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L’eredità della pandemia del covid 19

L’eredità della pandemia del covid 19

Eredità della pandemia: cosa ci lascerà il Covid 19?

Tutti noi vorremmo condurre una vita tranquilla, dimenticando che le avversità possono capitare all’improvviso. L’Italia fin dall’inizio di questo 2020 ne ha dovuto affrontare diverse, ma la più terribile è senz’altro l’epidemia di Covid-19.

Eredità della pandemia: come tutto è cominciato 

Noi cittadini ci siamo ritrovati, in poco tempo, a non essere più padroni del nostro habitat consueto e a vivere in uno spazio limitato: la nostra casa. Il Governo italiano ha emanato un decreto che ci obbliga, per evitare il contagio, di restare in casa. In questo modo proteggeremo la nostra stessa vita e quella dei nostri cari.

Per questo motivo abbiamo dovuto riorganizzare il nostro tempo, che ora trascorriamo di più sui social, sul materiale didattico o svolgendo i compiti assegnati dai nostri insegnanti, attraverso la didattica a distanza.

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Eredità della pandemia-The Web Coffee

Tuttavia, nonostante la tecnologia di cui disponiamo nel XXI secolo, ci troviamo spesso a non saper come evitare la noia, perché non possiamo vivere lo spazio aperto, incontrare un amico, andare al cinema o a teatro. Riscopriamo allora il valore delle piccole cose, quelle che abbiamo sempre dato per scontate.

L’importanza della tecnologia durante la pandemia 

La tecnologia fa scorrere abitualmente il nostro tempo in modo inarrestabile: arriviamo alla sera senza mai pensare a chi siamo realmente, a quali siano i nostri desideri, a riflettere sulle nostre emozioni, perciò sfruttiamo questo tempo di sosta forzata per interrogarci sulle nostre priorità.

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Eredità della pandemia-The Web Coffee

Sono state chiuse le scuole, le università e alcune aziende, ma non c’è profitto che possa comprare la salute. Il personale sanitario sta combattendo una guerra dal nemico nascosto, sotterraneo, sconosciuto. Non abbiamo ancora le armi adatte: ai cittadini è stato chiesto di mantenere per questo un comportamento responsabile, evitando il contatto con le altre persone.

Questo è il tempo del sacrificio. L’etimologia del termine “sacrificio” è molto interessante: nasce dall’unione dell’aggettivo “sacer” e del verbo “facio”, che indicano letteralmente il “rendere sacro”. Quindi il termine che abitualmente indica uno sforzo, una privazione, generalmente sopportato per il bene degli altri, ha in sé un senso di sacralità che scaturisce dalla nobile azione dell’uomo.

L’eredità della pandemia: a cosa andiamo incontro? 

Purtroppo nella vita incontreremo molti ostacoli ogni giorno e non c’è niente che possiamo fare per evitarli. Le avversità non solo sono frequenti, ma sono anche necessarie per un corretto sviluppo psicosociale. Gli abruzzesi, guardando al passato, forse sono un po’ più preparati a fronteggiarle: hanno superato il terremoto, una nevicata storica, ma non c’è motivo di smettere comunque di vivere intensamente,di lavorare con impegno o di riporre nella nostra esistenza le nostre speranze.

Siamo sicuri che l’Italia supererà anche questa avversità e ne uscirà a testa alta mostrando agli altri paesi “l’oro che unisce le varie ferite” proprio come accade in Giappone con l’arte del Kintsukoroi. Quando si rompe un oggetto di ceramica i giapponesi lo ricompongono con l’oro sapendo che non potrà mai tornare come prima; così ciò che sta accadendo all’Italia di certo non può essere cancellato. Non dobbiamo nascondere le nostre fragilità, ma trasformarle in forza e bellezze e affrontare l’eredità della pandemia. 

Ognuno di noi deve imparare a gestire la propria forza emozionale, ovvero la forza che ognuno di noi possiede dentro se stesso e che è la chiave per superare i problemi e le sfide che la vita ci pone davanti. Dobbiamo però evitare di pensare negativamente, per non entrare in un vortice dal quale faremmo sempre più fatica a uscire.

Una parte dell’eredità della pandemia da covid-19, è che solo attraverso la solidarietà l’uomo ritroverà la propria forza e la propria essenza, come scriveva Leopardi nella Ginestra, “la social catena” sarà il motore del progresso sociale.
Ognuno di noi merita di vivere intensamente, di ridere, di essere di nuovo felice, di amare, di cantare e io sono sicura che, quando tutto questo sarà finito, torneremo tutti in piazza in un abbraccio collettivo liberatorio.

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