Animali in condominio: art.1138 c.c. regole e normative

Con la Riforma del Condominio del 2013 viene aggiornato l’art.1138 c.c. L’art. 6 lettera b) di questa legge aggiunge il seguente comma: “Le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali in condominio”.

Tale legge quindi rende nullo qualsiasi regolamento contrario alla disposizione dell’art 1138 c.c. Non solo, il singolo condòmino a cui venisse vietato di tenere in casa un animale a seguito di una delibera assembleare può impugnarla e ricorrere al Giudice di pace entro 30 giorni dalla data in cui ha ricevuto il verbale

animali in condominio - art.1138 c.c.
animali in condominio – art.1138 c.c.

Norme che regolamentano la presenza degli animali in condominio

Se da una parte dovrebbe prevalere il buonsenso di chi detiene un gatto o un cane, a seguito di eventuali atteggiamenti scorretti da parte di questi ultimi interviene l’art 1102 c.c che cita: “Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto”.

Pertanto, se da una parte l’assemblea – seppur sovrana – non può andare contro all’art.1138, può comunque segnalare ogni atteggiamento scorretto e chiedere all’amministratore di intervenire sanzionando il detentore da 200 euro fino a 800 euro in caso di recidiva.

Per questo è opportuno, nel rispetto degli altri condomini, far indossare la museruola al proprio cane o mettere il gatto nel trasportino, nel momento in cui, uscendo dall’appartamento, ci si muove con gli animali in uno spazio comune del condominio.

L’assemblea condominiale può inoltre vietare di dare da mangiare ai randagi per motivi di salubrità, sicurezza e igiene.

Gatto in condominio. Come comportarsi?

  • Essendo animali molto indipendenti, è difficile non farli entrare o uscire da finestre e balconi. È facile, quindi, imbattersi in gatti di proprietà che si aggirano negli spazi comuni.

Il legislatore non ha disciplinato l’ipotesi della frequentazione degli spazi comuni da parte dei gatti di proprietà. Pertanto, il tutto è rimesso al buon senso dei condòmini, i quali devono curarsi che i propri gatti:

  • non circolino incontrollati nelle parti comuni;
  • non arrechino disturbo agli altri condomini;
  • non procurino danno alle strutture condominiali.

In caso contrario l’assemblea, come detto sopra, può appellarsi all’art. 1102

Attualmente non esiste nemmeno alcuna norma di legge che proibisce di dare da mangiare ai gatti randagi nei luoghi pubblici o privati dove hanno scelto di vivere. Anche se in questo caso, nonostante l’art. 1138, ribadiamo che l’assemblea può vietarlo.

gatti in condominio
gatti in condominio
  • Il gatto randagio invece si muove su un determinato territorio, formando dei gruppi detti colonie feline. Pur vivendo liberamente, sono stanziali e frequentano abitualmente lo stesso luogo nel quale vivono stabilmente.

A loro tutela vi è una legge del 1991, che ha riconosciuto la territorialità delle colonie feline come caratteristica eziologica dei gatti, i quali hanno la necessità di avere un proprio riferimento territoriale.

Ne consegue che i gatti che frequentano le aree condominiali non possono essere né allontanati né catturati. Solo in presenza di gravi motivi sanitari o per la tutela degli stessi animali, l’Asl competente può intervenire per spostare la colonia, preoccupandosi di trovare un luogo alternativo ove collocarla.

Rischi civili e panali per i detentori di animali in condominio

La presenza dei gatti o dei cani all’interno del condominio non deve creare disturbo e pericolo ai Condòmini o a chi viene in visita nel condominio. La legge, infatti, prevede la responsabilità civile e penale dei proprietari in caso di danni o lesioni a persone, animali o cose.

Detto ciò ecco le norme da seguire per evitare rischi:

  • gli animali in condominio non possono essere lasciati liberi o incustoditi nelle aree comuni senza adottare le opportune cautele. A maggior ragione se il gatto o il cane fosse particolarmente aggressivo, andrà tenuto al guinzaglio o nella gabbietta di trasporto;
  • i proprietari degli animali debbono evitare rumori molesti o odori sgradevoli;
  • gli animali in condominio non possono essere abbandonati per lungo tempo sul balcone o nelle abitazioni, pena l’accusa di “omessa custodia”;
  • in ascensore o sulle scale, sono sanzionabili le condotte che provocano il deterioramento, la distruzione, o che deturpano o imbrattano cose altrui.

Rumori molesti e escrementi: attenzione al penale

Se da una parte vi sono cani e gatti, o altri animali in condominio, la cui presenza non è percepita dai còndomini, vi sono anche situazioni opposte che vedono cani abbaiare tutto il giorno, o tutta la notte, gatte in calore che miagolano con insistenza e gatti che non resistono al richiamo di queste ultime.

Poter tenere un animale in casa quindi, come sopra detto, non significa che si è esenti da denunce. L’art. 659 del codice penale prevede che chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, è punito con l’arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda fino a 309 euro.

Si rischia il penale anche per gli escrementi dei propri animali non raccolti e lasciati nelle parti comuni. Vediamolo nello specifico:

Nel caso si trovino tracce di escrementi animali in condominio, per le scale, nel giardino, in ascensore o in qualunque area comune, si configurano gli estremi del reato d’imbrattamento della cosa altrui. Si fa riferimento all’articolo 639 del Codice Penale, che prevede sanzioni pecuniarie da 103 euro a oltre 10000 euro e, nei casi di recidiva, anche dai tre mesi a due anni di reclusione. La norma trova applicazione anche nel caso in cui l’imbrattamento sia temporaneo, di modesta entità e facilmente rimovibile.

Qualora, invece, gli escrementi prodotti fossero di entità e frequenza tali da creare un danno permanente a beni e cose comuni o di proprietà altrui, si sconfina nel ben più grave ambito dell’articolo 635 del Codice Penale. Qui si parla, appunto, di distruzione, dispersione e deterioramento, fino a rendere in tutto o in parte inservibili cose mobili o immobili.

In entrambe le situazioni, ovvero rumori molesti o deterioramento e abbandono di escrementi, prima di arrivare ad un contenzioso vi sono delle procedure atte al richiamo del proprietario dell’animale.

Si parte di norma con la segnalazione all’amministratore, il quale in qualità di responsabile nel garantire il decoro e il godimento della cosa comune, provvederà in seguito a mandare diffida al proprietario dell’animale.

In seguito provvederà alla sanzione condominiale e all’addebito della spesa per la pulizia e la sanificazione.

Si ricorda che per ogni azione legale che si voglia intraprendere è necessario il verbale di assemblea con la richiesta scritta e firmata dal Presidente di procedere in tal senso.

 

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