App immuni accusata di sessismo: cambiata l’immagine al centro delle polemiche

L’App Immuni, a nemmeno due settimane dal suo lancio ufficiale, è tornata a fare polemica. A cosa serve? Immuni è l’app creata dal Governo allo scopo di tracciare i nuovi positivi al coronavirus e cercare di contrastare la diffusione del contagio. Lanciata i primi di giugno nella sua versione di prova (l’8 giugno è stata attivata in Marche, Liguria, Abruzzo e Puglia, e man mano verrà attivata anche nelle altre regioni), Immuni ha creato da subito molte polemiche, in primo luogo per quanto riguarda una possibile violazione della libertà e della privacy degli individui.

Nonostante ciò, l’app ha avuto un notevole successo, tanto che nel corso delle prime 24 ore dal suo lancio è stata scaricata ben 500.000 volte. Disponibile sia per Android che iOS, il suo funzionamento è molto semplice: a ogni dispositivo che scarica l’app viene assegnato un codice identificativo univoco, che, tramite il bluetooth, verrà scambiato automaticamente con tutti coloro che hanno Immuni e il cui dispositivo dista non più di un metro.

Questo permette all’app di conservare i codici di tutti i dispositivi con cui è stata a contatto durante un determinato periodo. Se una persona fa il test diagnostico per il coronavirus, può inviare al server la lista dei codici dei dispositivi con cui è stato a contatto, in modo che possano essere avvisati in caso di positività. L’App Immuni funge anche da diario, in cui si dovrebbe segnare tutti i giorni lo stato di salute ed eventuali sintomi, per calcolare il rischio di aver contratto l’infezione da Covid19.

L’immagine dell’App Immuni accusata di sessismo

Di recente, l’App Immuni ha scatenato di nuovo un polverone mediatico. Il motivo, stavolta, differisce notevolmente dalla sfera della privacy e della libertà. Si tratta di un’immagine presente all’interno dell’app, che viene presentata all’utente durante la spiegazione del funzionamento, quando la utilizza per la prima volta. Quest’immagine ritrae una donna che culla un bambino, mentre un uomo, ragionevolmente il compagno della donna e padre del piccolo, lavora in smart working con un computer.

App Immuni
L’immagine dell’App Immuni al centro della controversia, successivamente modificata

L’immagine è stata notata da molti e fortemente accusata di sessismo. Infatti, è ormai sdoganato il concetto di madre casalinga che si occupa del figlio e padre lavoratore; al giorno d’oggi, sono tante le madri lavoratrici e i padri che si occupano dei figli. In particolare, a rendere virale sui social media la questione dell’immagine è stato un tweet di Anna Paola Concia, politica, attivista ed ex deputata del Partito Democratico, datato 3 giugno, in cui faceva appello alla Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti:

La corsa ai ripari del Ministero dell’Innovazione

Nel giro di pochissimo tempo, la Ministra Bonetti è intervenuta, affermando di aver avuto rassicurazioni in merito dalla Ministra per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano. E infatti, dopo il tam tam sui social, l’immagine è stata modificata: ora nell’app si potrà vedere il bambino in braccio al padre, mentre la madre ha preso il posto nel lavoro in smart working dal computer.

Il sessismo e il ruolo dei generi è molto diffuso e radicato, tanto è vero che se un uomo apprezza o fa cose tipicamente da donna, o viceversa, parte subito l’etichetta di femmuniccia, o maschiaccio per il versante opposto. Per quanto possano sembrare banali, anche azioni minori come la modifica dell’immagine presente nell’App Immuni, nel suo piccolo, agiscono contro questo fenomeno, permettendo di perseguire un ideale, si spera fortemente raggiungibile, di uguaglianza.

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