Lockdown in Europa: tra chiusure totali e misure più “soft”

Torna l’incubo lockdown in vari Paesi dell’Europa. Dalle misure pesantemente restrittive di Italia, Francia e Regno Unito, alla linea più “morbida” di Spagna e Germania.

Sono più di 50 milioni i casi di Covid-19 registrati in tutto il mondo, con più di 1,2 milioni di vittime. La pandemia globale non da segni di cedimento e corre veloce. Vari i Governi dell’Europa che hanno scelto di decretare un nuovo lockdown.

Sembra che i primi mesi estivi, che hanno rappresentato una sorta di respiro di sollievo per italiani ed europei, e che sembravano in qualche modo promettere bene per il futuro, siano ormai un lontano ricordo.

Così come sono un ricordo gli allarmismi relativi ai 500 casi che si iniziavano a registrare a fine estate; allarmismi che poi si sono comunque rilevati fondati. Quegli indicatori sottili che avrebbero dovuto avere la funzione di campanellino d’allarme, ma che abbiamo, forse, sottovalutato.

E così, l’11 novembre, l’Italia si ritrova a superare la cifra di 1 milione di contagiati (per aggiornamenti vedi qui) a partire dall’inizio della pandemia, sorte già capitata alla Francia nel mese di ottobre.

I numeri crescono, quindi, in tutti i Paesi dell’Unione, che corrono ai ripari emanando misure più o meno restrittive.

Non c’è infatti una linea omogenea seguita nel continente europeo, bensì i Governi agiscono in base a propri criteri.

Paese in cui vai, misure che trovi.

Lockdown in Europa: Francia, Regno Unito e Belgio.

In Francia si vive una situazione di vero e proprio lockdown.

Il 6 novembre sono stati superati i 60.000 casi giornalieri.

Si esce solo per lavoro, beni di prima necessità, assistenza medica, esercizio fisico (un’ora al giorno). I negozi non essenziali sono chiusi, così come ristoranti e bar (eccetto che per l’asporto). Sono vietati i contatti sociali.

Particolare clamore ha destato la questione della didattica: si fa in presenza. E’ prevista quindi l’apertura di scuole e asili.

Anche in Regno Unito, il 31 ottobre, il primo ministro Boris Johnson ha annunciato il lockdown nazionale, iniziato il 5 novembre e la cui fine è prevista per il 2 dicembre.

Il blocco nazionale prevede la chiusura, anche qui, di bar, ristoranti, attività non essenziali.

Restano aperte le scuole, così come i college, le università, gli asili nido.

In Belgio è previsto un coprifuoco a partire dalle ore 22:00, oltre che la chiusura di attività non essenziali, palestre, piscine, ristoranti, bar.

Curiosa, nello Stato belga, la questione del cosiddetto “knuffelcontact”, che tradotto letteralmente in italiano significa “compagno di coccole”: è una figura pensata per dare supporto psicologico alla popolazione. Ogni persona potrà vederne una, a meno che non viva da sola (in tal caso due), e godere della sua compagnia.

Ovviamente Francia, Regno Unito e Belgio non sono gli unici Stati ad aver adottato una linea così dura. La lista di Paesi in lcokdown (o simil-lockdown) è più lunga e molto probabilmente crescerà.

 

Misure più morbide in Germania e Spagna

In Germania, Stato in cui i casi totali hanno abbondantemente superato quota 200.000, si parla di un “lockdown soft”.

Sono chiusi cinema, teatri, ristoranti, bar. Stessa sorte per palestre e piscine. Aperti però i vari negozi, così come i parrucchieri.

Anche qui, la didattica è in presenza.

Nessun regime di vero e proprio lockdown in Spagna, che nei mesi precedenti era lo Stato (insieme alla Francia) a destare maggiore preoccupazione.

E’ previsto, però, un coprifuoco che parte dalle ore 23:00 e si conclude alle 6:00 del mattino.

Qui i casi giornalieri oscillano tra i 10 e i 20 mila.

Le differenze con l’Italia

In Italia, ad oggi, c’è la fantomatica divisione del territorio in tre aree con relative misure. Come era prevedibile, varie Regioni stanno vedendo la propria situazione epidemica peggiorare, nella maggior parte dei casi passando da zona gialla a zona arancione.

Ciò che, però, risulta chiaro da un confronto con le altre nazioni d’Europa in lockdown è la modalità differente con cui si è affrontata la questione della didattica. Se in Italia si è deciso di sacrificare la didattica in presenza di scuole superiori e università (nelle zone rosse anche seconda e terza media), negli altri Paesi dell’Unione si è optato per una didattica in presenza.

Piuttosto si è deciso di chiudere tutti i negozi, ma non le scuole.

In Italia inoltre, così come in Spagna, è presente l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, assente invece negli altri Stati europei.

Da questa breve panoramica delle misure adottate da alcuni dei maggiori Stati dell’Unione si evince come i vari governi abbiano optato per scelte diverse tra loro. Questo dipende ovviamente da vari elementi di carattere sociale, politico, economico ecc. che rendono più o meno sostenibile un lockdown.

E’ evidente che a fare le spese di tutto ciò siano in primo luogo gli ambienti di movida, svago, cultura. Le prime chiusure sono state disposte proprio per loro.

Ci sarà tempo per ballare e divertirsi, ma allo stesso tempo c’è la necessità di sostenere questi (e gli altri) ambiti lavorativi fortemente penalizzati – ovunque – in questa battaglia contro un nemico invisibile.

Una battaglia che, con le forza e la collaborazione di tutti, dovrà essere vinta. Nell’intera Europa.

 

 

 

Views All Time
Views All Time
149
Views Today
Views Today
3

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.