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Sindrome della capanna: i 10 sintomi più ricorrenti

Sindrome della capanna: i 10 sintomi più ricorrenti

La sindrome della capanna: i 10 sintomi più ricorrenti

Dopo aver affrontato un lockdown a livello mondiale nei mesi di Marzo e Aprile, a causa di una pandemia dovuta al virus Covid-19 probabilmente avrete sentito parlare della Sindrome della capanna. Il termine “capanna” ci riporta all’idea di un’ambiente sicuro, confortevole, lontano da ogni pericolo. Per ognuno di noi, la nostra casa è paragonabile alla capanna. Casa dove abbiamo vissuto 24 ore su 24 durante il lockdown. Ma vivere costantemente giorni, settimane, mesi chiusi in casa cosa può provocare? Andiamo ad analizzare la sindrome della capanna, la quale può essere un effetto collaterale del lockdown e capiamo come si manifesta e come affrontarla.

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Fonte: www.paginemediche.it

Sindrome della capanna: che cos’è e quando è comparsa per la prima volta

La sindrome della capanna, conosciuta anche come sindrome del prigioniero, è una condizione psicologica che si manifestò per la prima volta agli inizi del Novecento, epoca segnata dalla corsa all’oro negli Stati Uniti, durante la quale i minatori erano costretti a passare settimane, se non mesi interi all’interno delle capanne. Questo li portava a vivere in un vero e proprio stato di isolamento sociale, dovuto all’esigenza di concentrare il lavoro in periodi stabiliti. Questo provocava sentimenti di paura, ansia, stress e angoscia e rifiuto nel tornare alla civiltà.

Quali sono le cause?

Le cause possono variare da persona a persona. Con il ritorno graduale alla normalità, a partire dal 4 maggio, si è riscontrato che gran parte degli italiani, in un clima di incertezza e precarietà, hanno cominciato a vivere con una costante sensazione di terrore, ansia e paura di contrarre il virus. Considerando che purtroppo il virus è ancora presente e il rischio di contrarlo c’è, gran parte delle persone, colpite da questa sindrome, preferisce rimanere a casa, al sicuro e al riparo da qualsiasi rischio.

Questo perché, riprendere a vivere al di fuori della loro “capanna”, li porterebbe a modificare nuovamente le loro nuove abitudini consolidate nei mesi del lockdown, le quali sono state fondamentali e di grande aiuto in un periodo duro come quello che stava affrontando e purtroppo ancora affronta il mondo intero. Il rischio di “lasciare il proprio nido”, sicuro e confortevole, ai loro occhi, li porterebbe a vivere una quotidianità destabilizzante e caotica, rispetto alla calma e alla tranquillità che respirano protetti nelle loro mura di casa.

La sindrome della capanna oggi: i 10 sintomi più comuni

Andando avanti nel corso della storia, ci rendiamo conto che la sindrome della capanna, che viene soprannominata anche “Cabin Fever” in inglese, è un problema tutt’ora presente nelle vite di alcuni di noi. Purtroppo dopo due mesi di lockdown, rinchiusi in casa, dove venivamo bombardati di notizie dai telegiornali, dagli smartphone, dai social network, molti italiani si sono ritrovati a soffrirne e a vivere con l’incensante paura di uscire di casa.

Ma come facciamo a riconoscere i sintomi?

In gran parte della popolazione mondiale che si è ritrovata a vivere il periodo di lockdown chiusa in casa, si sono riscontrati sintomi quali ansia e irrequietezza, senso di irritabilità, ma anche sensazioni come tristezza, sensazione di angoscia, disperazione, provocati dalle perenni notizie negative da cui venivamo bombardati dai telegiornali.

Questo ha condotto molte persone a sentirsi stanchi, quasi senza energie. Questa sensazione di stanchezza ha portato in alcuni una difficoltà di concentrazione nelle attività di smart-working che si svolgevano da casa, e di conseguenza una riduzione della pazienza e tolleranza verso gli altri. Non meno importante, vivendo continuamente in casa, vi è stata una diminuzione della motivazione e vi è stato un senso di insoddisfazione continuo, poiché mancando di nuovi stimoli , si è soggetti a vivere una routine che si ripete fino a quando non si decide di andare oltre e provare ad uscire e abbattere questa “capanna”.

Se ci trovassimo ancora in un periodo di quarantena, questo non sarebbe possibile, ma è possibile in ogni altra situazione dove ci rendiamo conto che passiamo troppo tempo chiusi in noi stessi e nella nostra capanna, provando un forte senso di solitudine, poiché rimaniamo al sicuro da ogni ostacolo che potremo incontrare oltre la porta della nostra casa, ma nel contempo rimaniamo chiusi in noi stessi, nelle nostre paura e nei nostri pensieri.

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Fonte: www.unisr.it

Insomma, i sintomi ci porterebbero a pensare che stiamo parlando di un vero e proprio disturbo mentale che coinvolge chi ne soffre sotto ogni punto di vista. In realtà, la sindrome della capanna si associa ad un malessere personale, causato da lungo periodo di isolamento passato lontano dalla vita sociale.

Ne parla la dottoressa Roberta Senese, psicologa e psicoterapeuta, la quale ci spiega che la suddetta sindrome “non è ancora riconosciuta completamente a livello psicologico e scientifico”, ma ciò non toglie che la sindrome si manifesta in persone che, dopo aver passato lunghi periodi lontano dai contatti umani, sviluppano ansia, stress e insicurezza verso il mondo esterno. Diventa allora necessario comprendere quando arriva il momento di chiedere aiuto e agire in tempo affinché ciò non arrivi a privarci di vivere pienamente la nostra vita.

Sindrome della capanna: come affrontarla, cosa fare e a chi chiedere aiuto

Il miglior modo per affrontare la sindrome della capanna è accettare le emozioni che si provano e imparare a conviverci. Di per sé, la sindrome dovrebbe piano piano scomparire, o almeno con il passare del tempo diminuire la propria intensità con l’accettazione del mondo esterno. E’ consigliabile informarsi per iniziare un percorso psicologico, il quale vi aiuterebbe ad affrontare le vostre paure che vi frenano dal tornare a vivere in compagnia dei vostri parenti ed amici. A volte, anche solo parlarne e confidarsi con un’ amica fidata, una mamma, un fratello, un marito, aiuta e ci rende tutto più chiaro e superabile.

Non dimentichiamoci di prenderci cura di noi stessi, sempre, magari con una bella passeggiata a mare, la lettura del vostro libro preferito, o per i più golosi, un bel gelato al pistacchio (o al cioccolato, per chi non amasse il pistacchio come me!). Accogliete le vostre emozioni, positive o negative che esse siano, non fatevi abbattere da esse, ma ascoltatele e cercate di trarre il meglio. E’ una fase emotiva che state affrontando e che passerà. Per ultimo , ma non meno importante, stabilite degli obiettivi che vi aiutino ad affrontare la giornata in maniera tranquilla e ben organizzata. In questo modo, avrete il controllo delle vostre vite, e imparerete ad affrontare ogni ostacolo con un sorriso.

E come cita uno dei miei autori preferiti, Cesare Pavese: “L’unica gioia al mondo è cominciare. E’ bello vivere perché vivere è cominciare, sempre,ad ogni istante.”

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