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Fuga d’autunno in Umbria, tra natura ed enogastronomia

Umbria in autunno: tra splendidi borghi e lo spettacolo del foliage

Se esiste una stagione perfetta per visitare l’Umbria, questa è proprio l’autunno: provate ad immaginare un tradizionale paesino arroccato su una collina, le foglie degli alberi già ocra e cremisi, le casette in pietra, i comignoli da cui fuoriesce il fumo del camino.

E ancora, le stradine medievali, opere di artisti, il profumo della legna che brucia, un suono di campane, la nebbia che sale dai boschi e avvolge gli antichi vicoli di un borgo sospeso nel tempo.

Ph. Martina Bruno

Ecco, di queste meravigliose visioni l’Umbria è piena.

Certo, ci sono periodi durante l’anno in cui questi incantevoli borghi son (a ragion veduta) pieni di turisti che si stipano in file infinite per accedere ai siti di maggior rilevanza, si accalcano nelle osterie e sgomitano per farsi strada dinanzi alle opere più belle, e ciò rende la visita un po’ più frenetica.

Del resto, come dar loro torto? Anche durante questo “periodo Covid”, nonostante siano state rispettate tutte le norme di sicurezza, l’Umbria ha visto migliaia di turisti pronti ad immergersi nelle sue terre per tour da sogno, tra arte, natura, vino e buon cibo.

Ma non in autunno. In autunno qui cala una pace quasi innaturale.

“Percorrere i vicoli di Spoleto ascoltandone l’evocativo silenzio serale, immergersi nell’atmosfera di una piazzetta di Gubbio senza lottare per trovare una panchina libera, ammirare da vicino i meravigliosi affreschi nella Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto non dovendosi preoccupare di intralciare altri visitatori, sono privilegi dalla precisa valenza stagionale. E non è solo una questione di più godibile fruizione turistica: poiché l’identità dell’Umbria stessa, terra di eremi e santuari, è connotata da ideali di quiete e spiritualità, è come se evitando il caos dell’estate, dei ponti e delle feste primaverili e invernali fosse possibile stabilire un rapporto più profondo con il territorio, un contatto più autentico con la sua essenza. “

Così descrive questi borghi Remo Carulli, su Lonely Planet.

La stagione autunnale è anche particolarmente propizia per i tanti pellegrinaggi che si organizzano qui in Umbria, come quello che unisce i luoghi fondamentali della vita di San Francesco, La Verna e Assisi: in questo periodo il caldo estivo è ormai un lontano ricordo, ed il paesaggio viene impreziosito da colori meravigliosi, dal profumo dell’erba bagnata e di legna da ardere.

Ph. Martina Bruno

L’Umbria viene infatti (correttamente) definita “polmone verde d’Italia“.

Il foliage autunnale qui lascia davvero senza fiato, e ci sono alcuni angoli dell’Umbria particolarmente suggestivi, che vale davvero la pena di visitare per godere al meglio di quest’incanto.

Basti pensare ai colli nelle zone di Montefalco e Torgiano, con i maestosi filari di vite che creano sontuosi ed ottimi vini. O ancora alla Valnerina, con le sue imponenti foreste dipinte d’oro e cremisi.

Il Trasimeno ed il Piediluco, immobili e pacati laghi d’un azzurro intenso in cui la natura circostante si specchia perfettamente. Le impetuose Cascate delle Marmore esempio di natura potente, circondate da una moltitudine folle di colori autunnali.

Ed infine, Assisi.

Merita una particolare menzione l’Eremo delle Carceri: qui, percorrendo una piccola stradina tortuosa, si raggiunge una terrazza triangolare a strapiombo sul fosso delle Carceri, che offre una vista maestosa e spettacolare della natura circostante. L’eremo è posto in un bosco di lecci secolari, circondato da grotte e piccole cappelle. Scendendo una ripida scalinata, dal convento si giunge invece ad un bosco di faggi ed alla grotta di san Francesco. E qui, nel bosco sacro, sembra quasi di trovarsi fuori dal tempo. Sospesi tra le nebbie, oltre il velo che separa questo mondo dall’altro.

Il silenzio è rotto solo dal suono del vento tra gli alberi, dallo scricchiolio delle foglie secche quando vengono calpestate, dal piccolo tonfo delle ghiande che cadono in terra e dai cespugli mossi da piccoli animali nascosti. Una pace assoluta avvolge questo luogo, e la si percepisce ad ogni respiro.

In fondo, però, non è necessario raggiungere determinati luoghi per godere di paesaggi da sogno, in Umbria: qui la natura esplode ovunque si poggi lo sguardo. Qualsiasi strada, borgo o belvedere, è una finestra su uno spettacolo di una magnificenza unica.
E vale senz’altro la pena menzionare, e visitare almeno una volta nella vita, proprio i caratteristici borghi e paesini di cui sopra!
Bevagna, Spello, Norcia, Gubbio, Todi, Cascia, Roccaporena (luogo di nascita di santa Rita, offre una vista spettacolare dall’altissimo scoglio presso il quale la santa pregava).
Ed ovviamente la stessa Assisi, con le sue opere d’arte a cielo aperto, dalla Basilica di San Francesco al Tempio di Minerva, le sue chiese e le sue cripte, i capolavori lasciati in dono da Giotto e Simone Martini, città, santuario ed emblema di accoglienza e ospitalità.
Ph. Martina Bruno

Dagli occhi…al palato: enogastronomia in Umbria

Dopo aver ammirato le meraviglie paesaggistiche di questa terra stupenda, è finalmente ora di dar gioia anche al palato.

I sapori della tradizione enogastronomica in Umbria sono molteplici, la cucina qui si connota per una vocazione prettamente contadina, semplice, con materie prime d’altissima qualità.

Primo su tutti, il tartufo: profumato, delizioso, arricchisce e valorizza ogni piatto. Quello nero di Norcia e di Spoleto, in particolare, è considerato il più pregiato a livello internazionale.

Anche l’olio è particolarmente celebre: l’Umbria produce infatti un olio extravergine di assoluta eccellenza, ed il marchio DOP Umbria ha addirittura cinque sottodominazioni.

Non possiamo, poi, non citare il lussureggiante tagliere umbro: in quest’ultimo non possono mancare il prosciutto di Norcia, leggermente piccante, la mortadella di cinghiale (testata personalmente in una piccola salumeria nel cuore di Cascia: semplicemente divina!), il pecorino di Norcia, lardo, formaggi vari e “norcinerie” varie.

(“Non a caso con il termine norcinerie si descrive l’arte della produzione di salumi di maiale che, sembra, sia nata a Norcia grazie ai macellai di origine ebraica che conservavano e vendevano “l’impuro maiale” che non potevano mangiare per prescrizione religiosa.” – comuni-italiani.it)

Famosi son anche umbricelli e strangozzi, tipi di pasta fresca da accompagnare con molteplici sughi: a Spoleto ad esempio gli strangozzi si condiscono con trota e tartufo, mentre gli umbricelli con asparagi o sugo d’oca. Ma potete gustarli anche in salse meno “ricercate”, come ho fatto io: strangozzi con salsiccia norcina, tartufo nero e una dose non eccessiva di panna. Non un piatto leggerissimo, ma di certo una vera delizia per il palato.

Particolare menzione va alla famosa torta al testo, una focaccia da farcire con ciò che si desidera (ovviamente io ho scelto di abbinarla alla strepitosa porchetta umbra, ma fate voi!), davvero buonissima.

Per quanto riguarda i dolci, son da provare assolutamente il torcolo, un dolce a forma di grande ciambella preparata con anice, canditi ed uva passa, il torciglione, il dolce tipico delle feste natalizie, a base di mandorle, che ha origini molto antiche, leggendarie si direbbe: sembra infatti che le antiche popolazioni pagane della zona del Trasimeno, preparassero un pandolce votivo con pinoli e miele in occasione del solstizio d’inverno (la sua forma attorcigliata richiamerebbe la ciclicità dell’anno che muore e rinasce).

E ancora, i maccheroni alle noci, la Rocciata di Assisi (o Attorta, come viene detta sulle montagne del folignate e a Perugia), un dolce ricco, profumato, imbottito con uva passa, noci, miele, fichi secchi, prugne e cannella, abbastanza simile allo strudel, ma presente da tempo immemore sulle tavole umbre, gli zuccherini di Bettona e il pannociato di Todi.

Ma passiamo alle cose serie: in Umbria, oltre al buon cibo, si beve anche davvero bene.

La regione è ricca di specie autoctone valorizzate di recente, come il Grechetto, il Verdello e il Ciliegiolo.

Sono particolarmente preziosi il Torgiano Rosso Riserva DOCG ed il Montefalco Sagrantino DOCG. L’Orvieto resta invece uno dei vini bianchi più famosi in Italia.

Personalmente (consigliata da esperti sommelier) ho apprezzato in modo particolare il Pinot Grigio di Torgiano, che si abbina perfettamente a formaggi cremosi e verdure gratinate, il Rosso DOC di Assisi, ideale per il pasto, ed il Sagrantino secco, che si accompagna invece ad arrosti, cacciagione, selvaggina da pelo e formaggi a pasta dura.

Insomma, l’Umbria è una terra che va vissuta a trecentosessanta gradi, un luogo in cui immergersi completamente, che riempie occhi, stomaco e cuore.

Una terra da sentire, assaporare, scoprire. E, credetemi, sarà davvero difficile da dimenticare.

(Fonti: LonelyPlanet, comuni-italiani.it, ManuelaVitulli.com)

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