Babbel contro il sessismo: rilasciato un approfondimento sul linguaggio sessista

Babbel contro il sessismo: rilasciato un approfondimento sul linguaggio sessista

Babbel contro il sessismo: contro la violenza sulle donne, il celebre portale di apprendimento di lingue, ha redatto un approfondimento dal titolo “Sessismo e linguaggio: le parole della violenza di genere”.

Solo una donna e solo chi è donna può sapere quanto alcune parole, alcune frasi, buttate là, addosso a noi, da chi nemmeno ci conosce, oppure da chi dovrebbe amarci, possano tagliare, far male dentro, lasciare cicatrici.

Non è giusto, alle soglie del 2021, dopo tante lotte, tante battaglie femministe, dover subire ancora questo, no, non è giusto dover pagare un prezzo per essere nate donne. Non è più giusta, non lo è mai stata, questa mentalità maschilista, patriarcale, che ci vuole ancora “il sesso debole”, che ci vede ancora come “una proprietà”, che ci vuole sottomesse, che ci apostrofa, ci classifica, ci deride, ci controlla, ci minaccia, ci ferisce, ci sminuisce.

Uomo, rifletti prima di parlare, a volte dici cose di cui nemmeno ti rendi conto, perché certe affermazioni le dai per scontate, la tua mente è stereotipata, è soggiogata dalla mentalità e dall’educazione nella quale sei cresciuto. Ma a volte parli proprio per ferire, per toccare i punti deboli, perché lo sai già che la lingua può essere più affilata di un coltello. Ma uomo, chiunque tu sia, marito, padre, fratello, datore di lavoro, collega, amico, tu non sei superiore alla donna, le tue parole, le tue frasi sessiste, non fanno di te un grande uomo, ti fanno piccolo, e una donna non è un oggetto sessuale.

Babbel contro il sessismo: la violenza sulle donne ha varie facce

La violenza sulle donne non è solo fisica, è anche verbale e psicologica, si cela in mille modi contorti attraverso i quali riesce ancora, tutt’oggi, a farci sentire in colpa, inadeguate, non all’altezza, ci causa quelle ferite emotive difficili da sanare, mina dalle fondamenta la nostra autostima.

Siamo donne, dobbiamo essere forti, ci insegnano da piccole come ci dobbiamo comportare, ci insegnano l’arte del sopportare, del tollerare, ci impongono schemi mentali da seguire e una visione dei ruoli distorta e disequilibrata, tutto questo ci fa male.

Babbel contro il sessismo-The Web Coffee
Babbel contro il sessismo-The Web Coffee

Le frasi sessiste pronunciate in famiglia, tra gli amici, sul lavoro, sui social, sui giornali e per strada, ci feriscono, ci umiliano. Si, avete capito bene, anche per strada, in quanto il catcalling di cui le donne sono vittime, è il sintomo di una mentalità maschilista, suonare il clacson mentre stiamo attraversando, fischiare, gridare apprezzamenti e frasi sconce, per noi non sono complimenti, non ci fanno sentire lusingate, ci fanno solo ribrezzo, il catcalling è una squallida molestia verbale.

I dati che abbiamo riguardo la violenza sulle donne sono ancora agghiaccianti: l’84% ha subito, almeno una volta nella vita, il catcalling, il 79% di esse prima di 17 anni, il 57% prima dei 15 e il 9% addirittura prima di 10 anni.

Babbel contro il sessismo: in collaborazione con CADMI vuole cambiare la narrativa tossica

In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, Babbel ha fornito i dati e i numeri relativi al fenomeno del catcalling, dopo aver condotto uno studio e un approfondimento sul sessismo e sul linguaggio sessista, evidenziando come la discriminazione di genere sia ancora molto radicata e come spesso si manifesti anche attraverso una narrativa tossica, in quanto, la violenza sulle donne è spesso raccontata dai giornali attraverso stereotipi e pregiudizi. I dati sono stati raccolti con l’ausilio di CADMI, grazie all’accoglienza e all’ascolto di tantissime donne che hanno subito e subiscono violenza.

Purtroppo il linguaggio sessista è lo specchio di una società e di una mentalità che ancora si avvale di discriminazioni di genere, ed è frutto di un’educazione ancora profondamente maschilista, risultato di un’idea ancora troppo diffusa della donna oggetto, fisicamente e mentalmente inferiore.

Sussiste e persiste il pensiero che il sesso femminile debba occuparsi dei lavori domestici e di crescere i figli, che debba avere uno stipendio inferiore all’uomo, che non possa aspirare a ruoli di rilievo all’interno delle aziende, come, allo stesso tempo, si evince che l’uomo non possa piangere in pubblico, non possa esprimere liberamente i propri sentimenti e non possa manifestare la sua sensibilità, per non essere appellato come “femminuccia”.

Serve una presa di coscienza, serve una rieducazione socioculturale e serve abbandonare certi stereotipi, cambiando anche il linguaggio attraverso i quali si esprimono. Questa è la missione di Babbel, riconoscere e neutralizzare le espressioni, i modi di dire, i luoghi comuni e le battute che sembrano goliardiche e divertenti sulla diversità di genere, ma che in realtà alimentano tutto il meccanismo perverso della violenza sulle donne e non fanno che causare umiliazione, ferendo e discriminando il mondo femminile.

Non dimentichiamo, inoltre, che il linguaggio sessista nella narrativa tossica, può fare da anticamera e sfociare in fenomeni di violenza fisica, e contribuisce ad alimentare una visione distorta sulla differenza di genere. Per questo motivo è assolutamente da modificare.

Babbel contro il sessismo - The Web Coffee
Babbel contro il sessismo – The Web Coffee

I media e la narrativa tossica

Quante volte ci è capitato di leggere sui giornali una notizia di cronaca nera dove era stata assassinata o picchiata o stuprata una donna e vedere l’argomento trattato con superficialità o addirittura con profonda mancanza di rispetto verso la vittima? Spesso si fanno delle allusioni e si cercano indizi in modo morboso come a voler giustificare l’assassino o l’aggressore, si fa trasparire il concetto che la donna se l’è cercata.

Ad esempio, per aver tradito il compagno, perché non lo amava più, perché era poco vestita, perché era ubriaca. In questo modo, si lascia credere al pubblico che la colpa di quello che è successo è della donna, e non del vero colpevole. Tutto questo non può che alimentare la discriminazione di genere e gli atti di prepotenza e di violenza nei confronti delle donne.

Vogliamo parlare della televisione e dei vari programmi che si ergono a tribunali degli eventi di cronaca nera e del femminicidio? Pur di scalare le vette dello share e conquistare fette di pubblico sempre maggiore si soffermano ad analizzare particolari totalmente irrilevanti e inutili relativi al fatto accaduto, ma spesso offensivi e alquanto indelicati nei confronti della vittima e del mondo femminile in generale. Viene ricostruita tutta la vita del carnefice, tutte le relazioni avute, viene delineato come “una brava persona” che fino a quel momento non aveva fatto male a nessuno, vengono intervistate le persone che si dichiarano completamente stupite di ciò che è accaduto.

Il mondo del web non è da meno, anzi, spesso è il più crudele di tutti, perché pur di attirare click e visualizzazioni i vari siti e le varie pagine costruiscono titoli e articoli ad hoc, fuorvianti e assolutamente insensati, oltreché irrispettosi e sessisti. Senza considerare che proprio il web, attraverso i social, è uno dei mezzi attraverso cui esplode la maggior violenza verbale nei confronti delle donne, perché consente ai cosiddetti leoni da tastiera di sentirsi protetti dallo schermo.

Esempi di stereotipi e frasi sessiste

Sono talmente tanti gli stereotipi sulla diversità di genere nella nostra società dei quali dobbiamo liberarci, che questo richiede un lavoro in sincrono su più fronti, dalla scuola, alla famiglia, al mondo dell’informazione. Vogliamo citarne qualche esempio?

Quando una bella donna arriva a ricoprire dei ruoli importanti, quando arriva in alto, il primo pensiero, la prima frase che si sente dire è che sicuramente “l’avrà data” a molti, in pochi considerano che magari si è semplicemente impegnata, che ha studiato, ha fatto dei sacrifici.

Oppure, nei giorni nei quali siamo di cattivo umore o siamo nervose, la frase che più ci sentiamo rivolgere è: – ma che hai, il ciclo?- Come se a una donna non fosse concesso avere delle giornate no, come se non potessimo avere altri problemi.

Per non parlare poi della donna alla guida, gli stereotipi ci vogliono tutte imbranate, come se guidare fosse solo una prerogativa maschile, spesso sentiamo dire: – alle donne non dovrebbero dare la patente – oppure: – però, guidi bene per essere una donna! –

the web coffe

Ed è così per tutte quelle capacità che sono attribuite alla sfera maschile, quando in realtà, basterebbe dire: – guidi bene! –

Ma a volte le parole e le frasi possono sfociare in vera e propria violenza verbale, psicologica e manipolativa, che possono anche essere campanelli d’allarme perché potrebbero trasformarsi in violenza fisica:

  • Ti ho detto di stare zitta, non capisci niente!
  • Non devi vestire così, ti devi mettere quello che dico io
  • Con chi stavi parlando? Non voglio che parli al telefono con quella persona
  • No, tu oggi non esci, stai a casa!
  • Fai quello che dico io, altrimenti vedrai che succede!

Questi uomini che usano frasi simili vogliono avere il controllo totale sulla vita della donna, tentano in tutti i modi di svalorizzarla, manipolarla e colpevolizzarla, provocano dei danni devastanti all’autostima, alla sfera emotiva e mentale della vittima.

Tutto quello che è stato fatto sin’ora non basta ancora, purtroppo, serve di più, serve cambiare la mentalità e noi donne abbiamo un grande potere, quello di educare i nostri figli maschi al rispetto e all’uguaglianza di genere, affinché le generazioni del futuro non abbiano più questa piaga sociale. Poi un’altra cosa, amiamoci, amiamoci di più.

 

 

 

 

 

 

 

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