Abcasia, il misterioso “paese che non c’è”

Martina Bruno

Abcasia, il “paese che non c’è” nascosto tra Russia e Georgia

Abcasia non è un luogo magico nato dalla penna di qualche scrittore fantasy: si tratta di un luogo reale, anche se trovarla non è di certo semplice.

Provate a digitare Abcasia su Google Maps, ad esempio: persino il motore di ricerca più famoso al mondo non riuscirà a trovarla. Si limiterà, piuttosto, ad inquadrare una piccola fetta di territorio che si affaccia sul Mar Nero. Vedere per credere.

Questa “terra di nessuno” tocca a sud la Georgia ed a nord la Russia, mentre il restante territorio è bagnato appunto dal Mar Nero.

La “capitale” dell’Abcasia (in quanto sua città più vasta) è Sukhumi: a nord di essa troviamo altri centri urbani come Nuovo Athos, Gagra, Shroma e Gudauta, mentre al sud ci sono Dranda, Labra, Ochamchire, Gulripsia e Gali.

Non è facile trovare l’Abcasia sul mappamondo, il suo nome non compare nei nostri libri di Storia, la sua splendida geografia non si studia nelle aule di scuola. L’Abcasia è, infatti, uno Stato che ufficialmente non esiste neanche, una terra di mezzo sospesa in un limbo geopolitico senza fine cominciato con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991” – scrive il fotogiornalista Gianluca Pardelli su “il Tascabile“.

E sugli abcasi, popolazione da cui prende il nome il paese, continua: “rappresentano una delle tante ramificazioni etnolinguistiche dell’antica nazione circassa, una fiera stirpe caucasica la cui terra è stata a lungo contesa tra i sultani d’Istanbul e gli zar di Mosca”.

Abcasia: resort di lusso per l’élite sovietica

Questo misterioso territorio, che nasce nel luogo in cui il Mar Nero incontra le lussureggianti colline del Caucaso inferiore, era un tempo era il gioiello della corona della Riviera Russa, frequentatissimo dall’élite sovietica, grazie alle sue spiagge di sabbia finissima, la sua flora subtropicale e le caratteristiche città di montagna.

Ormai da tempo assoggettata all’Impero Russo, l’Abcasia passò, dopo alcune brevi ma travagliate peripezie geopolitiche, sotto il controllo dei bolscevichi, che nel 1921 ne fecero una repubblica socialista liberamente associata al resto della neonata URSS. L’Abcasia sovietica, che nel 1931 venne accorpata da Stalin alla Repubblica Socialista Sovietica di Georgia, divenne presto, assieme alla Crimea, una delle destinazioni predilette per le vacanze dei cittadini sovietici” scrive Pardelli.

La nomenklatura, l’intellighenzia e tutte le masse lavoratrici dell’URSS si disperdevano ogni estate sui pittoreschi lidi d’Abcasia, “arricchendo ulteriormente una già variopinta popolazione indigena composta da abcasi, georgiani, ebrei, russi, armeni, greci del Mar Nero e persino émigré estoni.

Abcasia
Ph. G. Pardelli

L’indipendenza da Russia e Georgia

I motivi per cui l’Abcasia è stata rimossa dalla memoria di un’intera comunità, sono riconducibili alla sua discussa dichiarazione d’indipendenza da Georgia e Russia, e alla sanguinosa guerra che tale dichiarazione provocò.

Gli abcasi, soprattutto a causa della recente notorietà della loro terra, cercarono di emanciparsi sempre di più: quando l’ideale della pax sovietica iniziò a sgretolarsi, iniziarono ad insorgere nella popolazione nazionalismi fino a quel momento assopiti, ma mai estinti. Il popolo desiderava maggiore autonomia, voleva distaccarsi dalla Georgia per diventare uno Stato del tutto autonomo dalla forza geopolitica.

Premevano inoltre per il distacco da Tbilisi: volevano diventare infatti una Repubblica Sovietica di primo livello, ed essere assoggettati esclusivamente a Mosca.

Quando però l’URSS crolla, l’Abcasia finì per spaccarsi in due.

Da una parte c’erano gli indipendentisti, che non vedevano più alcuna ragione per restare sotto il controllo di Mosca: adesso si richiedeva l’indipendenza totale.

Dall’altra parte, i concittadini che, contrari alla secessione, chiedevano l’intervento di Tbilisi per sedare le proteste. Proteste che ben presto diventarono scontri, e poi vere e proprie battaglie. Così le strade d’Abcasia si trasformarono in teatri di atrocità e violenze.

“Nel 1992, un anno dopo l’inglorioso commiato della bandiera rossa dal Cremlino, le forze separatiste dell’Abcasia dichiararono l’indipendenza della repubblica. Seguirono due anni di conflitto conclusosi con la vittoria delle forze separatiste abcase più o meno ufficialmente appoggiate dall’esercito regolare russo e supportate sul campo da corpi di volontari circassi provenienti dal Caucaso del Nord” spiega Pardelli.

L’Abcasia oggi: tra fatiscenza e magnetismo

Il territorio dell’Abcasia oggi è riconosciuto solo dalla Federazione Russa e da pochi suoi alleati, come Siria e Venezuela.

Possiede una bandiera, un inno nazionale, un parlamento, un governo con tutti i suoi ministeri, una camera di commercio, un esercito e persino una compagnia telefonica (ebbene si!).

Tbilisi non ha potere sull’Abcasia ed i cittadini georgiani non possono accedervi.

E così l’Abcasia è diventata terra di nessuno, una sorta di luogo mistico, desolante ed al contempo profondamente affascinante.

Il paesaggio è triste e magnetico, con le architetture tipiche dell’ex Unione Sovietica, squadrate, grigie ed, oggi, così suggestive, sebbene pericolanti.

L’incanto apparente dell’URSS e i suoi lasciti umani e architettonici sopravvivono fra macerie, fatiscenza e maldestri tentativi di ricostruzione, ma non sono altro che le rovine di una civiltà ormai lontana, fatta di sgargianti mosaici realsocialisti, eleganti facciate neoclassiche ed eccentriche architetture moderniste anni Settanta” racconta Pardelli.

Abcasia
Appartamenti a Sukhumi. Ph. G. Pardelli

I primi a tornare come turisti in Abcasia sono stati i russi, che immaginavano ovviamente di tornare infine allo splendore dei tempi passati. Splendore, ahimé, ormai lacerato: inutile dire che l’Abcasia del dopo guerra non era esattamente il paradiso che si auguravano di trovare.

Gli edifici crollati, gli hotel abbandonati, i segni incancellabili dei colpi di mortaio: scene del genere presenti ad ogni angolo. Tutto ciò che restava degli albori della splendida Abcasia, erano le rovine fatiscenti di una civiltà ormai dimenticata.

Gli occidentali hanno scoperto l’Abcasia solo recentemente, invece. Per accedere in questa terra di nessuno, si cammina lungo il Ponte Inguri, tutti i turisti devono necessariamente passare di lì, oltrepassando il confine georgiano – tutti salvo i russi, ovviamente, incuranti delle regole georgiane.

Oggi il turismo in Abcasia c’è, anche se molto limitatamente, e si divide in due categorie: c’è chi visita il Paese per le attività balneari e per le suggestive escursioni, chi invece per conoscerne la storia, la cultura, la popolazione.

Per quanto riguarda la prima categoria, va detto che per essere un territorio così piccolo, l’Abcasia vanta un clima decisamente vario: al nord ci sono le cime glaciali del Caucaso, così vaste all’orizzonte, mentre lungo la costa ci sono agrumeti tropicali, enormi prati e foreste. Sono presenti anche alcune delle grotte più incredibili del mondo: si ipotizza che Krubera, in Gagra, sia la più profonda della terra.

Le attrazioni e le curiosità che affascinano i turisti non mancano: ad esempio, è possibile visitare la casa in cui Stalin amava trascorrere i periodi estivi (è ancora possibile vedere il letto in cui dormiva il leader sovietico, il suo bagno rosa e persino fare un giro sul suo motoscafo originale), oppure il fatto che almeno un decimo delle nocciole esportate dalla Georgia per realizzare la Nutella, provengano proprio dall’Abcasia.

Tuttavia, è il secondo gruppo di persone che riesce ad apprezzare davvero la triste bellezza, la fatiscenza ricca di fascino, la seducente cultura dell’Abcasia.

Si tratta, per giunta, di un posto davvero meraviglioso: ad ovest troviamo i monti del Grande Caucaso, verdi e lussureggianti, ad est le città ed i villaggi della costa.

Dalla sua esperienza in questo affascinante Paese, toccando con mano quel tesoro nascosto che è l’Abcasia, svelandone i misteri ed i segreti, Pardelli ci racconta ancora:

“A questa cornucopia di gioielli naturali e gemme urbane, si aggiunge poi la signora anziana che ti invita a pranzo nella sua dacia, la coppia di ragazzi che si mette a passeggiare con te per praticare il proprio inglese, il tassista di mezza età che ti vuole far conoscere per forza tutta la sua famiglia. Ci sono poi attrazioni singolari e bizzarre, come il desolato zoo delle scimmie spaziali poco fuori Sukhumi, che ospita i discendenti di quei primati da laboratorio che al tempo dell’URSS venivano usati per ricerche mediche e aeronautiche. 

Oppure la città fantasma di Akarmara, un ex villaggio di minatori sperduto sui monti al confine con la Georgia che sembra un museo a cielo aperto dedicato alla caduta della chimera sovietica.”

Insomma, l’Abcasia è un gioiello polveroso dimenticato nel forziere del tempo, esiste e non esiste, pregna di mistero e magnetismo.

Senza dubbio un luogo da scoprire, da ri-scoprire, senza pretese, senza inganni, osservando, testimoniando e toccando con mano la struggente bellezza oltre quel ponte.

Abcasia
Ristorante di epoca sovietica, abbandonato. Ph. Gianluca Pardelli

Fonti: iltascabile.com, elledecor.com

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