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Addio a Paolo Rossi: il mondo del calcio piange Pablito che si spegne a 64 anni

paolo rossi

A sole due settimane di distanza dalla morte di Diego Armando Maradona, il mondo e l’Italia in particolar modo, danno l’addio a Paolo Rossi che ci lascia a 64 anni. La notizia fa in pochissimi minuti il giro del mondo e l’Italia intera si stringe attorno alla famiglia di Pablito, l’eroe del mondiale 1982.

Addio a Paolo Rossi: la scomparsa

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Addio a Paolo Rossi-The Web Coffee

Paolo Rossi soffriva da circa un anno di un male incurabile ed era stato sottoposto ad un intervento chirurgico alla schiena, presso l’ospedale di Siena “Le Scotte”; per tutto il periodo in cui l’ex centravanti della nazionale italiana ha combattuto la sua malattia, ha goduto della professionalità e della riservatezza dei medici e dell’intero staff ospedaliero. “Una persona unica, meravigliosa”, dice la moglie Federica Cappelletti.

Paolo Rossi ha scelto di combattere il suo nemico più grande con coraggio, riserbo: ha lottato come un leone fino all’ultimo, proprio come faceva in campo su ogni pallone. L’ultimo saluto al campione si terrà sabato al Duomo di Vicenza, città che lo ha lanciato nel calcio che conta.

Addio a Paolo Rossi: le tappe calcistiche da Prato a Torino

Inizia la sua carriera calcistica in una piccola squadra della sua città Prato. Nel 1972, a soli sedici anni, passa nelle giovanili della Juventus, nonostante i genitori fossero contrari, vista l’esperienza calcistica del fratello svelatasi negativa.

Paolo Rossi però non fu molto fortunato perché bersagliato da infortuni importanti e non riuscì ad esplodere subito: riuscì dopo due anni di bianconero ad esordire in prima squadra, in occasione della gara di Coppa Italia tra Cesena e Juventus, in cui condivise la partita con giocatori già affermati come Zoff, Gentile e Cusio.

Paolo Rossi: “Toscano di Vicenza”

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Addio a Paolo Rossi-The Web Coffee

Paolo Rossi dà la svolta alla sua carriera calcistica nel 1976, quando riesce a trasferirsi nel Lanerossi Vicenza. Qui grazie al presidente Farina e l’allenatore Fabbri, Rossi riesce a realizzare il sogno di diventare calciatore. Infatti il tecnico della squadra veneta cambia la posizione in campo e il ruolo di Paolo: passa da ala, o esterno laterale a centravanti. Paolo Rossi amava giocare sfruttando la profondità del campo in quanto era dotato di un’elevata velocità che metteva in crisi le difese avversarie.

Dopo la prima stagione in biancorosso diventa capocannoniere dei Lanerossi Vicenza con 21 goal che valsero la storica promozione in Serie A della squadra veneta.

Il primo anno nella massima serie, la squadra neopromossa fa fatica ma riesce a riprendersi poco prima della fine del girone di andata e riesce grazie anche ai goal di Pablito ad arrivare seconda, dietro la Juventus campione d’Italia.

Anche quell’anno Paolo Rossi diventa capocannoniere del campionato con 24 goal, che gli valgono la convocazione ai Mondiali di calcio nel 1978 in Argentina, con l’Italia di Enzo Bearzot.

Sempre in quell’estate ci fu la risoluzione della comproprietà tra Juventus e Vicenza che non trovarono un accordo e si dovette andare alle buste, in cui prevalse l’offerta del presidente vicentino Farina. Quest’ultimo dopo la fine della trattativa affermò che non poteva privarsi di un simile campione: il calcio era come arte e Paolo Rossi era la Gioconda del calcio italiano.

L’annata successiva al Mondiale argentino non fu positiva, sia per il club biancorosso, sia per il centravanti toscano. Infatti Paolo Rossi si infortunó pesantemente al ginocchio, realizzando solo 15 goal che non evitarono la retrocessione in Serie B e il suo definitivo trasferimento al Perugia.

Nonostante abbia proseguito la sua carriera in altre squadre, Paolo Rossi resta indissolubilmente legato alla città di Vicenza, di cui diventa cittadino onorario il 18 febbraio 2020.

Addio a Paolo Rossi, pioniere degli sponsor sulle divise da gioco

Pochi sapranno che Paolo Rossi ha contribuito ad una svolta nel panorama calcistico italiano. Infatti il Perugia, per finanziare il suo oneroso trasferimento in Umbria, fece per la prima volta nella storia una campagna di sponsorizzazione della sua maglietta. Fu la prima volta che in Italia una divisa da gioco presentava un marchio commerciale.

Il ritorno alla Juventus di Paolo Rossi

paolo-3-320x231 Addio a Paolo Rossi: il mondo del calcio piange Pablito che si spegne a 64 anniDopo una pesante squalifica di due anni che vide Paolo Rossi coinvolto nello scandalo del calcioscommesse, nel 1982 fa in tempo a trasferirsi nuovamente alla Juventus, giocando le ultime tre gare della stagione e conquistando il ventesimo scudetto dei bianconeri.

L’anno successivo realizzò 13 goal stagionali e conquistò lo Scudetto e Coppa delle Coppe. Nel 1985 conquista la Coppa dei Campioni e la Supercoppa UEFA, entrambe battendo gli inglesi del Liverpool.

Al termine della stagione decide di cambiare aria perché stanco del poco utilizzo e dei dissidi con Boniperti.

Paolo Rossi: gli ultimi anni da calciatore

Si trasferisce al Milan allenato da Nils Liedholm e veste la maglia numero 10 che era stata di Gianni Rivera. L’esperienza rossonera però non si rivela positiva: salta le prime dieci partite per infortunio e riuscì a gonfiare la rete solo due volte, nel derby contro l’Inter.

Successivamente viene inserito nella trattativa di scambio con il Verona che porta Giuseppe Galderisi sotto il duomo e Paolo Rossi nella città di Romeo e Giulietta.

Con la squadra scaligera giocò 20 partite, segnando complessivamente 4 goal, di cui 3 su rigore e uno decisivo contro il Torino che fece arrivare quarto in classifica il Verona che si qualificò per la Coppa UEFA.

Al termine della stagione 1987, all’età di trentuno anni, Paolo Rossi si ritira definitivamente dal calcio giocato, anche a seguito dei problemi alle ginocchia che lo tormentavano sin dagli inizi della sua carriera sportiva.

Pablito: l’eroe del mundial 1982

L’immagine sportiva più brillante di Paolo Rossi è sicuramente il Mondiale di calcio, disputato in Spagna nel 1982.  L’inizio non fu facile perché ci furono molte contestazioni in seguito alla sua convocazione che condannò il bomber Pruzzo a restare a casa. I risultati in campo anche non furono esaltanti nelle prime partite: tre pareggi e un Paolo Rossi totalmente inefficace fino a quel momento.

La svolta arriva nella partita contro il Brasile, entrata nella storia con il nome di “Tragedia del Sarrìa”, in cui Paolo Rossi si sblocca e realizza una tripletta, consentendo agli Azzurri di accedere alla semifinale. Anche questa partita, contro la Polonia di Boniek, viene decisa da una doppietta di Paolo Rossi.

 

 

L’11 Luglio 1982 l’Italia sale per la terza volta nella sua storia sul tetto più alto nel mondo: nella celebre finale contro la Germania Ovest: finì 3-1 per la squadra di Bearzot e Paolo Rossi realizzò il primo dei tre goal.

Al termine di quel successo Rossi dichiarò: “Eravamo campioni del mondo. Feci solo mezzo giro di campo con i miei compagni, ero distrutto. Mi sedetti su un tabellone a guardare la folla entusiasta e mi emozionai. Ma dentro sentivo un fondo di amarezza. Pensavo: “Fermate il tempo, non può essere già finita, non vivrò più certi momenti”. E capii che la felicità, quella vera, dura solo attimi”.

Grazie al Mondiale vinto e sei reti realizzate, Pablito vince il Pallone d’Oro come miglior calciatore del pianeta. È il terzo italiano a conquistare il prestigioso premio dopo Omar Sivori e Gianni Rivera.

È l’unico giocatore italiano insieme a Roberto Baggio e Christian Vieri che detiene il record di marcature nei Mondiali, con 9 goal. È stato inoltre il primo giocatore a vincere nello stesso anno il Mondiale, titolo di capocannoniere della stessa competizione e Pallone d’Oro; eguagliato solo da Ronaldo il Fenomeno.

Addio a Paolo Rossi campione di semplicità

Di lui hanno sempre detto che è un uomo semplice, che non si è mai atteggiato a grande star, neanche dopo i suoi successi. È stato un uomo a cui piaceva sin da bambino giocare a calcio perché aveva dentro di sé la passione, la tenacia e la caparbietà per diventare uno dei calciatori italiani più bravi ed apprezzato anche dai suoi avversari, anche all’estero.

Paolo Rossi ha dichiarato in una delle sue interviste di voler essere ricordato da tutti noi con la maglia azzurra, le braccia al cielo e il sorriso pieno di felicità. Per noi sarà sempre un tassello dei nostri ricordi, di sport ma anche di vita che inesorabilmente va via.

L’addio a Paolo Rossi é quello ad un uomo comune, normale che ha lottato contro i suoi infortuni, le difficoltà di una squalifica dai campi di calcio; ha saputo rialzarsi e guidare a suon di goal la sua squadra e la sua nazione al trionfo più grande che ci sia, sul tetto del mondo.

Buon viaggio Paolo!

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