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Il significato del silenzio: dall’arte al mondo orientale, riscopriamo il suo valore

Il significato del silenzio: dall’arte al mondo orientale, riscopriamo il suo valore

Possiamo parlare di significato del silenzio? Nella cultura occidentale, segnata dal consumismo e dal gusto per le apparenze, questo ha un’accezione negativa: nessuno vuole veramente stare zitto, sentiamo tutti il bisogno, amplificato dai social media di non restare mai in silenzio.

Dobbiamo parlare, condividere, esprimere la nostra opinione. E quando non ne abbiamo una, ci sforziamo in ogni modo di costruirla per poter così gettarla in pasto al resto del mondo. I social, che hanno sicuramente dato tanto nella creazione di una rete veloce e raggiungibile da tutti, hanno anche avvelenato il significato del silenzio.

Raramente accogliamo il silenzio. Lo consideriamo con una accezione completamente negativa e spesso si associa alle parole ‘solitudine‘, ‘mancanza‘ o ‘dolore‘. Cerchiamo di cacciarlo, ospite indesiderato nella nostra casa. Primo sintomo di una solitudine a cui non ci vogliamo abbandonare; depressi asintomatici nascondiamo le nostre fragilità, il  più delle volte anche a noi stessi.

E invece il silenzio fa bene. È l’unico modo che si ha per entrare in contatto con le proprie paure, aspirazioni e menzogne quotidiane. Rimanere zitti davanti all’inconscio è l’unico modo, per quanto sia difficile, per ascoltare finalmente ciò che accade e poter così iniziare un percorso di crescita. Un silenzio buono, materno e accogliente. Per potere poi parlare con una voce più forte e consapevole.

Edward-Hopper-_-Nighthawks-1942-Canvas-Gallery-Wrapped-Giclee-Wall-Art-Print-D3560-320x192 Il significato del silenzio: dall'arte al mondo orientale, riscopriamo il suo valore

Il significato del silenzio nel mondo orientale

È abbastanza palese che la differenza principale tra l’uomo occidentale e l’uomo orientale risiede nel saper interagire con la parte più profonda e spirituale di se stessi. Se da una parte la tecnologia e il mercato del consumo creano un rumore di sottofondo, a cui ci si abitua in fretta, fino quasi a non sentirlo più; dall’altra abbiamo un mondo che privilegia il sentire su un’altra dimensione, e di conseguenza il significato del silenzio diventa centrale.

L’Oriente vive ancora il silenzio come come una potenza che agisce nell’interiorità dell’uomo e che è in grado di guidarlo verso un comportamento più umano e meno bestiale.  Conoscere e comprendere la cultura del silenzio è fondamentale per capire, ad esempio, lo spirito del Giappone.

L’impassibilità di fronte al rumore di sottofondo, a tutto ciò che turba la quiete interna, è un meccanismo di difesa che viene allenato e acuito negli anni. Il silenzio è perpetuato anche negli oggetti e nei gesti: non vi è rumore nell’oggettistica minimal che arreda le case e nei gesti quotidiani puliti e sereni.

Il significato del silenzio, nel mondo orientale, deriva principalmente dalle pratiche dei monaci buddhisti e scintoisti che essendo piuttosto numerosi istituiscono veri e propri percorsi di raccoglimento e di silenzio. Il voto di silenzio è la ricerca di quel silenzio autentico, vero e primordiale in cui si culla l’anima profonda del Mondo. Il silenzio che affonda le radici nella parte più profonda del proprio Essere e che racconta, con le sue vibrazioni impercettibili, una storia. Tragedia o commedia che sia.

È il silenzio di cui si ha bisogno per riuscire a levitare dalla terrosità dei nostri pensieri più animaleschi al fine di raggiungere una realtà più eterea che ci avvicina al cielo. Il silenzio come tentativo di recupero di quel cordone ombelicale con la Vita, per riallacciare i rapporti con l’anima mundi platonica e trovare, forse, qualche risposta. O almeno nuove e più interessanti domande.

Il voto di silenzio dei monaci Certosini

Anche nel Vecchio Continente, però, esistono delle isole di mutismo, dei luoghi in cui possiamo incontrare il vero significato del silenzio. I Certosini sono l’ordine monastico cattolico tra i più inaccessibili e chiusi. I monaci, che vivono in una solitudine quasi assoluta, senza parlare nemmeno tra di loro e coltivando esclusivamente un dialogo interiore e spirituale, sono poco meno di 300.

L’ordine fu fondato nel 1084 da San Bruno sulle prealpi francesi, dove il monaco si era raccolto per dare inizio ad una vita contemplativa lontana dalle distrazioni. Chiave del percorso è l’abbandono della realtà, così fuggevole e ingannatrice, per cercare di ghermire, almeno in parte, l’eterno.

Tanto che il motto dell’ordine è ”Stat crux dum volvitur orbis“, cioè “Ferma è la croce mentre il mondo gira”. Indice dunque di un’esistenza spirituale, con una scelta eremitica e anacoretica. Gli occhi del monaco rivolti verso il proprio spirito e chiusi sul baccano che corrompe.

È forte il bisogno di distaccarsi sia fisicamente, con la reclusione in convento, sia spiritualmente, con il rifiuto della parola, dalle controversie della vita. Una fuga per riscoprire la propria interiorità, ed il vero significato del silenzio.

Il significato del silenzio nella psicologia

Nella psicanalisi il silenzio sta alla base dell’intero sistema di metodica e di ricerca di una soluzione nei confronti del paziente. Un silenzio di apertura, che lascia spazio all’altro. Lo psicanalista offre il suo ascolto e, di conseguenza, il suo silenzio, per lasciare parlare liberamente il paziente. Quest’ultimo deve infatti essere privo di condizionamento, per arrivare autonomamente ad una conclusione.

Colui che decide di esporre i suoi drammi e le sue paure deve avere il diritto di esprimersi senza utilizzare l’impalcatura dei preconcetti dello specialista e senza essere guidato verso una risposta non personale dalla conoscenza medica e psichiatrica di un soggetto esterno a sé.

Nel silenzio dell’ascoltatore risiede tutto il potere del dialogo con la propria interiorità. L’inconscio stesso non lo si può immaginare in altro modo che immerso nel silenzio, impegnato in un lungo, continuo e taciturno discorrere con le altre componenti della psiche.

Silenzio dentro altro silenzio.

Silenzio per riuscire ad ascoltare e ad ascoltarsi.

Silenzio per potere poi parlare.

Completamente diverso il cosiddetto ‘silenzio di chiusura’. Il mutismo selettivo, il timore di parlare, la vergogna e la chiusura in se stessi. Il silenzio che costruisce muri e non ponti. Il silenzio che, come una barriera invalicabile, ci permette di chiuderci. Quasi un desiderio di sparire. Vari sono dunque i significati del silenzio, ed ognuno di loro è la porta verso un mondo sconosciuto in cui muoversi in punta di piedi.

Il significato del silenzio degli amanti

 

Dolce, romantico, pieno di aspettative.

Il silenzio degli amanti è decisamente un silenzio più piacevole e ben noto alla maggior parte degli umani. Si tratta di quel gioco di sguardi che non ha bisogno di parole per essere compreso e che si bea dell’assenza stessa della parola. È un silenzio intimo e piacevole, che incontra se stesso e l’altro in un’unione profonda.

Forse la parte più bella e inafferrabile dell’amore è proprio questa capacità di riuscire a comprendersi senza parlare: riuscire a cogliere, indipendentemente dalle parole, cosa sta al fondo di un paio di occhi che sono ben conosciuti. Principe della comunicazione non verbale, lo sguardo trae tutta la sua forza nel silenzio. Riuscendo a fermare il tumulto dei giorni e a congelare per sempre un istante nella scatola dei ricordi del proprio cuore. Gli occhi come specchio dell’anima e dei suoi tormenti.

Bisogno di silenzio: Alda Merini e Pablo Neruda

Ho bisogno di silenzio

come te che leggi col pensiero

non ad alta voce

il suono della mia stesa voce

adesso sarebbe rumore

non parole ma solo rumore fastidioso

che mi distrae dal pensare.

– Alda Merini, Ho bisogno di silenzio

 

Ma perché chiedo silenzio

non crediate che io muoia:
mi accade tutto il contrario:
accade che sto per vivere.

Accade che sono e che continuo.

– Pablo Neruda, Chiedo silenzio

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