Disordini a Napoli, i giovani scendono in piazza contro il lockdown.

Napoli scenario di guerriglia urbana.

Siamo a Napoli, è venerdì sera, venerdì 23 ottobre 2020. Potrebbe essere una serata come tante in città, la movida, la cena fuori, il cinema, gli amici, il giro dei locali, l’inizio dell’agognato week end. Potrebbe essere, se non fosse che la Campania registra il record di contagi dall’inizio della pandemia, se non fosse che il presidente della regione Vincenzo De Luca chiede a gran voce un lockdown totale, se non fosse che scatta il coprifuoco alle 23 e la chiusura di tutte le attività. Ma Napoli non ci sta, questa volta i napoletani non ci stanno, questa volta scendono in piazza, hanno paura, sono preoccupati, vogliono far sentire la loro voce, vogliono essere aiutati. Questa sera un migliaio, tra ristoratori, albergatori, commercianti, si sono organizzati e scendono a manifestare, a protestare. Il corteo attraversa la città, pacifico, ma in un attimo scoppia il finimondo e là tra i manifestanti, un gruppo organizzato da il via ad una vera e propria guerriglia urbana. Questa sera Napoli trema.

 

De Luca annuncia il lockdown.

Vincenzo De Luca, come tutti i venerdì, parla via social ai suoi concittadini, la situazione in Campania pare drammatica, i casi accertati odierni di coronavirus in regione sono ben 2280, i posti letto diminuiscono giorno dopo giorno, ospedali e pronto soccorso sono sotto pressione, medici e infermieri allo stremo delle loro forze. Non ha peli sulla lingua il presidente, lancia accuse e richieste al governo, invoca responsabilità e senso civico da parte dei cittadini. La situazione è critica, dice, di questo passo il paese non reggerà, chiede il lockdown e annuncia che in ogni caso, la Campania lo farà, chiuderà scuole e attività.

Una manifestazione nata via social.

I commercianti, i lavoratori, gli imprenditori, la famiglie, tutti hanno paura di un nuovo lockdown, hanno paura di perdere il lavoro, di non poter più pagare i loro dipendenti, di non poter pagare le tasse, di restare senza niente, di non poter sfamare i figli. Il disagio e la preoccupazione ricopre il paese, soffoca Napoli, come una nuvola nera, corre sui social, le persone si accordano per scendere in strada e manifestare, per chiedere a gran voce di non essere abbandonati, per avere sostegno economico. Cosi, dopo essersi organizzati via social, i manifestanti si ritrovano in piazza, nel centro storico di Napoli, dove, inizialmente in modo pacifico, in corteo sfilano passando per piazza Municipio e piazza Plebiscito andando verso la sede della regione, in via Santa Lucia. Il coprifuoco è ormai scattato, sono le 23, ma Napoli è in strada.

 

La manifestazione si trasformi in scontri violenti con le forze dell’ordine.

Nella manifestazione, non tutti hanno intenzione di protestare pacificamente. Quella dei ristoratori è una marcia tranquilla, ma c’è un gruppo, composto soprattutto da ragazzi, molti dei quali senza mascherina, incappucciati e armati di fumogeni, bottiglie vuote, bastoni e oggetti vari, che corre verso Via Santa Lucia con intenzioni poco promettenti. Ed è cosi che una violenza inaudita si scaglia contro le forze dell’ordine e i poliziotti che stanno là a proteggere il palazzo della regione, la manifestazione si trasforma in aggressioni e atti di vandalismo, una vera e propria guerriglia organizzata. I rivoltosi usano i motorini per formare delle barriere contro le forze dell’ordine, incendiano cassonetti dell’immondizia, spaccano le vetrine dei negozi, lanciano fumogeni e bombe carta, menano con i bastoni, se la prendono anche con i giornalisti che sono là per lavorare. I poliziotti tentato di disperdere la folla, ma gli scontri vanno avanti per ore. Ci sono dei feriti tra le forze dell’ordine, macchine danneggiati e un giornalista aggredito.

 

Il giorno dopo è il giorno del bilancio dei danni, dei feriti, è il giorno dei primi arresti, due per l’esattezza. Il giorno dopo è il giorno della condanna della violenza, da parte dei politici, delle forze dell’ordine, dell’Italia che crede e spera ancora nella democrazia, nella libertà, nel rispetto. Ma il giorno dopo le proteste continuano e si allargano a macchia d’olio nelle città italiane.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.