Lega, Umbria: no all’aborto farmacologico

Giulia

La regione Umbria e soprattutto la Presidente di Regione leghista Donatella Tesei hanno preso la decisione di togliere la possibilità alle donne di poter avere un aborto in day hospital, quindi saranno costrette a dover subire un intervento e a essere poi ricoverate per minimo tre giorni. 

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Fonte: history1900s

Oggi, come avviene per molti diritti come quello del voto, si dà per scontata la possibilità di poter scegliere sul proprio corpo, di poter fare una scelta responsabile come quella di portare o no a termine una gravidanza, ma non sempre è stato così.

In realtà il diritto civile di poter abortire è in vigore solo dal 1978, quindi solo 42 anni fa. Questo significa che le donne hanno lottato, 40 anni fa, per rendere il futuro più semplice per le donne di oggi, in modo da poter vivere meglio di come vivevano loro.

Ma sembra che oramai, questi diritti che oggi si danno per scontati, non siano reputati in modo così importante e fondamentale, soprattutto nel momento in cui è proprio una donna a togliere la possibilità di poter scegliere in che modo sottoporsi a un aborto.

La donna di cui si parla è la Presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, che ha stabilito, insieme ai suoi colleghi, di consentire l’aborto solo tramite intervento chirurgico, nonostante da anni sia ormai concesso e facilitato tramite la soluzione farmacologica in day hospital.

Italia: Legge 194 sull’aborto

In Italia il diritto di poter abortire è vincolato alle Legge 194 entrata in vigore nel 1978, che garantisce a ogni donna il diritto di poter interrompere la propria gravidanza “per motivi di salute, economici, sociali o familiari.

Quindi, dal 1978, dopo anni e anni di lotte e proteste, ogni donna ha potuto godere di questo “privilegio“, di poter fare una scelta responsabile sul proprio corpo in un modo totalmente sicuro senza dover ricorrere a metodi pericolosi per la propria salute.

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Fonte: tumblr

Tuttavia, al giorno d’oggi, secondo i dati dell’OMS, “ogni anno muoiono circa 47.000 donne, e altre 5 milioni soffrono di invalidità temporanea o permanente” proprio a causa di un aborto non sicuro, perché non tutti gli stati garantiscono la possibilità di poter avere un intervento sicuro e quindi molte donne sono costrette a ricorrere a metodi non sicuri che le mette a rischio.

Un esempio vicino è la Polonia, stato dell’Unione Europea, che ha una legge sull’aborto molto restrittiva (e il governo molto conservatore e di estrema destra tenta di renderla ancora più riduttiva), che consente a una donna di poter interrompere una gravidanza solo in caso di stupro, incesto o salute della donna.

In Italia, però, siamo avanti. In Italia, grazie alla Legge 194 sull’aborto ogni donna può abortire tramite intervento chirurgico per i motivi sopra elencati.

Ma è questo l’unico modo per poter interrompere una gravidanza?

Una donna che non vuol far sapere alla propria famiglia conservatrice di essere rimasta incinta perché potrebbero reagire in un modo non positivo mettendo in pericolo la vita della donna – perché, ricordiamolo, non tutte le donne vivono una situazione familiare sicura – non ha un altro modo per abortire, senza essere costretta a essere ricoverata 3 giorni in ospedale?

O semplicemente se è una lavoratrice che non può proprio permettersi di perdere 3 giornate a causa di un intervento chirurgico, non può abortire senza essere costretta a fermare la sua vita per 72 ore?

Sì, dal 2018, dopo anni di polemiche, c’è stato un ulteriore passo avanti: la pillola Ru486 è diventata legale anche in Italia.

Questa pillola consente a tutte le donne di poter abortire in sicurezza entro la settima settimana attraverso due compresse, quindi senza l’obbligo di dover passare tre giornate in ospedale ed essere sottoposta a un’eventuale “umiliazione” da parte di persone che pensano di avere l’obbligo di giudicare la scelta personale di una donna che sceglie di non continuare una gravidanza.

Tra l’altro, degli studi medici hanno anche confermato che l’aborto farmacologico ha anche meno effetti collaterali rispetto a un aborto chirurgico, per cui sarebbe non solo più autonomo per la donna ma anche più sicuro.

Tuttavia, c’è chi, con la sua laurea in giurisprudenza, decide che l’aborto chirurgico è più sicuro per la donna.

Tesei: le dichiarazioni della presidente leghista sull’aborto

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Fonte: notizie.tiscali

Non è la prima volta che il partito della Lega insieme ai suoi esponenti fa parlare di sé per quanto riguarda l’aborto.

Già il leader Salvini, nel mese di Febbraio, aveva affermato come il pronto soccorso, per quanto concernesse l’aborto, non fosse “la soluzione per stili di vita incivili“, paragonando quindi una donna che ricorre all’aborto a una persona con stili di vita incivili.

Tuttavia ha anche sottolineato come non fosse compito suo dare lezioni di morale. 

Da citare è anche Simone Pillon, uno dei più grandi sostenitori della famiglia tradizionale, del Family Day, che nel 2018 affermava: “Via l’aborto, prima o poi in Italia faremo come in Argentina”.

La Presidente Tesei, però, è convinta di aver fatto un favore alle donne.

«Non è assolutamente un passo indietro. – Afferma la donna – La libertà di una scelta sofferta, come quella dell’aborto, rimane. Ma c’è una maggiore tutela per la salute della donna.»

Secondo la Presidente della regione Umbria, quindi, grazie al suo aiuto ogni donna umbra potrà scegliere di abortire ma facendolo in sicurezza, sebbene dei medici laureati in medicina e dei ricercatori dell’Agenzia italiana del farmaco abbiano confermato come la pillola abortiva sia più sicura rispetto a un intervento chirurgico.

«Ho applicato la legge nazionale non per togliere un diritto delle donne. Al contrario, da avvocato impegnata nella tutela dei diritti individuali penso che abbiamo aggiunto la garanzia di poter abortire in sicurezza. Siccome i rischi ci sono e sono evidenti, incidenti di percorso ci possono essere e ci sono stati»

Tuttavia, ci si chiede come mai, se l’“avvocato impegnato nella tutela dei diritti individuali” aveva davvero l’intento di aiutare la donna, come mai abbia tolto a molte donne la possibilità di poter fare una scelta individuale sul proprio corpo. 

«Non si può dire “sono contraria o favorevole”, è una scelta individuale difficile e sofferta.»

Insieme a lei, anche Simone Pillon si esprime sull’argomento: “Da oggi evitiamo che la donna sia lasciata sola davanti a eventuali rischi come emorragie, infezioni o altre complicanze“.

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