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Covid19 e contatto stretto con un positivo: cosa fare in questo caso?

Covid19 e contatto stretto con un positivo: cosa fare in questo caso?

Covid19 e contatto stretto: facciamo chiarezza su come dobbiamo comportarci e cosa fare in caso di contatti con persone positive al coronavirus.

Sono stato a contatto stretto con un soggetto positivo al Coronavirus, cosa devo fare?

Secondo il Ministero della Sanità, il contatto stretto con soggetto positivo al Coronavirus, considerato come esposizione ad alto rischio, è definito come:

• Convivente di soggetto CoV19+
• chi abbia avuto contatto fisico diretto, indipendentemente dalla sua durata (es. stretta di mano) con soggetto CoV19+
• chi abbia avuto contatto diretto con secrezioni infette (es. contatto a mani nude di fazzoletto usato)
• chi abbia avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con soggetto CoV+, a distanza inferiore di due metri e per almeno 15 minuti (per es. a tavola)
• chi abbia soggiornato in ambiente chiuso (es. aula, ufficio, sala d’attesa) con un soggetto CoV+ senza indossare DPI.
• Chi abbia viaggiato in un qualunque mezzo di trasporto, entro due posti in qualunque direzione rispetto ad un soggetto CoV19+; sono considerati contatti stretti anche il personale addetto dove il caso indice era seduto.

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Covid19 e contatto stretto-The Web Coffee

Covid19 e contatto stretto: cosa fare in caso di possibile contagio?

Nel caso in cui si rientri in uno di questi casi, è innanzitutto necessario auto-isolarsi in casa, osservando un periodo di quarantena, senza incontrare nessuno e seguendo le regole di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, fino all’esito dell’eventuale ricerca virale.

In secondo luogo, è tassativo avvisare il Medico Curante. Chi riceve notizia di aver avuto un contatto stretto con soggetto CoV+ dovrà poi a sua volta stilare una lista di tutti i contatti stretti con cui ha avuto a che fare dopo, senza però avvertirli fino all’eventuale sua positività.

Secondo la nuova circolare ministeriale, datata 12 ottobre, il periodo di quarantena da osservare in prima istanza è di 14 giorni dall’esposizione, oppure 10 giorni con sorveglianza attiva tramite test antigenico o molecolare negativo effettuato al decimo giorno.

Il Medico di famiglia, se lo riterrà opportuno, provvederà a fare richiesta al Dipartimento di Prevenzione (SISP) per l’esecuzione del tampone.

Fondamentale, anche in isolamento è l’uso di mascherina. A tal proposito è opportuno distinguerne i diversi tipi.

Che tipi di mascherine esistono?

La prima distinzione va fatta tra mascherina chirurgica da una parte e FFP2 e FFP3 dall’altra: se la “chirurgica” serve a proteggere gli altri DA chi la indossa, le altre due, viceversa, proteggono CHI la indossa e sono indicate per i sanitari o per chi, più in generale, si occupa di assistenza e necessita di avvicinarsi a meno di due metri per un tempo prolungato ad un soggetto CoV19+ o sospetto (per es. OSS o badanti di non autosufficienti).

La FPP3 costituisce un livello superiore, ed è utilizzata da personale sanitario – o equiparato – per manovre mediche generanti aerosol. In conclusione, nella vita di tutti i giorni è sufficiente indossare la mascherina chirurgica e mantenere la distanza, le due forme precauzionali, sommate, riducono drasticamente il rischio di contagio.

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Mascherine fai da te: cosa c’è da sapere?

In Primavera, durante il primo picco pandemico, i DPI scarseggiavano e hanno cominciato ad essere fabbricate le prime mascherine “fai da te”, utilizzando materiali più disparati. Oggi l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha fornito indicazioni precise sulle caratteristiche che queste mascherine devono avere, sollevando dunque ulteriori interrogativi:

Mascherina: quante volte va lavata?

Secondo l’ISS e l’OMS le mascherine usa e getta vanno sostituite appena diventano umide o se visibilmente sporche: l’umidità depositata non solo diminuisce la capacità di barriera del presidio, ma diventa anche terreno fertile per la proliferazione di batteri e funghi. Ogni marchio ha indicazioni precise imposte dalla Casa Produttrice circa la durata di utilizzo, comunque in media circa 4-6h, dopodiché va correttamente smaltita come già suggerito in un nostro precedente articolo.

A meno che non sia diversamente specificato, il termine “mascherine chirurgiche” si riferisce a mascherine monouso approvate dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali per uso come dispositivi medici in base alla normativa nazionale e comunitaria.

Tuttavia, vi è ormai larga diffusione anche di quelle che vengono indicate in ambito scientifico come “mascherine di comunità autoprodotte” ed hanno le stesse indicazioni delle altre.

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Come le altre, inoltre, anch’esse devono essere lavate spesso, ogni volta che vengono utilizzate o in ogni caso ogni volta in cui siano umide o visibilmente sporche.
È sufficiente lavarle in lavatrice a 60°C con normale detersivo o seguendo le indicazioni del produttore se disponibili.

È bene comunque sottolineare che temperature ambientali molto calde, sudorazione, o tipologia di cute con tendenza molto sebacea accelerano lo sporcarsi della mascherina che quindi va sostituita/lavata più spesso.

Come indossare le mascherine autoprodotte?

Le mascherine autoprodotte si indossano come le altre: con mani ben lavate e igienizzate, fissandole bene al viso tramite lacci o elastici, in modo che siano ben aderenti.

PER TOGLIERLE…
…evitare di toccarle esternamente con le mani nude, ma afferrarle dall’interno e gettarle nei rifiuti secondo le indicazioni, oppure in un sacchetto per poi lavarla. È bene maneggiare le mascherine usate coi guanti oppure, se non è possibile, toccarle meno possibile e poi lavarsi le mani tempestivamente.

Si ricorda inoltre che, per qualsiasi informazione inerente al Coronavirus, è possibile contattare il numero di pubblica utilità 1500 oppure rivolgersi al proprio Medico di famiglia o, ancora, in ultima istanza, al 112 (Numero Unico dell’Emergenza).

 

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