò deve essere ringraziato.

A prescindere dal suo carattere, dalle sue attitudini e dalle sue opinioni, l’ospite è foriero di un piacere e di una gioia che condivide nel momento stesso in cui varca la soglia di casa del padrone.

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Questi doni devono essere corrisposti da apertura mentale e massima benevolenza, al punto da rendere l’ospite contento di essere tale.

Ecco perché viaggiare da soli in gran parte del continente africano, potrebbe essere un’esperienza indimenticabile.

Teranga, una parola per le comunità senegalesi.

In generale gli africani hanno un senso comunitario decisamente superiore rispetto a quello europeo o nord americano.

Nord americani ed europei appartengono ad una cultura più individualista, una cultura nella quale l’uomo viene fin da piccolo esortato alla competizione, alla sfida e al successo personale. La comunità è quasi un nemico da combattere, un insieme di persone da superare per la propria soddisfazione personale.

Mentre in Africa, ma in generale nel cosiddetto “Terzo Mondo”, gli individui hanno atteggiamenti decisamente più comunitari, più sociali, proprio perché le avversità contestuali non consentono di fare fronte alle necessità personali in totale isolamento.

Nei paesi industrializzati emerge la figura del cittadino, dell’ ”individuo”, un organismo indipendente dalla comunità in cui vive.

In Occidente la proprietà privata è un bene assoluto, da proteggere se necessario attraverso l’uso della violenza, mentre in quelle orientali e terzomondiste, esiste il sacro principio della condivisione e la vita non può che svolgersi nella massima comunanza di intenti.

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Alla scoperta della teranga, il rapporto con le religioni monoteiste

Non a caso le grandi religioni monoteiste hanno attecchito in quelle regioni del mondo fortemente individualiste, con usanze e credenze volte alla preghiera del singolo, il quale si isola totalmente nel pensiero quando si rivolge al suo dio, altrettanto unico e irripetibile.

Sciamani, stregoni e maghi delle tribù africane svolgono invece i loro riti all’interno della comunità.

Tutti partecipano con balli e canti affinché l’individuo si senta coinvolto, quasi “travolto” dalla sua famiglia, una famiglia allargata fino a comprendere l’intera tribù.

Il patriarca, il “nonno” della comunità, è, non a caso, nonno di tutti i bambini e su tutti loro ha diritti e doveri.

Alla scoperta della Teranga, quando la felicità è condivisa

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Teranga, dunque, è un concetto che va contestualizzato all’interno del mondo culturale senegalese e africano.

La convivialità, l’accoglienza, il riguardo assoluto nei confronti dell’ospite, sono tutti atteggiamenti che non devono avere secondi fini, ma devono essere volti alla felicità condivisa.

Mentre in Occidente l’ospitalità ha molto spesso secondi fini, più o meno inconsci, la Teranga deve essere naturale, assolutamente privo di condizionamenti esterni.   

Chi, tra gli occidentali, ha provato la Teranga ne è rimasto abbagliato, quasi sconvolto, con i sensi improvvisamente divelti da una cultura totalmente diversa dalla nostra, una cultura probabilmente più povera di denari e poteri, ma decisamente più ricca in termini di convivialità.

Così diversa dalla nostra, che è praticamente impossibile spiegare cosa sia la Teranga in tutto e per tutto.

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