Covid ed inquinamento: scopriamo il legame fra le due cose con la d.ssa Clerico

Ci sono legami tra Covid ed inquinamento? Diversi osservatori hanno notato come il CoV19 si sia diffuso maggiormente in zone altamente inquinate, ponendo così il dubbio di una correlazione tra inquinamento atmosferico e infezione da Coronavirus.

Naturalmente questo ha sollevato un enorme polverone mediatico, anche per le implicazioni che un nesso di tale portata può comportare: il quesito ha quindi generato numerosi studi, ancora in corso e certamente a lungo termine, ma al momento le conclusioni non sono univoche.

Covid ed inquinamento: cosa c’è di vero?

È ormai noto come la trasmissione del SARS-CoV-2 avvenga in larga misura attraverso le goccioline di saliva, i cosiddetti droplets, che possono rimanere in sospensione nell’ambiente per un tempo variabile in base a diverse condizioni ambientali.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è importante un buon ricambio dell’aria di ambienti chiusi, domestici, lavorativi, ricreativi o comunque dove vi si soggiorni o vi sia passaggio, seguendo piccole accortezze:

  • Aprire regolarmente le finestre scegliendo quelle più distanti dalle strade trafficate.
  • Non aprire le finestre durante le ore di punta del traffico e non lasciarle aperte la notte
  • Ottimizzare l’apertura in funzione delle attività svolte.

Covid ed inquinamento: lo smog può essere vettore del virus?

Covid ed inquinamento-The Web Coffee
Covid ed inquinamento-The Web Coffee

La ricerca scientifica si sta concentrando in questo senso per rilevare l’effettiva capacità dei virus di essere veicolati per ampie distanze dalle polveri sottili presenti nell’aria o di restare più a lungo in sospensione.

L’inquinamento atmosferico è un fenomeno che modifica le caratteristiche dell’atmosfera terrestre, complesso e composto da diversi agenti fisici, chimici e biologici. Tra questi il particolato, cioè l’insieme delle sostanze solide o liquide sospese in aria. Il particolato è uno degli inquinanti più frequenti nelle aree urbane.

Secondo il Ministero della Salute, il particolato è suddiviso in base alle dimensioni il cui cut off è di 2,5 micrometri, in grossolano e fine, o polveri sottili, con un diverso impatto sugli organismi. Il particolato fine è più dannoso perché può penetrare nel tratto respiratorio, danneggiando i tessuti.

Covid ed inquinamento: gli studi in merito cosa dicono?

Alcuni studi avvalorano la correlazione, sostenendo il medesimo meccanismo per altre patologie virali, dimostrando che non solo le particelle possono veicolare il virus, ma anche trasportarlo per lunghe distanze, favorendone l’aerosolizzazione: hanno dimostrato che il numero di casi era più alto nelle città più inquinate, in sintonia con i risultati dello studio di Wuhan.

Non solo: durante il lockdown si sono verificati in parallelo il calo dello smog a causa delle chiusure di molte industrie e del minor utilizzo delle automobili, e una drastica riduzione del numero di contagi, inducendo i sostenitori a trovare un nesso di causalità tra i Covid ed inquinamento e a sostenere con ancora più vigore questa tesi.

Tuttavia, i risultati non hanno forza scientifica, perché non significativi statisticamente e perché derivanti da esperimenti condotti in laboratorio, senza quindi tutta una serie di variabili fondamentali del modello analitico, come per esempio la presenza di focolai epidemici specifici, case di riposo e di cura, attività lavorative rischiose per contatti sociali, misure locali intraprese per controllare il contagio e così via.

Covid ed inquinamento: le conclusioni.

In realtà, dunque non possono essere considerati né validi, né definitivi. Resta noto come l’inquinamento sia comunque un fattore di rischio per altre patologie come l’ipertensione, il diabete, le malattie delle arterie coronarie e polmonari, che subiscono un peggioramento e sono anch’esse associate a prognosi sfavorevole in caso di COVID19. Inoltre l’inquinamento indebolisce il sistema immunitario, rendendo l’organismo più suscettibile agli insulti esterni.

In realtà l’interpretazione di tali dati può avere solo una visione prospettica, poiché le patologie inquinamento-correlate si sviluppano solo dopo un tempo prolungato di esposizione, e non è possibile correlare in modo lineare questo tipo di andamento con una patologia acuta, tuttavia è un elemento da tenere in considerazione.

Un altro aspetto da valutare è la mortalità da COVID: se l’alto tasso di inquinamento spiega la maggior incidenza di soggetti infetti, non può fare lo stesso con il numero di decessi. Su questo punto, tuttavia, gli studi sono ancora ampiamente in corso.

Secondo fonti autorevoli, infine, è improbabile che i virus mantengano la carica infettante dopo una permanenza prolungata in sospensione sul particolato, sottoposti a danneggiamento da parte di temperatura e raggi UV.

Covid ed inquinamento-The Web Coffee
Covid ed inquinamento-The Web Coffee

In conclusione, non è possibile correlare in termini scientifici l’incidenza di infezioni da CoronaVirus all’inquinamento, poiché il ruolo degli inquinanti atmosferici sulla diffusione dell’attuale pandemia si evolve lungo una complessa catena di relazioni in fase di studio, tuttavia l’argomento ha generato un brusio filosofico sulla guarigione della Terra che cerca di riprendersi i suoi spazi e la sua natura. Chissà se questo ci servirà di lezione o se una volta che sarà tutto finito torneremo a maltrattarla come abbiamo fatto finora.

Views All Time
Views All Time
88
Views Today
Views Today
1

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.