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Parliamo di cat-calling, mansplaining e manspreading

Cat-calling, mansplaining e manspreading: tre situazioni di cui le donne sono continuamente vittime. Ma di cosa stiamo parlando? Vediamolo insieme.

Fonte foto: Non una di meno

Nonostante il movimento femminista faccia passi da gigante ogni giorno, le donne continuano ad essere vittime di comportamenti ormai radicati in una sfera maschilista della cultura in cui viviamo.

La cosa che forse non è chiara a molti è che le molestie non sono solamente fisiche o verbali, ma si compongono di tanti “piccoli” comportamenti che per molti potrebbero sembrare la quotidianità, ma che in realtà rappresentano una forma di violenza nei confronti delle donne.

 

Proprio per questo, oggi andremo ad analizzare tre comportamenti molto diffusi: il cat-calling, il mansplaining e il manspreading.

 

Cat-calling

Il cat-calling è un fenomeno che vede un uomo fare complimenti di cattivo gusto (e non richiesti) a donne in strada. È successo sicuramente a qualsiasi donna: state attraversando la strada o siete alla fermata dell’autobus e un uomo pensa che sia giusto suonare il clacson, fischiare o urlare complimenti non richiesti.
Ecco, se siete uomini e non pensate sia un comportamento sbagliato, “alla fine è solo un apprezzamento”, sbagliate di grosso.

Gridare complimenti o suonare il clacson non sono un modo di approcciare una persona, non è assolutamente un approccio gradito, anzi. Si tratta di un’invasione della propria sfera privata, non fa sentire a proprio agio le donne e le mette in uno stato di allerta immotivata. Molte donne, dopo aver ricevuto un complimento o una suonata di clacson, iniziano a farsi domande per colpevolizzare sé stesse: è colpa mia? Sto camminando o sono vestita in modo troppo provocante?

Ed ecco che scatta la molestia: il cat-calling porta le donne a colpevolizzare sé stesse per non aver fatto praticamente nulla, se non camminare per strada o stare ferme alla fermata, per aspettare un autobus.

Questo comportamento porta ad un senso di impotenza nelle donne che non riescono a rispondere o a reagire, per un moto di vergogna o magari per paura che una reazione possa portare ad una violenza fisica.
Bisogna scardinare dalla mente maschile che il cat-calling sia un complimento: una donna vittima di questo fenomeno si sente arrabbiata, “sporca”, in colpa, tutto ciò perché è stata resa, per l’ennesima volta, un oggetto in esposizione a cui tutto possono gridare ciò che vogliono.

Uno studio ha dimostrato come l’84% delle donne, in Italia, sia stata vittima di cat-calling. Sul web possiamo trovare tantissimi esperimenti sociali che mostrano come una donna che cammina da sola per strada sia continuamente molestata da complimenti non richiesti e non voluti.

Quindi smettiamola: il cat-calling non è un metodo di approccio, non piace, non fa sentire le donne desiderate, anzi. Oltretutto, non è un fenomeno da sottovalutare: se una donna reagisce malamente ad un complimento non richiesto, non sminuiamo la reazione con una frase come “Fatti una risata”. Sminuire il cat-calling significa sminuire una molestia che accade continuamente ogni giorno, sotto i nostri occhi.

Fonte foto: Vice

 

Mansplaining

Passiamo ad un altro fenomeno terribilmente diffuso: il mansplaining.

Il termine è usato nel contesto del femminismo della quarta ondata e consiste in quel tipico atteggiamento paternalistico che hanno alcuni uomini quando tendono a spiegare ad una donna un qualcosa di ovvio, ma in maniera condiscendente o semplificata, come se la donna, solo per il fatto di essere una donna, non riesca a capire un ragionamento se non spiegato in maniera semplificata da parte di un uomo.

Purtroppo si tratta di un fenomeno molto diffuso, soprattutto in ambito lavorativo. Questo fenomeno, come ha spiegato la scrittrice americana Rebecca Solnit (a cui viene accreditata la prima articolazione di questo concetto), avviene per colpa di un eccesso di sicurezza e di superiorità da parte di alcuni uomini.

Ma questo atteggiamento non avviene solo in ambito lavorativo, ma può avvenire anche quotidianamente e spesso avviene anche su questioni che riguardano il mondo femminile. In parole povere, gli uomini che fanno mansplaining cercano di spiegare alle donne questioni femminili, di cui, in realtà, non sanno nulla ma, essendo uomini, pensano di saperne di più della loro interlocutrice.

Nel libro Gli uomini mi spiegano le cose, la Solnit cita diversi casi di mansplaining, come quando, nel 2008 su Twitter, un uomo qualunque ha iniziato a spiegare ad un’astronauta il motivo per cui l’acqua bolle su una navicella spaziale oppure di quando, sempre un uomo qualunque, si sia messo a spiegare ad una ciclista olimpionica come andare in bici.

Il mansplaining fa sentire le donne inferiori, umiliate e sminuite, come se il loro lavoro e le loro conoscenze non siano abbastanza, anche di fronte ad interlocutori che non sanno nulla di quell’argomento.

Fonte foto: Millennials

 

Manspreading

Per ultimo, abbiamo un altro fenomeno molto diffuso: il manspreading.

Il manspreading è quel fenomeno che accade prevalentemente sui mezzi pubblici, nel quale gli uomini si siedono a gambe larghe, occupando lo spazio altrui.
Si tratta, purtroppo, di un fenomeno molto radicato culturalmente e che, a molti, potrebbe sembrare una piccolezza, ma non lo è. Un uomo che fa manspreading limita lo spazio vitale delle donne in un luogo pubblico, costringendole a farsi “più piccole” e a limitare il proprio spazio per non incorrere in un contatto fisico non voluto.

Se la vogliamo vedere dal lato psicologico, questo fenomeno dimostra come alcuni uomini non si curino delle donne e del loro spazio, facendo ciò che vogliono e mettendosi nella posizione che più li aggrada. Questo atteggiamento avrebbe radici antiche: se le donne sono state sempre educate ad occupare “meno spazio possibile” e ad accavallare le gambe per questo, agli uomini è stata trasmessa l’idea della territorialità, perciò si sono sentiti sempre legittimati ad occupare lo spazio degli altri come se fosse il loro.

Recentemente un collettivo femminista di Madrid ha richiesto al governo il divieto di fare manspreading sui mezzi pubblici: l’EMT, il servizio pubblico della città, ha introdotto dei pannelli informativi in cui si vieta il fenomeno. I cartelli, però, sono stati messi solo sugli autobus e non sulle metro, perciò continua sui social la campagna di sensibilizzazione per combattere il fenomeno del manspreading.

Fonte foto: ArtSpecial Day

 

Il cat-calling, il mansplaining e il manspreading sono tre fenomeni terribilmente frequenti, che accadono quotidianamente a milioni di donne.

La nuova ondata di femminismo, grazie anche al movimento MeToo, sta cercando di portare consapevolezza nelle donne e negli uomini su atteggiamenti purtroppo radicati culturalmente, ma che possiamo cambiare anche per le generazioni future.

 

La molestia non è solo fisica e verbale, ma è presente anche in tutti quei piccoli atteggiamenti che accadono ogni giorno e che minimizziamo.

Non lasciamo che comportamenti del genere passino impuniti: le donne e gli uomini hanno gli stessi diritti, anche e soprattutto nella quotidianità.

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