1 Dicembre 2020
Vita nella zona arancione - the web coffee

foto di Bari, città in zona arancione

La vita nella zona arancione: l’area intermedia del “sì, ma”

La vita nella zona arancione è la via di mezzo tra lockdown totale e semi-normalità (se così la si può definire).

Con l’incubo lockdown che incombe in tutta Europa – e non solo – la zona arancione d’Italia è l’area, dopo la gialla, dei fortunati. Ma non troppo.

La possiamo definire l’area del “sì, ma”.

Posso uscire di casa, fare una passeggiata? Sì, ma nel mio Comune. Posso andare a prendere un caffè al bar? Sì, ma lo bevo in macchina. Posso mangiare la specialità di quel ristorante che tanto mi piace? Sì, ma a casa.

Com’è la vita nella zona arancione?

Si vive a metà. Non si è limitati ai 200 metri della propria abitazione, ma si cerca comunque di evitare gli spostamenti. Si vive di didattica a distanza per adolescenti e universitari, di passeggiate (brevi), di videochiamate.

Nella zona arancione, però, non hai l’ansia del solo pensiero di essere fermato da qualche autorità se devi uscire a comprare il latte. E questo, a livello psicologico, fa tanto. Poi, soprattutto, se fai il giro più largo per vedere, almeno da lontano, altre persone  che non siano quelle con cui vivi e che vedi 24 ore su 24, è un bel sollievo.

Un giro, da solo, in macchina, dopo che hai finito un impegno importante, un esame, è il premio che ti meriti. Grazie, Giuseppe Conte, per le avventure della vita nella zona arancione.

Vita nella zona arancione - the web coffee
Vita nella zona arancione – the web coffee

E poi: una passeggiata col cane, una boccata d’aria sul lungomare. Ma alle 22:00 tutti a casa. E dalle 21:00, se sei fuori casa per un motivo x, stai con il telefono in mano a controllare l’ora, che devi calcolare quanto ci metti ad arrivare alla tua abitazione.

La vita nella zona arancione: lo sport

Per quanto riguarda lo sport, la situazione è uguale un po’ per tutti. Anche in zona rossa, seppur con misure ancora più restrittive, ci si può allenare. Non dall’altra parte della città, non allontanandoti troppo dalla tua abitazione. Praticamente è meglio se rimani in stanza.

Nella zona arancione, invece, puoi scegliere il parco che più ti piace, quello più “in”. Ti metti quella tuta che hai pagato 150 euro, le scarpe sportive più belle che hai, la mascherina e via al momento di socialità della giornata.
Dove per socialità si intende scambiare uno sguardo con altre persone a 2 metri di distanza. Magari ci scappa pure l’occhiolino.

Si tratta di persone spesso nuove, che non hai mai visto nel tuo Comune, oppure che sì, le hai viste. Ma mai correre. Al massimo ad una festa di compleanno, verso il buffet, ogni riferimento è puramente casuale.

Perché da questa pandemia, ne usciremo migliori. E più in forma. Nonostante le palestre chiuse per metà del tempo.

Cene, pranzi e aperitivi: la vita nella zona arancione è ordina e porta a casa.

Quanto era bello trascorrere, anche dieci minuti della propria giornata, seduti al tavolo di un bar a parlare della nostra vita, a osservare le vite degli altri (ricamandoci pure sopra)?

Ecco probabilmente è questo che rende la zona arancione meno fortunata della gialla. Il non poter stare insieme a qualche amico a parlare fondamentalmente del niente, a bere un caffè la mattina e lo spritz alle 18. Perché se non possiamo berlo lì, tutto il gusto se ne va.

E ancora, non si possono organizzare pranzi e cene fuori. No a pranzi di lavoro, oppure quelli che organizzi last minute con quel compagno delle superiori, così avete l’opportunità di parlare un po’.
E fin qui, diciamocela tutta: meno male.

Diversa la situazione se lavori, non in smartworking, e hai un’ora di pausa pranzo. Un tempo facevi il pranzo al ristorante. Ora prendi da mangiare e vai in macchina, se ci vai in auto a lavoro. Altrimenti resti in ufficio.
Peccato, per un’ora che potevi scappare…

State quanto più possibile a casa

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Vita nella zona arancione – the web coffee

Si è raccontato, in chiave ironica, la vita nella zona arancione. Dove si deve uscire, con tutte le precauzioni, per necessità importanti, senza approfittare del fatto che non vi sia un vero e proprio divieto riguardo gli spostamenti nel proprio Comune.

L’invito è ovviamente quello di restare a casa quanto più tempo possibile. La curva del contagio non si è ancora abbassata sufficientemente (per aggiornamenti vedi qui). Poi, è ovvio, siamo umani. Una passeggiata, dove consentito, la si può fare.

Un caffè d’asporto, una pizza consegnata a casa è ciò che oggi possiamo permetterci e ce ne dobbiamo accontentare.

Solo così potremo uscirne.

 

 

 

 

 

 

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