Eddie Van Halen: tributo ad un chitarrista rivoluzionario

Eddie Van Halen: chi è stato il chitarrista statunitense?

B. B. King cantava “The thrill is gone”, “il brivido se n’è andato”, per indicare la fine di un amore ed il vuoto che essa lascia. Quest’oggi non parleremo d’amore, ma del vuoto che lo scorso 6 ottobre ci ha lasciato la scomparsa di una figura iconica, se non addirittura leggendaria, come Eddie Van Halen.

Olandese d’origine, emigrato negli USA all’età di 7 anni insieme alla sua famiglia (suo padre Jan era un sassofonista e clarinettista jazz), Eddie mosse i primi passi nella musica, grazie alla forte influenza di suo fratello maggiore Alex, seguendo la scia degli influssi rock dell’epoca (Led Zeppelin, Beatles e Cream su tutti).

I Van Halen

I due, rispettivamente chitarrista e batterista, fondarono nel 1978 i Van Halen insieme a Michael Anthony e David Lee Roth, portandosi sulla ribalta della scena rock mondiale nei successivi anni ’80. Nel loro periodo di attività, si possono contare nella discografia della band ben 16 album (di cui 2 live e 2 raccolte): l’ultimo in studio, “A different kind of truth” del 2012, vede la partecipazione al basso di Wolfgang, figlio dello stesso Eddie, che 5 anni prima era entrato ufficialmente a far parte del gruppo – dato l’abbandono di Anthony – nella prima tappa del tour americano del gruppo. 

Eddie Van Halen è stato, insieme ad Alex, la colonna portante della band negli anni a seguire, soprattutto per merito del suo spirito rivoluzionario.

Eddie Van Halen può essere senza dubbio ricordato per il celeberrimo “tapping”, tecnica scoperta quasi per caso, secondo alcune fonti, grazie all’assolo di Jimmy Page – chitarrista dei Led Zeppelin – nel brano “Heartbreaker”; essa appartiene all’universo della chitarra e del basso e consiste nel suonare lo strumento con entrambe le mani sulla tastiera in modo da coprire intervalli insolitamente ampi e impossibili da raggiungere con il legato tradizionale. 

Oltre alla militanza con la band, ha collaborato con altri grandi nomi come Brian May (nell’EP Starfleet Project) e Steve Lukather (fondatore e leader dei Toto) e con Sammy Hagar, all’epoca voce dei Van Halen, in un suo album da solista e ha dato inoltre il suo prezioso contributo alla composizione di colonne sonore per film quali “The wild life” (1984), “Twister” (1996) e “Private life” (2018).

A proposito di collaborazioni ben pochi sanno che, nel lontano 1983, Eddie fu scritturato dal mitico Quincy Jones per suonare l’assolo della celeberrima “Beat it” di Michael Jackson, contenuta nell’album “Thriller” dello stesso anno: una combinazione senz’altro unica, inusuale ed esplosiva, che ha dato un tocco d’energia ad un brano puramente pop, rendendolo più unico che raro.

La chitarra di Eddie Van Halen

Sempre a proposito della chitarra, strumento prediletto di Eddie Van Halen, è ormai passata alla storia, quasi come una sorta di leggenda antica, quella relativa alla sua fedelissima Frankenstrat.

Con l’intento di creare un “mostro”, un ibrido tra Fender e Gibson (da qui la crasi tra “Frankenstein” e “Stratocaster”), il giovane Eddie Van Halen acquistò dapprima un corpo ed un manico della Boogie Bodies per circa 80 dollari e, una volta assemblati i pezzi, diede origine al risultato finale che, con un tocco estetico di vernice a strisce nere su fondo bianco (a cui si aggiunsero anche le strisce rosse), portò alla luce lo strumento più iconico, originale non solo del chitarrista ma dell’intera band, come un marchio di fabbrica unico nel suo genere e riconoscibile da tutti.

Eddie Van Halen--The Web Coffee
Eddie Van Halen–The Web Coffee

Eddie Van Halen: cosa ci rimane di lui?

Un terribile male, che l’ha colpito già nel 2000, ha sfortunatamente stroncato la vita di uno dei più grandi nomi della scena rock delle ultime quattro decadi. Rimarranno però impressi nei fan e negli appassionati di rock e di chitarra elettrica il suo stile inconfondibile, l’energia dei brani e lo spirito immortale del genio assoluto che, come pochi, ha saputo davvero rivoluzionare la musica moderna in maniera definitiva.

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