I giovani e l’Italia: la morte dei bamboccioni, la nascita delle sardine

Alex Rossi

L’Italia non è un paese per giovani. Questo, ormai, è un dato di fatto, e non più una mera considerazione. Sempre meno, infatti, sono i posti di lavoro disponibili per i nostri ragazzi. I concorsi paiono delle guerre all’ultimo sangue per pochissimi posti, e spesso l’anzianità di servizio è il fattore determinante che porta i nostri trentenni ad essere esclusi. Così, il nostro sistema ha intasato il sistema scolastico, ospedaliero e sociale.
Il settore privato, poi, si è tramutato in una battaglia tra poveri. I contratti vengono proposti al ribasso e le possibilità di arrivare a qualcosa sono nulle.

Barletta: le assunzioni dei giovani che hanno sconvolto l’Italia

Grazie ad Open, il quotidiano diretto da Enrico Mentana, è emersa una triste vicenda che riguarda, da vicino, tutti i millenials. L’azienda di smaltimento rifiuti locale, infatti, ha indetto un concorso con tredici posti disponibili, ma ben nove di questi sono andati a giovani laureati. Un ingegnere da 110L, un commercialista, un esperto di comunicazione e tanti altri sono dovuti scendere a compromessi con la realtà nostrana, accettando di abbassare le proprie aspirazioni in cambio di un tempo indeterminato.
Fa effetto leggere questa notizia, specie in considerazione della reazione della comunità locale. Molti, infatti, si sono lamentati dell’assegnazione, poiché questi lavori più umili dovrebbero essere accessibili alle fasce più impreparate.

L’immobilismo politico ha scatenato il movimento delle sardine

Nel frattempo, di fronte a queste situazioni, l’Italia politica resta immobile. Molti preferiscono voltarsi dall’altra parte, accusando “poteri forti”, Comunità Europea e immigrati. Il classico gioco dello scarica barile. Proprio per questo, le piazze italiane hanno ripreso a riempirsi di giovani. Il movimento delle Sardine è nato in maniera completamente spontanea e punta a colmare proprio quel vuoto.
La crisi economica è stata la causa scatenante di questa situazione, ma il disinteresse generale non ha fatto altro che aggravarla. E’ tempo di tornare ad investire sul nostro futuro, poiché è quello il vero valore aggiunto di qualsiasi nazione.
Combattere la fuga di cervelli, creare nuovamente occupazione e valorizzare le nostre risorse. Queste dovrebbero essere le priorità della nostra politica. I giovani, finalmente, sono tornati in piazza per gridarlo a gran voce.

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