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Social media marketing: il successo dei disabili

Social media marketing: il successo dei disabili

La disabilità sui social media è una tematica divenuta sempre più attuale, un problema che non si può nascondere e dove gli stessi social possono essere al contempo problema e soluzione.

Basti pensare che lo stesso termine “Social media marketing” , che significa “diffusione social media pervasiva”, indica un fenomeno positivo e negativo, rappresentato ad esempio dal successo di un software di nuova generazione, quale è Facebook: un’affermazione della cultura della partecipazione.

Il termine “media” serve per indicare i mezzi di comunicazione. Nello specifico “mass media”, ovvero mezzi di comunicazione in grado di raggiungere un numero elevato di individui. Sono composti da trasmissioni pubbliche, carta stampata, canali digitali e personal media (canali in grado di gestire comunicazioni bidirezionali su piccola scala), ossia posta elettronica, posta tradizionale, telefono e conversazioni dal vivo faccia a faccia.

I social media superano i confini dei mass media e dei personal media, consentendo alle persone di comunicare con uno o più interlocutori come anche con migliaia o perfino milioni di altri utenti.

Le comunicazioni viaggiano utilizzando un mezzo (o canale) come il passaparola, la TV, la radio, i giornali, le riviste, i cartelli e le insegne, Internet, la posta e il telefono. Nell’ambito di ciascun mezzo gli operatori di marketing possono scegliere specifici veicoli per trasmettere un messaggio.

Le tecnologie sono sempre più presenti nella vita quotidiana di ciascun individuo. Per alcune persone possono assumere un ruolo davvero determinante nel processo di inclusione scolastica e sociale, consentendo loro di svolgere in autonomia attività che altrimenti sarebbero loro precluse. Come sottolineato anche dall’Agenzia Europea per lo Sviluppo dell’Istruzione degli Alunni Disabili (2013), «Nella società della conoscenza di oggi, l’accesso a nuove tecnologie adeguate deve essere visto come una questione di diritti umani. In varie arene politiche – l’Unione Europea, WSIS e l’Organizzazione delle Nazioni Unite – le nuove tecnologie sono riconosciute come parte integrante di molti aspetti della vita dei cittadini e va sottolineata la loro importanza come strumento per promuovere la più ampia inclusione sociale».

Le tecnologie informatiche stanno, infatti, diventando sempre più alla portata di tutti, attraverso l’applicazione dei principi del design for all (Baroni & Lazzari, 2013), contribuendo così a migliorare significativamente la vita di ampie fasce della popolazione, soprattutto di quelle più svantaggiate. A ciò si aggiunga una lenta ma progressiva presa di coscienza di quanto sia importante il fattore dell’accessibilità.

I sistemi operativi dei nostri computer ormai mettono a disposizione funzioni sempre più efficaci che permettono un accesso facilitato a chi manifesta difficoltà, consentendogli di avere prestazioni soddisfacenti con strumenti che risultano essere realmente efficienti.. Anche le tecnologie mobili hanno iniziato a fornire una serie di impostazioni finalizzate a facilitarne l’utilizzo e ciò che non è presente (di default) può essere trovato fra le applicazioni disponibili e installato facilmente

Le aree dei social media

Le aree principali dei social media sono: social community (condivisione, socializzazione e conversazione); social commerce (CRM: Customer relationship management, servizio, vendita, rivendita e risorse umane); social publishing (editoriale, commercio, contenuti generali dell’utente); social entertainment: (giochi, musica, arte).

È innegabile, come vedremo nei prossimi paragrafi, quanto queste piattaforme possano consentire l’accesso a servizi, applicazioni, sistemi di divertimento, sistemi di prenotazione, chat o altro a persone affette da disabilità o connesse al loro mondo.

Tutti i canali dei social media sono fondati su reti di relazioni, in particolare il social community descrive canali di social media focalizzati sulle relazioni e attività comuni, a cui le persone partecipano insieme ad altre che condividono lo stesso interesse o fattore identitario, anche concernenti la disabilità.

Gli utenti in quest’ultima area usufruiscono principalmente di social network, bacheche elettroniche, forum (si tratta di versioni online e interattive delle bacheche elettroniche focalizzate sulle discussioni, opinioni, domande, foto tra i membri che partecipano), wiki (spazi collaborativi online che consentono ai membri della comunità di contribuire alla creazione di una risorsa utile e condivisa di qualsiasi argomento).

Il social publishing favorisce la diffusione di contenuti ad un pubblico e comprende canali come blog (sono siti web gestiti da singole persone, i quali ospitano contenuti aggiornati regolarmente come i testi, le immagini e video che possono trattare un’ampia varietà di temi), siti di microsharing, o siti di microblogging,(analogo ai blog ma con il limite della lunghezza dei contenuti che si possono pubblicare, un esempio è Twitter), siti di media sharing (non si limitano a un testo o a un mix di media ma presentano anche video, audio, fotografie, presentazioni e documenti).

Il social entertainment comprende canali e veicoli che offrono opportunità di giocare e divertirsi, tra cui giochi social (sono ospitati online e offrono opportunità di interagire con i membri di una rete di giocatori, oltre alla possibilità di inviare aggiornamenti sulle attività e sui risultati ottenuti nei giochi) e siti di gioco, console che rapportano funzioni social.

L’ultima area è rappresentata dal social commerce, il quale favorisce la vendita e l’acquisto online di prodotti e servizi. Inoltre, l’acquisto online abilita comportamenti di social shopping che consiste nella recensione e valutazione dei prodotti.

Tra i canali di social commerce si trovano recensioni e valutazioni (nei siti di recensioni o nei maggiori siti di commercio elettronico), siti di occasioni e aggregatori di occasioni (aggregano le occasioni commerciali in feed personalizzati), mercati di social shopping (sorta di centri commerciali online dove si trovano prodotti raccomandati degli utenti, recensioni e le possibilità di comunicare con amici mentre si fanno acquisti) e vetrine social (negozi di rivendita online che talvolta operano all’interno di un sito come Facebook con funzionalità social).

Il Web 2.0: le caratteristiche fondamentali dei social media

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Disabilità sui social media The Web Coffee

Il web è legato al valore dei software social e alla possibilità di usare molteplici dispositivi per accedere ai social media attraverso internet.

L’obiettivo è quello di fornire soprattutto servizi piuttosto che software, in modo tale che non sia necessario acquistare direttamente un’applicazione software su CD/DVD o scaricarle e installarle fisicamente su ciascuno dei pc.

Il Cloud Computing permette di usufruire servizi che sono ospitati su qualche server online.

Il Crowdsourcing consente di fare leva sulla conoscenza collettiva di una folla (da “crowd”) per risolvere problemi e svolgere compiti.

Gli utenti internet con Britannica online possono cercare informazioni mentre con Wikipedia possono creare, modificare, pubblicare e condividere informazioni. Un piccolo esercito di volontari motivati fanno da “redattori” che verificano i contenuti proposti da altri, e lo fanno unicamente per la soddisfazione personale.

Una singola persona non avrebbe le risorse e le conoscenze necessarie per pubblicare un’enciclopedia online così completa, mentre una massa di persone esperte è in grado di farlo. E questo in relazione agli ambiti più diversificati e variegati, anche nel contesto della disabilità.

Con l’User Generated Content (UGC), tradotto letteralmente in italiano dall’inglese “contenuto generato dagli utenti”, si intende qualsiasi tipo di contenuto (ad esempio: post nei blog, post sui social media network e Tweet..) creato dagli utenti e pubblicato in rete. Quest’ultimo è spesso reso fruibile tramite la piattaforma di social networking. I siti fanno affidamento sugli utenti, anziché sui sistemi prestabiliti, per organizzare e ordinare i contenuti.

Nel web 2.0 vengono associate le seguenti parole chiave:

  • Tassonomia: classificazioni create dagli esperti
  • Folksonomi: insiemi di etichette tag, utilizzate dagli utenti per classificare qualcosa, tipicamente dei contenuti, secondo criteri che abbiano senso per loro
  • Tagging: indica il processo utilizzato dagli utenti dei social media per classificare i contenuti in base alla propria folksonomia.Tale processo crea una nuvola di tag (o tag cloud) che non solo consente ad altri di cercare informazioni utilizzando tag che hanno senso per loro, ma fornisce anche informazioni sulla popolarità dei tag utilizzati
  • effetti di rete: ogni nuovo utente aggiunge valore per tutti (come le capacità di Amazon). Gli economisti parlano sempre di questi effetti di rete
  • scalabilità: un sistema si dice scalabile se è in grado di crescere e di espandere la propria capacità produttiva in base alle esigenze senza impatto negativo sul margine di contribuzione dell’azienda. Essa è la capacità di “crescere” un fattore critico per le applicazioni distribuite, indicala capacità di adattarsi all’aumento di utenti, all’incremento dei dati e alla diversificazione delle funzioni richieste
  • Beta perenne: il termine Beta è usato nel mondo delle innovazioni per indicare un prodotto in fase di test.Questa etichetta permette agli sviluppatori di introdurre nei prodotti nuove caratteristiche anche se le fasi di test e di perfezionamento non sono ancora completate, ad esempio molti servizi lanciati da Google sono stati per lungo tempo in uno stato di Beta
  • economia di reputazione: i partecipanti non sono controllati, chiunque sia online può partecipare alle decisioni, creando e modificando contenuti, diffondendo conoscenze e valutando la qualità dei contenuti.

Disabilità sui social media : collegarsi online     

Gli utenti del web partecipano sempre di più ai social network, come Facebook, giocano ai social game online (giochi con più giocatori, a turni, progettati appositamente per i social network) come Farmville, Criminal case o Cityville, nella comunità di rete, commentano post degli amici, aggiornano messaggi di stato e condividono contenuti.

In questi siti stanno entrando anche i brand, aggiungendo contenuti e cercando una conversazione con i consumatori.

È probabile che i motivi per i quali si visitano questi siti siano molti. Alcune motivazioni più comuni individuati dagli esperti possono essere: stimolo di affinità, ovvero gruppi con interesse in comune, come i social network consentono ai partecipanti di esprimere un’affinità, di riconoscere il gradimento o la relazione con individui e gruppi di riferimento.

Come quando si usa Facebook per tenersi in contatto con gli amici delle scuole elementari oppure delle medie o del liceo, questo è uno stile di affinità; stimolo di morbosità significa seguire in modo costante una persona/artista, la gente può nutrire una curiosità per gli altri e vuole nutrire questo interesse morboso.

Oppure quando online, si può soddisfare la curiosità di un individuo “seguendo” su Twitter e visitando i loro profili; benessere da contatto, ossia condividere cose con chi ci si fida, e stimolo di immediatezza, ovvero avere una risposta rapida.

Le persone hanno una spinta naturale a provare un senso di vicinanza psicologica agli altri. Il benessere da contatto è il senso di sollievo che si prova sapendo che altri membri della nostra rete sono accessibili.

Anche l’immediatezza di un sollievo per il fatto che il contatto avviene senza ritardi; lo stimolo altruistico serve per essere vicini a chi ne ha bisogno, ovvero c’è chi partecipa ai social media perché vede in quest’ultimo la possibilità di fare del bene.

Lo stimolo altruistico è anche agevolato dall’immediatezza dei social media e questo valore è stato pienamente realizzato dalle risposte altruistiche immediate da parte degli utenti dei social media alle richieste di aiuto, come in casi di terremoto; l’ultimo è lo stimolo di riconoscimento e consiste nel bisogno di essere apprezzati e raccontare la nostra storia.

I social media si concentrano intensamente sull’individuo, ad esempio uno scrittore che racconta la sua storia e fa in modo di essere apprezzato.

L’attenzione ai bisogni di ciascuno amplifica l’utilizzo di questi strumenti, che diventano sempre più parte integrante della vita di tutti, non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche da quello sociale, in quanto forniscono occasioni di informazione, di documentazione e di socializzazione anche attraverso l’uso dei social network (SN).

I SN si stanno diffondendo, infatti, sempre di più tra ampi strati della popolazione. Secondo un recente studio, negli Stati Uniti il 65% degli adulti li usa, con un trend in crescita negli ultimi 10 anni (Perrin, 2015).

I SN, in particolare, e i social media, in generale, vengono, infatti, sempre più spesso usati anche negli ambiti del lavoro, della politica, dell’impegno civile, e stanno influenzando profondamente il modo in cui le persone raccolgono e condividono informazioni nei più diversi settori (Hampton, Sessions Goulet, Rainie, & Purcell, 2011).

Rispetto alla categoria più ampia dei social media, i social network possono essere visti come strumenti capaci di rafforzare la propria esperienza sociale in due principali direzioni: da un lato, in riferimento all’identità sociale, ossia alla “posizione” dell’individuo all’interno dei gruppi sociali di appartenenza; dall’altro, in rapporto alla rete sociale stessa, ossia l’insieme di persone alle quali si è collegati attraverso una forma qualsiasi di relazione sociale.

In questa prospettiva, i social network permettono di riflettere sul ruolo di questi ambienti come strumento di espressione della propria identità, come strumento di analisi dell’identità degli altri e come supporto alla propria rete di contatti.

Se l’ampia diffusione di queste tecnologie sta sollevando nuovi interrogativi sul versante educativo (Manca & Ranieri, 2013; Ranieri & Manca, 2013), sono ancora pochi gli studi che hanno indagato le pratiche d’uso e le abitudini delle persone con disabilità nei social network, così come le problematiche di accesso.

Disabilità sui social media: la storia di Facebook e Instagram

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Disabilità sui social media The Web Coffee

Il social network più utilizzato al mondo è Facebook: nasce infatti nel 2004 da Mark Zuckerberg ed è tradotto letteralmente come ‘‘libro delle facce” poiché, agli inizi, indicava un elenco con nome e fotografia degli studenti che alcune università americane distribuivano all’inizio dell’anno accademico, in modo tale da poter aiutare gli iscritti a socializzare tra loro e i professori ad indicare i componenti della loro classe.

La sua popolarità aumenta di giorno in giorno e solamente nel 2008 fa il ‘‘boom’’ in Italia.

Oltre a Facebook, l’altro social media più utilizzato è Instagram.

Quest’ultimo nasce nell’ottobre del 2010 come un servizio mobile che consente di produrre, trattare e condividere fotografie e video. Due anni dopo viene acquistato da Facebook per 1 miliardo di dollari.

Questi due social sono molto simili tra di loro poiché l’obiettivo di entrambi è quello di mettere in relazione le persone e condividere alcuni momenti della propria vita.

Disabilità sui social media: un esempio pratico

Bisogna sottolineare che non tutta la popolazione è in grado di accedere facilmente a queste piattaforme. Le persone con disabilità non si fermano davanti a questo ostacolo e continuano a navigare sui social senza problemi. In molti casi possono essere un punto di riferimento per altre persone, stimolandole dal punto di vista sociale.

Molto spesso però la disabilità sui social media è una tematica seria ed importante. Una quota di ‘‘non utenti’ è rappresentata da persone con disabilità della vista, e in quanto tali non sono in grado di accedere a piattaforme che presentano file multimediali, caricati ad esempio su YouTube, e condivisi all’interno di pagine Facebook.

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Disabilità sui social media The Web Coffee

Secondo l’esperienza di una persona disabile non vedente, la gestione dei social avviene prevalentemente con l’utilizzo dell’IPhone poiché presenta una sintesi vocale migliore rispetto a quella degli altri telefoni in commercio.

La sintesi è di fondamentale importanza perché è in grado di leggere tutto ciò che si trova sullo schermo. La pubblicazione delle foto è ancora un po’ complicata, però gli studiosi si stanno evolvendo per migliorare questo aspetto con delle descrizioni che dovrebbero essere il più possibile dettagliate.

Per quanto riguarda YouTube non ci sono particolari difficoltà tranne per video che non contengono audio, perché in questo caso non viene data nessuna descrizione delle immagini che passano sullo schermo.

L’enorme difficoltà si intravede nell’utilizzo del social Instagram poiché è quasi impossibile l’utilizzo dei vari filtri presenti al suo interno e non riesce a percepire la modifica apportata.

I disabili sordi che non portano apparecchi acustici o impianti hanno difficoltò nell’ascolto per la musica e per i video di YouTube, ma con i testi pubblicati sui social network non hanno problemi.

Disabilità sui social media e turismo : esperienze e condivisioni

Il turismo è ‘‘il complesso delle manifestazioni, delle organizzazioni relative a viaggi e soggiorni compiuti a scopo ricreativo o di istruzione” (Devoto, Oli, 2011).

Molto spesso le persone non si rendono conto che viaggiare in molti casi è difficile, soprattutto per coloro che presentano delle disabilità, che siano fisiche o mentali11.

L’esperienza è l’attesa di viaggio e soggiorno. Il turista si attende qualcosa da quel viaggio.

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Per un’esperienza di viaggio per un turista disabile, ci sono tre tipi di fasi. La prima fase si chiama “Pre-experience”, ovvero il turista disabile decide di intraprendere un viaggio per vivere un’indimenticabile esperienza. Non viaggia da solo, si informa molto bene prima di partire sui siti ufficiali della destinazione in cui è diretto.

La seconda fase è nominata “In-experience”, ossia il turista disabile prova il prodotto e ne fa esperienza. Vive l’emozione gustandosi il viaggio, fruendo di servizi adeguati che lo fanno sentire a proprio agio.

Nell’esperienza di viaggio le difficoltà si presentano quasi sempre sull’organizzazione delle strutture ospitanti. Quest’ultime vengono sottolineate da parte delle persone disabili sui social media, cercando di descrivere il loro punto di vista sulla loro esperienza di viaggio.

I social, come Instagram, Facebook ma anche TripAdvisor, in questo caso, risultano di fondamentale importanza poiché i loro pareri (descrivendo le emozioni) vengono condivisi in maniera immediata e invoglia altre persone a farlo .

Questa ultima fase viene c chiamata “post experience” e si ritiene importante che le persone disabili si sentano sempre a loro agio , non solo per i social network e il turismo, ma in ogni momento della loro vita.

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