Sbronzo alla guida? La tecnologia non ti “mette in moto”

Sbronzo alla guida? La tecnologia non ti “mette in moto”

500 milioni di morti sulle strade per guida in stato di ebbrezza: non è uno scherzo, ma la preoccupante previsione fatta dall’OMS e dall’ONU qualora non si adottino immediatamente misure per contenere quello che è considerata tra le cause principali di letalità dell’ultimo periodo, insieme al Coronavirus, alla cattiva alimentazione e a malattie neurodegenerative. E alla base della maggior parte degli incidenti vi è l’alcol. .

Alcol : un bicchiere può bastare per mettere in pericolo

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“Un bicchiere di vino non fa male”, “ogni tanto un brivido ci sta”, “se non mi metto subito alla guida, poi la sbronza passa”. 

Frasi comuni, dette spesso con leggerezza e superficialità, perché in molti non sanno quanto possa essere potente anche un solo bicchiere di vino o di qualsiasi bevanda alcolica.

Come ben sappiamo, la legge impone il divieto di guida per chi ha un tasso alcolemico di 0,5 g/L; per molti un valore piccolo, ma ci si è mai chiesti cosa significa quel numero per il nostro organismo?

Innanzitutto bisogna capire come il nostro organismo metabolizza l’alcol; tale metabolismo viene effettuato per il 95% dal fegato, il 4% viene espulso attraverso l’urina e il respiro (la cosiddetta “puzza di alcol” che permane anche dopo ore), e l’ 1% attraverso il sudore. Contrariamente a quanto si può pensare, l’alcol viene completamente eliminato dall’organismo nell’arco di 7 ore. 

Quindi non pensiamo che dopo anche 3 ore che abbiamo bevuto possiamo rimetterci tranquillamente alla guida senza conseguenze. Perché anche una piccola quantità incide, e il valore di 0,5 è superabile più facilmente di quanto si pensi.

Questo perché entrano in gioco anche altre variabili, oltre alla quantità di bevanda ingerita : in primis la gradazione, ma anche la modalità di assunzione e se si è più o meno a digiuno.

La “posta in gioco” aumenta se il tasso alcolemico oscilla tra gli 0,5 e l’1,5 g/L : tale quantità infatti, va a impattare gravemente sulla visione laterale, creando un “effetto tunnel”. Inoltre si ha un peggioramento dei riflessi, al quale vanno aggiunti anche perdita dell’equilibrio.

Ma il vero pericolo arriva superati gli 1,5 g/L, che porta a serie conseguenze non solo a livello fisico, ma anche e soprattutto dell’umore, e a questo punto alla guida si diventa delle “bombe ad orologeria” per sè e per gli altri.

Guida sicura: come la tecnologia può venire in aiuto?

Gli etilometri ormai sono diffusi quasi ovunque: li trovi ai ristoranti, nei bar, nei luoghi di aggregazione. Tuttavia spesso la gente, vedendo valori nella norma si mette comunque alla guida, oppure c’è chi talmente preso dalla “sbronza” non lo fa neanche.

Per questo una soluzione tecnologica può essere quella degli “etilometri a bordo”, ossia versioni portatili che vengono installate all’interno dell’autovettura, attivandola solo in caso di superamento del test. Una soluzione che  rientra tra le norme dell’ETSC – Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti, che entrerà ufficialmente in vigore nel 2022 e che con la nuova legge sulla sicurezza stradale punta a diminuire gli incidenti in auto.

Si tratterebbe di etilometri collegati direttamente al sistema di accensione della vettura, che non viene attivata se il test alcolemico non viene superato, evitando danni al conducente o agli altri utenti della strada.

Una soluzione già adottata da diverse case automobilistiche, come la Toyota, che nel 2018 ha stipulato una collaborazione con la Carlsberg nella realizzazione di  Toyota Auris Touring Sports Hybrid, autovetture ibride dotate della tecnologia Full Hybrid Electric Toyota.

Tuttavia molte restano ancora le problematiche da risolvere relative all’attuabilità di questa tecnologia, e c’è chi sostiene che ritiene che il DADSS non solo non risolverà il problema, ma «semplicemente impedirà ai tanti bevitori responsabili, che hanno bevuto un bicchiere di vino a cena, di prendere la macchina»

Pubblicato da martysmith89

Se dovessi descrivere la mia vita, la definerei come un paesaggio pedemontano, dove rilievi irti e rocciosi si intrecciano con ampie vallate sconfinate. La mia prima grande passione,quella per la scienza, c'è stata fin da piccola ma ha cominciato ad assumere la forma della Biologia in seconda liceo, e dell'Immunogenetica adesso. L'altra, quella per la scrittura, quasi in parallelo, grazie ad eventi casuali: per me è stato come un fulmine, che mi ha colpita e ha lasciato un segno indelebile. Io e la scrittura siamo unite da un filo invisibile ma solido.

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