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AD10S Diego Armando Maradona: D10S torna nell’Olimpo

Diego Armando Maradona The Web Coffee

Che il 2020 sia un anno da dimenticare purtroppo lo sapevamo già per le vicende legate alla pandemia che sta investendo il nostro pianeta, ma ne abbiamo un’ulteriore conferma. Il mondo dello sport e del calcio oggi perdono l’uomo più rappresentativo, l’icona e la sua divinità: Diego Armando Maradona.

La notizia della sua scomparsa ci arriva dal giornale “Clarin” intorno alle 17 italiane, affermando che Maradona ha perso la vita a seguito di un arresto cardiocircolatorio all’età di 60 anni nella sia abitazione di Tigres.

Diego Armando Maradona: il dono divino

Maradona nasce il 30 ottobre 1960 a Lanus e vive nel quartiere di Villa Fiorito dove sin da bambino inizia a dare del tu al pallone. Il suo umile quartiere è nella periferia di Buenos Aires, Diego che vive nella povertà insieme a papà “Chitoro”, mamma “Tota” e i suoi fratelli, trova nel calcio la sua passione, il suo rifugio per scampare ai problemi della vita quotidiana; con quei calci al pallone Diego scaccia la miseria e la sofferenza in cui viveva.

La tradizione popolare argentina, divenuta poi leggenda, narra che la “Tota” lo abbia messo al mondo gridando un suono simile a “goal”, a testimonianza che quella donna aveva in grembo il dono divino di un uomo che sarebbe divenuto l’icona per eccellenza e il simbolo eterno del mondo calcistico intero e non solo.

Diego Armando Maradona : il figlio del Barrio mai dimenticato

Il talento innato e smisurato di Maradona gli fece guadagnare sin da giovanissimo il soprannome di “Pibe de Oro”: attraverso le sue giocate, Maradona come il miglior pittore di tutti i tempi, dipingeva d’oro le sue giocate, come per scacciare la fame e far dimenticare alla sua gente la condizione del suo quartiere.

“Io non dimentico le mie origini. Villa Fiorito è il mio presente, non è il mio passato.” Queste le parole di Maradona, che fanno ben capire l’umanità, l’umiltà, il forte attaccamento alle sue origini argentine, mai messe in secondo piano, mai dimenticate. Nella periferia di Buenos Aires Maradona palleggia, dribbla avversari nel fango e nella sua umile casa di mattoni, coltiva il sogno di giocare il Mondiale di calcio con la sua nazionale ed alzare al cielo la Coppa del Mondo.

Questo era Diego: “Ho sempre avuto un solo pantalone e poi di colpo ho potuto comprarmi tutto, scarpe, camicie e la cosa più importante è che ho potuto offrire tutto questo alla mia famiglia”. Come se sentisse il peso di ringraziare i suoi cari ed essergli per sempre grato e riconoscente.

Diego Armando Maradona: i primi passi da professionista

 

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Maradona inizia a giocare a calcio nella squadra del padre, “Estrella Roja”, dove sin da subito è la stella più luminosa; fu il suo migliore amico che militava nella squadra considerata acerrima rivale, a farlo partecipare alla selezione delle giovanili degli Argentinos Juniors di Buenos Aires e il talento sconfinato di Diego Armando viene subito notato e il 5 Dicembre 1970, all’età di 10 anni, entra nelle giovanili del club argentino.

La curiosità che fa sorridere è che l’allenatore dell’epoca Cornejo, il primo della carriera di Maradona non credeva all’età anagrafica del fuoriclasse argentino e gli chiese di mostrargli un documento che attestasse la autenticità dei suoi anni. Con Maradona in squadra Argentinos Juniors raggiunsero il traguardo di 136 risultati utili consecutivi.

Maradona bagna il suo esordio tra i professionisti nel 1976, qualche giorno prima di compiere 16 anni, in una partita contro il Talleres e subito si mise in mostra per un tunnel e giocate del suo repertorio straordinario. Si intravedeva già oltre al suo talento e classe con il pallone, il suo carattere: Maradona aveva fame di vincere, voglia di cambiare le sue sorti e quelle della sua gente, diventandone l’idolo e il mito indiscusso per sempre.

Ben presto si fa strada fra i grandi e conquista la titolarità in campo e due anni più tardi diventa il capocannoniere del campionato con 22 reti. Nel 1979 vince il Pallone d’Oro come miglior giocatore sudamericano e l’anno successivo mette a segno uno dei suoi goal migliori, con un tiro da centrocampo appena il fischio d’inizio.

Diego Armando Maradona : dal Boca Juniors al Barcellona

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Nel 1981 Maradona si trasferisce al Boca Juniors, uno dei club più prestigiosi, famosi e vincenti nel panorama calcistico argentino e mondiale; dopo una partita di esordio alla Bombonera, vinta con una sua doppietta, a causa di infortuni fisici Diego è costretto a saltare circa quattro partite, ma questo non pregiudica la conquista del campionato da parte della sua squadra. Chiude la stagione con 28 reti in 40 partite. Lo stesso anno il Boca Juniors ha problemi finanziari e così è costretto a cedere Maradona al miglior offerente. Alla sua porta bussa il Barcellona che lo acquista per poco più di un milione.

L’ufficialità arriva solo dopo il Mondiale del 1982, il primo in cui Maradona viene convocato.

Il suo cammino in Catalogna però comincia in salita. Infatti Maradona viene colpito da un’epatite virale che lo costringe a stare fuori per ben tre mesi e che costrinse la squadra spagnola a perdere la Coppa delle Coppe, uscendo ai quarti di finale. Riuscì comunque alla fine della stagione a conquistare la Coppa del Re e la Coppa de la Liga, entrambe contro l’eterna rivale del Real Madrid; Maradona anche in quest’ultima competizione si mise in luce segnando due reti.

La seconda stagione in blaugrana partì meglio ma fu caratterizzata da alti e bassi: vittoria nella Coppa delle Coppe (con sua tripletta) e Supercoppa spagnola, ma subì un ulteriore infortunio sul campo che non lo fece giocare per un bel po’ e che condannò la sua squadra ad un piazzamento a metà classifica, lontano dalla vittoria.

Ripresosi definitivamente dall’infortunio e dopo una concitata trattativa di mercato, Maradona approda in Italia, al Napoli.

Maradona in numerose interviste racconta il retroscena del suo arrivo in Italia: “Il presidente del Barcellona mi aveva offerto altri cinque anni di contratto al doppio di quello che guadagni ora, ma ho risposto no. Io vado dietro al mio cuore, io vado in una città, a Napoli, che mi sta aspettando. Perché io invece dei soldi preferisco correre dietro una palla.”

Diego Armando Maradona : una Napoli da scudetto

Il 5 luglio 1984, in un San Paolo pieno in ogni posto e in ogni angolo, viene presentato ufficialmente Maradona come acquisto per la squadra partenopea. Gli ottantamila spettatori presenti pagarono un biglietto simbolico di mille lire.

 

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Nei primi due anni di Maradona il Napoli non brillò a livello di risultati, centrando prima una posizione da metà classifica e poi un terzo posto. Nella stagione 1986-1987 sotto la guida di Ottavio Bianchi, il Napoli vince lo scudetto, battendo dopo 32 anni la Juventus nel suo stadio. Vince inoltre tutte le tredici partite della Coppa Italia, portandosi a casa il trofeo. Il doppio trionfo era stato fatto soltanto da Juventus e il grande Torino. La vittoria del campionato riesce ripetersi nell’annata 1989-1990, dove Maradona non giocò le prime partite a seguito del cambio di guida tecnica ma contribuì lo stesso al successo e si presentò ai campionati del Mondo, Italia 90, da vincitore.

Diego Armando Maradona : dagli scandali al ritiro

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L’avventura italiana di Maradona si conclude il 17 Marzo del 1991 a seguito di un controllo antidoping con la relativa positività alla cocaina.

Fu una pessima notizia sia per la squadra che per tutti gli appassionati dello sport e comportò per Maradona la squalifica per un anno e mezzo dai campi di calcio.

La maglia numero 10 del Napoli, fu definitivamente ritirata dal club nel 2006. Si trasferì successivamente al Siviglia, dove però mise a segno soltanto 5 goal e lasciò l’Europa per tornare in patria.

È il Newell’s Old Boys la sua nuova squadra nel 1994, ma dopo appena 5 partite giocate Maradona rescisse il contratto e si preparò al meglio per giocare il mondiale di Usa 94. Nel corso di questa manifestazione viene trovato positivo all’efedrina e dunque viene squalificato dalla manifestazione. Intraprende una parentesi breve come allenatore, prima di ritornare a giocare nel Boca Juniors.

Nel club dei suoi esordi rimane per due anni e si ritira definitivamente dal calcio giocato il 25 ottobre 1997.

Ho visto Maradona

È il coro che i tifosi napoletani gli hanno dedicato dal primo momento che Maradona ha indossato la maglia azzurra.

Diego è arrivato da numero uno in una città che lo ha accolto da subito come se fosse nato li, come se fosse stato sempre uno di loro, un figlio a cui vorrai per sempre bene; ad un figlio si perdonano anche gli errori, gli eccessi, le sregolatezze che lo rendono umano, terreno.

Lui che sul campo di calcio disegnava traiettorie impossibili, vedeva spazi improbabili in mezzo alle maglie fitte degli avversari; loro potevano solo buttarlo giù perché uno come lui non lo potevi fermare mai. Era come se qualcuno di superiore lo accompagnasse sempre nella sua corsa inarrestabile.

Sicuramente non sapevi in che punto preciso la palla potesse finire, ma certamente sapevi che avrebbe gonfiato la rete e fatto esplodere la gioia di milioni di persone.

Diego Armando Maradona: il D10S

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Il destino divino che ha accompagnato Diego Armando Maradona sin dalla nascita, fino alla sua ascesa calcistica mondiale, si manifesta nel mondiale del Messico 1986, dove ci sono la “Mano de Dios” e il “Gol del secolo”. Entrambi gli episodi accadono nel secondo tempo dei quarti di finale tra Argentina e Inghilterra.

La Mano de Dios è il goal passato alla storia per essere stato fatto, in piena elevazione, con un tocco di Mano da parte di Maradona. L’arbitro di quella partita non si accorse dell’episodio e convalidò la rete fra le mille proteste degli inglesi in campo e sugli spalti che cominciarono ad insultare el diez argentino. Maradona dopo la partita disse che quel pallone lo ha colpito un po’ di testa e un po’ lo ha mandato in rete Dio; come se Dio avesse ripagato l’Argentina della sconfitta contro l’Inghilterra nella guerra delle Falkland, del 1982.

Passarono solo cinque minuti e dopo questo gesto, Maradona sigla il goal del secolo: partendo da centrocampo, scarta tuti i giocatori che si trova davanti, compreso il portiere e deposita la palla in rete. Sugli spalti scoppia la gioia e Maradona dopo questa partita riesce a proseguire il cammino fino alla conquista del suo sogno da bambino: vincere la Coppa del Mondo.

 

 

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