Libano, il punto sulle esplosioni che hanno distrutto Beirut

Una doppia esplosione nella zona del porto, provocata da un incendio in un magazzino che conteneva 2750 tonnellate di nitrato di ammonio, ha messo in ginocchio Beirut, la capitale del Libano.

Libano: come è avvenuta l’esplosione?

Il carico, arrivato a bordo di una nave russa nel 2013, era stato depositato, nonostante fosse molto pericoloso, nella zona del porto e a nulla erano servite le lettere di sollecito per spostarlo. Non è chiaro cosa sia stata la causa scatenante delle due forti esplosioni che hanno distrutto interi quartieri di Beirut, ma iniziano ad essere avanzate delle ipotesi. Spaventa che l’esplosione sia avvenuta accanto alla residenza dell’ex ministro  Saad Hariri, figlio di Rafik Hariri assassinato nel 2005, evento che aveva cambiato la storia libanese, portando il regime Damasco a far ritirare i suoi militanti presenti nel paese dal 1975.

Iniziò la stagione delle bombe, e di certo queste enormi esplosioni avranno risvegliato in un popolo già colpito dalla crisi, i ricordi dei periodi più bui, mai passati del tutto. Che sia stato un attentato, è ancora da verificarsi, ma anche se si tratta di un’esplosione accidentale, va considerato che per anni del materiale illegale è rimasto alla mercè di ogni forza militante che combatte in Libano. Si tratta dunque di un incidente o di una spaventosa coincidenza, poichè l’evento è accaduto a pochi giorni  da una sentenza sull’omicidio dell’ex premier Rafik Hariri? 

libano esplosione beirut
libano esplosione beirut Marwan Tahtah/APA Images via ZUMA Wire

Libano: le conseguenze dell’esplosione

Quello che al momento è dato per certo è l’incredibile numero di morti e feriti. Al momento si stimano oltre 130 vittime e  5000 feriti.  Numero che potrebbe aumentare a dismisura anche per gli ingenti danni causati alle attrezzature mediche e ai depositi dei medicinali. Distrutti anche alcuni ospedali.

Marwan Abboud, governatore di Beirut, ha affermato che i danni provocati dalle esplosioni avvenute il 4 agosto ammontano “tra i tre e i cinque miliardi di dollari”.

Diverse  infatti sono le conseguenze di queste esplosioni. In primis la perdita del porto, che rappresenta il cuore della città di Beirut, un accesso privilegiato per ricevere merci e aiuti dalle città vicine, in tempi di guerra e pace.

La distruzione del porto ha portato con sè anche la riduzione in macerie dei silos contenenti il grano.

Negli anni 70 Beirut veniva definito la Svizzera del Medio Oriente, oggi il paese è al buio, per mancanza di corrente elettrica, e a causa della distruzione dei silos, le riserve di grano e dunque farina, sono in esaurimento. Non basteranno per molto, soprattutto perchè il paese importa circa l’80% dei suoi prodotti e con la distruzione del porto, il commercio export-import diminuirà drasticamente.

Inoltre, il ministro della salute libanese Hasan ha consigliato alla popolazione di lasciare Beirut. L’esplosione ha infatti rilasciato nell’aria tossine che potrebbero essere nocive. L’onda d’urto ha scatenato un incendio e tutti hanno potuto vedere una nube arancione spandersi tra le strade libanesi. Proprio per il colore venuto fuori dall’incendio, un ex agente della CIA ritiene che non si tratti solo di nitrato di ammonio ma anche di altre sostanze, la sua supposizione è che a scoppiare sia stato un deposito di armamenti.

«Non ci sono parole per descrivere l’orrore che ha colpito Beirut ieri sera, trasformandola in una città disastrata». ha invece affermato il presidente del Libano Michel Aoun. «È un momento di tristezza per i martiri, i feriti e i dispersi. Lo shock senza dubbio travolge i cuori di tutti i libanesi»

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libano esplosione beirut AP Photo/Hussein Malla/LaPresse

Libano: il collasso di un paese che già prima dell’esplosione stava affondando

Ancora prima di questa esplosione che ha distrutto il porto, punto chiave della città di Beirut, la città era allo stremo delle sue forze. La crisi sanitaria, dovuta al Covid-19 altro non ha fatto che gravare sulla crisi finanziaria presente nel paese.

Va considerato infatti che la moneta libanese  ha perso più della metà del suo valore rispetto al dollaro e che il tasso di disoccupazione è schizzato al 35% conducendo ad una stima del quasi 45% della popolazione che vive in condizioni di estrema povertà.

Con la diffusione della pandemia che in Libano è ben lontana dall’essere debellata ( al primo agosto è stato registrato un aumento del 72% dei casi) molti cittadini hanno perso il lavoro e il lockdown ha condotto ad una maggiore crisi economica che a sua volta ha portato a rivolte non poco pacifiche, contro gli organi governativi. Un popolo stremato da un lato, un governo in lotta dall’altro. Il sistema che avrebbe dovuto garantire stabilità e risollevare la situazione è in realtà simbolo di fragilità, corruzione, incapacità di riformare il Paese.

Un caos, simile ad una bomba che squarcia il cielo azzurro e interrompe gli assolati pomeriggi estivi dei cittadini libanesi intenti a vivere come possono la loro quotidianità.

Proprio come dopo un terremoto, i sopravvissuti si aggirano come fantasmi tra le macerie, chiedendosi “Ma siamo morti?” ma c’è qualcuno che ancora nutre speranze per un paese definito “maledetto”. Mira Daher, ambasciatrice del Libano in Italia ha dichiarato che “per la resilienza che lo contraddistingue, il nostro popolo risorgerà con orgoglio dalle proprie ceneri come l’Araba Fenice”. Confida negli aiuti umanitari che arriveranno dall’Italia e dalle altre nazioni.

Diversi sono stati i messaggi di solidarietà verso il Libano. Il primo ministro libanese Hassan Diab ha proclamato infatti lutto cittadino e Stato di Emergenza. In un tweet il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha dichiarato: «La Ue è pronta a fornire assistenza e sostegno. Siate forti»

Turchia, Russia ed Israele confermano di inviare aiuti nonostante le controversie passate. Dall’Italia arriva il supporto di Conte che afferma che il nostro paese farà di tutto per sostenere il Libano. A condividere il suo dolore anche Mika (di origini libanesi) che in un tweet scrive. «Osservo e leggo con preoccupazione, tristezza e orrore gli eventi che si svolgono a Beirut. Quello che è successo, vite ferite o perse per sempre, mi spezza il cuore. Non sappiamo ancora cosa sia successo, ma la sofferenza è lancinante».

Le notizie su quanto accaduto sono in aggiornamento.

 

 

 

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