Paura: cosa significa e come combatterla?

Paura: cosa significa e come combatterla?

La paura é probabilmente la forza emotiva di cui abbiamo maggior timore. Stress, ansia, nervosismo ed insonnia sono solo alcune delle molte espressioni della nostra tormentata relazione con la paura. Si tratta di  un sentimento che raramente consideriamo desiderabile. Significa confini, limitazione, non sapere come procedere.

Creo la paura quando interpreto qualcosa come terribile; ciò accade quando non so come vivere quello che mi si presenta.

La paura come forza naturale

La paura corrisponde all’elemento terra. Come un muro di roccia o una montagna sorge di fronte a noi e dice: non si passa, è una forza oscura e misteriosa, che ci si rivela solo quando vi entriamo dentro, è come la morte, attraverso la quale si muore e si rinasce; come il nostro corpo che è digerito dalla terra ed attraverso essa rinasce. Non sappiamo né in quale modo né in quale forma e non abbiamo alcun controllo su tutto ciò.

Come la morte, è una soglia che separa il conosciuto dallo sconosciuto. Ed è anche la forza che può portarci oltre questa soglia. Se non possiamo né cambiare né accettare quanto ci accade, può accadere solo qualcosa di completamente nuovo, possiamo solo cambiare la nostra forma. L’energia non si disperde mai, semplicemente entra in un nuovo stato.

È la forza che ci conduce oltre la nostra forma presente, nel grembo oscuro della creatività dal quale possiamo rinascere.

La paura nella prospettiva sociale

Molto della società è pensato per evitare la paura. Che si tratti dell’assicurazione sanitaria o del contratto d’affitto, del sistema legale o del matrimonio, delle leggi sulla sicurezza o del sistema assistenziale, sono tutti eminentemente concepiti per farci sentire al sicuro. Tutto ciò è inteso per placare e domare la nostra paura, per condurla sotto un ampio controllo. Per dirla in modo crudo, si potrebbe anche affermare che il nostro intero sistema di civiltà sia un’unica strategia per evitare la paura.

Ciò che più sorprende è che nella nostra società le paure rappresentano un problema di gran lunga superiore che in molte altre culture. La paura per la sopravvivenza, del fallimento, della scuola, degli esami, di essere abbandonati – solo per menzionarne alcune – sembrano crescere ogni anno. Esse sembrano crescere a dispetto del fatto che i nostri sistemi di sicurezza divengono ogni giorno più sofisticati, apparentemente con l’intenzione di eliminare le nostre paure.

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La paura come segnale per l’ignoto

La paura é un segnale per l’ignoto. Se fosse solo un segnale per il pericolo, diverrebbe insignificante con l’aumento della sicurezza. Vivremmo senza paura ma se non siamo pronti a sperimentarla– non solo come qualcosa di terribile – non abbiamo la possibilità di lasciare il territorio conosciuto.

Siamo intrappolati nei confini del mondo che ci è familiare. Assomigliamo ai navigatori europei prima dei viaggi di Colombo; il loro raggio d’azione era limitato dalle loro convinzioni e dall’ignoranza di ciò che stava oltre ad esse. Dopo tanto tempo, nonostante numerosi difetti e mancanze, Colombo è ancora considerato un eroe. Egli ebbe il coraggio di affrontare la sua paura e di navigare oltre i confini del mondo conosciuto ai suoi contemporanei, verso l’ignoto. Cosi dovremmo fare noi.

 

La paura come potere

Può sembrare particolarmente sorprendente definire la paura, un sentimento così spesso considerato terribile, un potere. Con la quantità di paura che la maggior parte di noi si porta in giro, se fosse veramente un potere, dovremmo essere tutti dei superman. Perché, dunque, ci paralizza in questo modo?

Gregory Berns, neuroscienziato e professore di psichiatria e ricerca comportamentale alla Emory University di Atlanta, negli Stati Uniti, nel suo libro “Soddisfazione – perché solo il nuovo ci fa felici” analizza cosa ci soddisfa come esseri umani. con l’incremento della sicurezza e la riduzione della volontà d’esposizione a possibili situazioni paurose, si divenga progressivamente insoddisfatti.

Desideriamo l’avventura ma sotto controllo. Vogliamo l’ignoto, ma solo se possiamo essere sicuri in anticipo che ci piacerà. La nostra inquieta relazione con la paura ci trattiene dall’esperienza di una piena soddisfazione. La paura, in quanto potere, ci permette di essere soddisfatti in ogni momento, perché anche le piccole cose sono imprevedibili.

La maggior parte delle persone non conosce il potere della paura; conosce solo i meccanismi di difesa di un sistema che vuole evitarla a tutti i costi. Sentono il corpo che si contrae, il respiro che si arresta ed una sensazione di paralisi che si diffonde in tutto il sistema. E questo sarebbe un potere? Sì, lo è. Eppure, per sperimentare l’essenza della sua forza, ci occorrono il coraggio e la volontà di entrare in aree sconosciute, a dispetto della nostra paura, senza sapere cosa potrà accadere.

Abbiamo bisogno della nostra paura per:

• essere creativi
• trovare soluzioni e possibili percorsi quando non ne conosciamo
• scoprire il nostro scopo di vita
• vivere autenticamente
• essere capaci di amare incondizionatamente
• sperimentare l’avventura
• affrontare l’incertezza ed aprirsi al misterioso
• andare oltre i confini e crescere oltre noi stessi
• evolvere

Sentimento buono o cattivo?
Anche la paura é una forza; né buona né cattiva. Come ogni altra forza, può servirci od ostacolarci, in funzione di quanto sappiamo come utilizzarla.

 

Cosa succede se manca la paura?

Le estreme conseguenze della mancanza di paura si possono osservare in individui che non solo mancano della volontà di creare paura, ma ne sono incapaci da un punto di vista organico. Antonio Damasio, un neurobiologo riconosciuto a livello internazionale, specializzato in ricerca emozionale, ha investito anni nello studio dei fenomeni connessi alla perdita della capacità di produrre determinati sentimenti come conseguenza del danneggiamento di specifiche aree del cervello.

Per esempio, se l’amigdala, parte del sistema limbico, è danneggiata da un tumore, il soggetto può perdere la sua capacità di provare paura. In tal caso, non avrà più nemmeno la capacità di riconoscere l’espressione di questo sentimento sul viso di un’altra persona, mentre non avrà alcuna difficoltà nel riconoscere altri sentimenti come la gioia o la tristezza. Damasio ha descritto la sfida di vivere senza paura come segue:

“Una delle mie pazienti era dotata di un’intelligenza normale e sobria nella sua quotidianità, ma non poteva provare paura. Era capace di aprirsi facilmente agli altri, anche con gli uomini. Aveva un atteggiamento estremamente positivo nei confronti di chiunque incontrasse, non conosceva il sospetto. Invece di imparare dalle sue esperienze negative, continuava ad incontrare persone in modo imprudente e continuava ad essere ingannata da persone losche. Così, questo black out emozionale aveva un impatto negativo sulle sue capacità sociali.”

Se manca questo potere nel nostro sistema, non perché affetti da una disfunzione organica ma perché rifiutiamo di crearlo o di sentirlo, ci priviamo di un’autentica percezione delle nostre limitazioni.  Più in particolare, in assenza di paura viene meno anche una piena vitalità che ci permette, invece, di crescere ed essere creativi. Se non esiste una sola situazione che ci appaia inesorabile, terribile o senza soluzione, non esiste neanche un genuino impulso al cambiamento. La nostra definizione di chi siamo rimane invariata perché chiusa all’influenza del mondo esterno. Siamo bloccati e, come la paziente di Damasio, non abbiamo modo d’imparare dai nostri errori.

In questo caso, una strategia molto diffusa per evitare l’esperienza dei nostri limiti è creare la paura della paura.

Il meccanismo della “paura della paura” ovvero il presentimento della paura  ci conduce a familiarizzare con essa. In realtà tutto ciò con cui abbiamo familiarità è la nostra strategia di elusione, non la paura; essa, in quanto tale, ci è sconosciuta. È rimasta nascosta alla vista, principalmente a causa del nostro progressivo sforzo di evitarla. Per interrompere questo ciclo dobbiamo fermarci ed incontrare questo sentimento consapevolmente.

Come superare la paura

La paura ci invita ad andare oltre i confini del conosciuto, ad entrare in nuovi territori e ad imbarcarci in un viaggio dal corso sconosciuto. Il potere risvegliato è proprio ciò che ci consente l’accesso. Quando non abbiamo dimestichezza con questa forza, essa governa la nostra vita dal subconscio. Solo quando siamo pronti a consentire la manifestazione di questa forza ed abbiamo la volontà di entrarvi dentro, potremo utilizzarla per trascendere i nostri limiti. Allora potremo riconoscere che ogni cosa va bene com’é, compresa la nostra paura. Si favorisce, così, la possibilità della gioia incondizionata.

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