Congiunti fuori regione: “Siamo trattati come persone di serie B”

Giulia

Con la fase 2 della quarantena molte persone hanno potuto avere l’occasione di incontrare, dopo due mesi, i propri congiunti, che fossero fidanzati, mamme, figli o nonni. Ma i congiunti fuori regione?

Nella fase del corona-virus che stiamo vivendo in questo periodo è stato concesso a chiunque fosse in buona salute di vedere i propri cari, sempre attenendosi alle norme per evitare il contagio del virus, e questo è stato concesso soprattutto per aiutare la condizione psicologica delle persone.

In molti sui social, in particolare su Twitter dove le persone che hanno una relazione o dei parenti a distanza hanno espresso il proprio dissenso, si sono sentiti discriminati dalla scelta di permettere solo a chi è nella stessa regione di ricongiungersi con i propri cari.

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Fonte: pinterest

La situazione era accettabile durante la fase 1, dove eravamo costretti in una giustissima quarantena, lo è relativamente durante la fase 2, dove si possono incontrare i congiunti della stessa regione, ma nel momento in cui per la fase 3 si è parlato di far ricongiungere anche gli amici nella stessa regione, queste “persone di serie B”, i congiunti fuori regione, hanno deciso di provare a farsi sentire.

C’è comunque da sottolineare che non si ha ancora fra le mani il decreto vero e proprio e che quindi non si sa nulla di certo e verificato, ma le sole ipotesi e speculazioni hanno causato la rabbia e la frustrazione di tutti quelli che, sin dalla prima fase, hanno rispettato i vari decreti.

Congiunti fuori regione: qual è la differenza fra spostamenti nella stessa regione e spostamenti fuori regione?

In molti si stanno domandando in che modo il virus potrebbe contagiare solo le persone che vivono in due regioni diverse.

Ci si chiede come mai si stiano prendendo precauzioni maggiori solo se non si vive nello stesso luogo, come se il corona virus riuscisse a comprendere se sei fuori dalla tua area.

Tra l’altro, molti utenti aggiungono che spesso si tratta di pochi km, molti di meno rispetto a quelli che si farebbero andando dall’altra parte della regione.

Due esempi sono quelli tra Lecce e Bari, entrambe province pugliesi, che distano 151 km, e Bari e Matera, che sono in due regioni differenti e che distano 65 km.

In che modo una persona può vedere il suo congiunto anche se deve viaggiare per tutta la regione, però una che vive vicino al confine non può superare la linea immaginaria per poter vedere i propri cari?

Tutelare anche la salute psicologica di tutti

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Fonte: unsplash

Quando si era nella fase 1 in molti hanno lottato per far sì che fosse possibile visitare i propri parenti e i propri fidanzati, questo soprattutto per favorire la salute psicologica delle persone che spesso può risentirne.

Infatti è stato fatto notare come non tutti vivano una situazione familiare positiva, c’è chi vive solo, chi ha problemi psicologici e non può proprio stare solo, chi invece ha come unica “cura” il proprio compagno di vita.

E queste persone, o meglio, quelle che hanno la fortuna di non avere congiunti fuori regione, sono state accontentate.

Dal 4 Maggio hanno avuto la possibilità di abbandonare le video-chiamate e poter vedere con i propri occhi e non tramite uno schermo il proprio compagno.

In molti, bisogna dire anche questo, hanno approfittato di questa situazione per vedere illegalmente i propri amici e alcuni hanno addirittura fatto aggregazioni, vietate dal decreto.

Ed è anche per questa ragione che, i congiunti fuori regione, chiedono che sia fatta un’autocertificazione per poter far visita al proprio parente o compagno che non vive nella stessa area.

La petizione che conta già 7000 firme

La petizione è stata lanciata da Michela Vitolo ed è diretta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Con il Dpcm del 26 Aprile, è stata data la possibilità alle persone di rivedere i “congiunti” ossia i parenti e le persone con cui abbiamo legami stabili. Poiché dovremmo avere tutti gli stessi diritti, dovremmo avere anche noi la possibilità di “ricongiungerci” con i nostri affetti, semplicemente perché è un diritto che in questa fase è stato negato soltanto a noi!

Michela Vitolo

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Fonte: pinterest

È così che inizia Michela nella sua lettera al presidente, chiara e va dritta al punto: “dovremmo avere tutti gli stessi diritti“, dice. Ed è così che molte persone si stanno sentendo in questo periodo. Una minoranza, persone di serie B a cui nessuno pensa (stessa situazione in cui si trovano anche gli universitari, o i futuri universitari).

Non si parla di assembramenti, festini o cose di questo genere, chiediamo solo di essere equiparati alle stesse persone che hanno gli affetti nella propria regione. Faccio questa petizione perché io stessa sono in questa situazione, e capisco come si sentiranno le persone che il 4 Maggio non potranno vedere nessuno, o non potranno vedere chi amano.

Michela Vitolo

Pensiero condiviso anche da Dr Pivetta, che su Twitter scrive: “Non vogliamo creare assembramenti, chiediamo solo di fare tutto con buonsenso e rispetto delle regole, da persone mature”, seguito dall’hashtag creato per chi ha dei congiunti fuori regione. 

La petizione si conclude con il link al gruppo Facebook per quest’iniziativa.

Nessuno ha mai parlato dei congiunti fuori regione, di chi ha affetti non vicini, ma tutti speriamo di poter avere delle risposte al più presto e, soprattutto, che tutti abbiano l’opportunità di poter star bene in questo periodo difficile.

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