Omotransfobia, la maggior parte delle denunce sono al nord

Pochi giorni fa, il 17 maggio, si è tenuta la Giornata Internazionale contro l’omotransfobia e la bifobia. Una ricorrenza importantissima per contrastare un fenomeno che nel 2020 è ancora, purtroppo, ben radicato. Negli ultimi anni la situazione è andata migliorando, ma resta tuttora molto problematica. Le discriminazioni sono all’ordine del giorno, decisamente troppo frequenti, e le denunce sono in crescita costante, sia in Italia che nel resto del mondo.

Questa giornata, riconosciuta dal 2004 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dall’Unione Europea, e istituita ufficialmente da quest’ultima nel 2007, non è stata scelta a caso. 30 anni fa, il 17 maggio 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità rimosse l’omosessualità dall’elenco delle patologie mentali nella sua classificazione internazionale delle malattie. Una cosa non di poco conto, visto che le persone omosessuali solo alcuni decenni fa venivano sottoposte a “trattamenti” atti a curare quella che, erroneamente, veniva definita una devianza, una malattia da annientare.

 

 

Omotransfobia: numero maggiore di casi al nord

Proprio per via della ricorrenza appena trascorsa è ulteriormente difficile ignorare l’aumento degli episodi di omotransfobia, che spesso rendono la vita impossibile a chi li subisce. L’associazione Arcigay, una delle principali sul suolo italiano tra quelle che si occupano di difendere i diritti della comunità Lgbt+, solo nell’ultimo anno ha censito dai giornali ben 134 casi di omotrasfobia in tutta Italia. La cosa che salta all’occhio, però, è che 74 di questi sono localizzati nel solo nord Italia: se è vero che la matematica non è un’opinione, si tratta del 55% circa. Un dato che fa riflettere, considerato che è proprio al nord che la politica spesso inneggia, direttamente o meno, alla discriminazione contro le persone Lgbt (basti pensare al solo Matteo Salvini).

Aggressioni, cyberbullismo, tentativi di adescamento per rapina. Ma la cosa ancora più grave, senza togliere nulla al resto, è che in tantissimi casi non si è al sicuro nemmeno in famiglia, che dovrebbe, invece, rappresentare il concetto di sicurezza e serenità per antonomasia. Molte persone in seguito al coming out vengono allontanate dai propri familiari; c’è chi ha perfino perso il posto di lavoro. E nelle scuole, uno dei luoghi di crescita dove il rispetto per il prossimo e il principio della parità dovrebbero essere trasmessi ai ragazzi, ci sono molti studenti che pensano che l’omosessualità sia sbagliata, o che addirittura non vogliono un compagno di banco gay.

Questo ci fa capire, ora più che mai, che la legge contro l’omotransfobia, soprannominata “legge Zan” dall’onorevole Alessandro Zan, primo firmatario del testo, deve essere assolutamente approvata il prima possibile.

 

Omotransfobia legge giornata nord lgbt (fonte: tg24.sky.it)

 

L’omotransfobia all’estero

Se la situazione riguardo l’omotransfobia sembra grave in Italia, possiamo ritenerci quasi “fortunati” se diamo uno sguardo ad altri paesi. È recente l’approvazione di una nuova legge, nell’Ungheria di Orban, fortemente discriminatoria nei confronti dei transgender. Ora, in pratica, è vietato registrare il cambio di sesso nei propri documenti (nei quali rimarrà la sola dicitura “sesso biologico“), ed è vietato anche il riconoscimento sul piano giuridico dell’identità di genere delle persone transgender.

Passando alla Polonia, un mese fa oltre 100 comuni, circa un terzo del paese, si sono dichiarati Strefa wolna od ideologii Lgbt, ovvero Zona libera dall’ideologia Lgbt. E non si può non pensare alla Russia, la cui legislazione non prevede alcuna tutela contro le discriminazioni di genere e orientamento sessuale. È vietato fare ciò che viene definita “propaganda omosessuale“, come organizzare un gay pride o affermare che le relazioni omosessuali ed eterosessuali sono uguali.

Siamo nel 2020, ma la strada da fare è ancora lunga.

Views All Time
Views All Time
323
Views Today
Views Today
1
Next Post

Sindrome di burnout: come riconoscerla e prevenirla?

Facebook Twitter LinkedIn Sindrome di burnout: lo stress dei lavoratori che mette a rischio la salute Durante questo periodo di emergenza, molti operatori sanitari sono stati messi a dura prova. A farne le spese è stata soprattutto la loro salute psico-fisica. Nello specifico, si parla di sindrome di burnout.   […]
sindrome di burnout

Subscribe US Now