• thewebcoffeeyt@gmail.com
  • Italia
Cinema
La recensione di Mank, ultimo capolavoro di David Fincher

La recensione di Mank, ultimo capolavoro di David Fincher

Oggi vi proponiamo la recensione di Mank, l’ultimo film diretto da David Fincher.

Il film è un tributo nostalgico alla vecchia Hollywood che ripercorre gli avvenimenti che hanno portato lo sceneggiatore Herman J. Mankiewicz alla creazione del soggetto di Quarto Potere assieme al geniale Orson Welles.

mank-bts-loveikis-47-of-114-1602599728-1-320x182 La recensione di Mank, ultimo capolavoro di David Fincher
Recensione di Mank-The Web Coffee

Recensione di Mank: chi era Herman Mankiewicz?

Herman Jacob Mankiewicz, nacque a New York nel 1897.
Fratello del famoso produttore Joseph Mankiewicz, fu un noto critico teatrale durante gli anni’20 ma in seguito si affascinò al mondo del cinema: nel 1926 è uno degli sceneggiatori che destano più scalpore a Hollywood.

L’avvento del cinema sonoro non bloccò la sua creatività, producendo film memorabili dai dialoghi brillanti e innovativi per l’epoca come ad esempio “La guerra lampo dei fratelli Marx” del 1933.

I numerosi contrasti con le case produttrici e il suo problema di alcolismo furono motivo di esclusione dal sistema hollywoodiano. Quando Orson Welles lo contatta per aiutarlo nella stesura di Quarto Potere, Mankiewicz è reduce da un brutto incidente che lo costringe a letto. Solo e isolato riuscì a scrivere il soggetto del film traendo spunto dalle sue vicende personali: il personaggio di Charles Foster Kane è infatti ispirato all’editore William Randolph Hearst che conobbe personalmente e con la quale ebbe modo di scontrarsi innumerevoli volte.

Morì nel 1953, dieci anni dopo aver ricevuto l’Oscar come miglior sceneggiatura per Quarto Potere. 

Recensione di Mank: la trama

È il 1940 e ci troviamo a Victorville in California. Lo sceneggiatore Herman Mankiewicz, conosciuto da tutti come Mank, è costretto a letto per via di una brutta frattura alla gamba causata da un incidente.
Mank vive isolato in una casa situata in mezzo al deserto, per evitare le distrazioni. Lo sceneggiatore ha infatti un compito molto importante da portare a termine: scrivere il soggetto per il nuovo film del geniale Orson Welles.
Mank lotta contro i dolori alla gamba e l’alcolismo che gli annebbiano la mente.

Dopo alcuni giorni di rifiuto e malumori per la condizione di isolamento e il divieto di assumere alcol, lo sceneggiatore decide di attingere dai suoi ricordi e dai tempi non troppo lontani in cui era spesso ospite dello spietato magnate William Randolph Hearst.

Welles è impaziente di leggere il soggetto e pressa Mank, riducendogli i giorni a disposizione per la stesura.

Assediato dai ricordi, Mank alla fine riuscirà ad ultimare il lavoro e ad ottenere la firma sul copione.

Recensione di Mank: il cast stellare

Un cast d’eccezione per Mank che vede come protagonista il fenomenale Gary Oldman nel ruolo di Mank. La sua è una interpretazione magnetica e che sembra cucita ad arte su di lui. Il suo Mankiewicz è affilato e tagliente, eccentrico, eccezionale.

Degna di nota anche la performance di Amanda Seyfried nel ruolo di Marion Davies, moglie di William R. Hearst e cara amica del protagonista. Le scene che la vedono protagonista assieme a Gary Oldman sono le più delicate ed intense del film in cui i due si lasciano andare a discorsi serissimi con una leggerezza che ricorda quasi il rapporto di Don Chisciotte con Sancio Panza.

mank-amanda-seyfried-1-320x182 La recensione di Mank, ultimo capolavoro di David Fincher
Recensione di Mank-The Web Coffee

L’attrice ha sicuramente lasciato il segno con questo film, regalandoci una interpretazioni più interessanti della sua carriera. Elegante ad ogni movimento, tutto è curato nei minimi dettegli nella sua interpretazione: la voce, la recitazione scattante e scenica tipica degli anni ’30, le espressioni del viso che parlano anche quando non proferisce parola.

Altra performance impressionante è quella di Tom Burke nel ruolo di Orson Welles. L’attore ha compiuto qui un lavoro eccezionale. Il personaggio è curato nei mini dettagli ed è spaventosamente identico al vero Orson di cui ricalca alla perfezione il tono e il timbro di voce, i movimenti, e le espressioni del viso.

Meno presenti ma altrettanto interessanti Lily Collins nel ruolo di Rita Alexander la segretaria di Mank, Tom Pelphrey nel ruolo del fratello di Mank Joseph Mankiewicz e Charles Dance, che interpreta il magnate William Randolph Hearst.

 

La recensione di Mank: le tecniche

Il film è girato completamente in bianco e nero ed è basato sulle atmosfere tipiche della vecchia Hollywood, ricalcando lo stile di Quarto Potere.

Il direttore della fotografia Erik Messerschmidt ha compiuto qui un lavoro magistrale utilizzano il bianco e nero argenteo ad ombre nitide e un rapporto di 2,20.1, che non è lo stesso di Quarto Potere, ma che esalta la profondità dei campi lunghi e dei personaggi.

Il lavoro compiuto qui è un ritorno preciso nei mini dettagli allo stile di Quarto Potere.

Particolare importante, che salta subito agli occhi dello spettatore, è l’uso delle didascalie che durante tutto il film permettono di inquadrare i vari flashback che si alternano durante il racconto e che ci descrivono nel dettaglio i luoghi e i tempi in cui i ricordi di Mank sono situati.

La recensione di Mank: la colonna sonora

Anche la musica gioca qui un ruolo fondamentale.

Il sonoro film sembra essere in presa diretta con la presenza di voci lontane e ovattate proprio come nelle pellicole degli anni ’30.

La colonna sonora , curata da Trent Reznor e Atticus Ross, è ispirata dai grandi compositori orchestrali jazz e swing degli anni ’20 – ’40.
Le musiche sono state registrate da casa per via della pandemia e questo si è perfino rivelato un vantaggio, perché i compositori hanno potuto dare un riverbero particolare ad ogni traccia audio.
Reznor e Ross sono perfino riusciti a trovare dei microfoni d’epoca per ogni musicista.

AAAABSoIvCLpFAh8b-p6yMhUTQnIn-kC1krKeo0XS-9Ns8NZrPl7Ut2504MO8144sEE1BX4wjg4Lv89wMYWDL00iY7Ulfam0-1-320x182 La recensione di Mank, ultimo capolavoro di David Fincher
Recensione di Mank-The Web Coffee

Netflix per la realizzazione di questo film ha lasciato carta bianca a Fincher e ha fatto bene: la libertà ha giovato al regista che si è sentito libero di osare e interpretare intimamente la storia che si cela dietro il colossal Quarto Potere.

Mank è un lavoro incentrato su un’epoca ormai lontana, vintage, ma che tratta dei temi purtroppo ancora attualissimi. Il film pone l’attenzione sul potere delle fake news e fa riflette, in modo crudo e cinico, sul problema del doversi adattare a una forza politica opprimente, che lega le mani agli artisti eludendone la libertà.

Il film è anche una lettera d’amore che il regista indirizza alla settima arte e per questo si merita un bel 8/10.

icon-stat La recensione di Mank, ultimo capolavoro di David Fincher
Views All Time
285
icon-stat-today La recensione di Mank, ultimo capolavoro di David Fincher
Views Today
1